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Una scarsa interazione sociale nei primi mesi aumenta il rischio di ritardo nel linguaggio

di Francesca Capriati - 12.06.2019 Scrivici

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Fonte: Shutterstock
Uno studio scopre che una bassa interazione sociale da parte del bambino nel primo anno di vita può aumentare il rischio di un ritardo nello sviluppo motorio e linguistico

Interazione sociale del neonato e sviluppo del linguaggio

Un eventuale ritardo nello sviluppo del linguaggio o motorio può avere origine già nei primi mesi di vita. E' quanto emerge da uno studio coordinato da Antoine Guedeney, psichiatra infantile e professore a Parigi, pubblicato sulla rivista scientifica PLOS ONE.

Lo scopo della ricerca era analizzare la relazione tra anomalo comportamento sociale a un anno di vita e lo sviluppo delle varie tappe motorie e linguistiche negli anni successivi.

Lo studio

Sono stati coinvolti bambini francesi di un anno. Con l'aiuto di ostetriche specializzate sono stati valutati i parametri di relazione e comportamento sociale dei piccoli e contemporaneamente sono state esaminate le diverse tappe miliari della crescita, dal punto di vista motorio e del linguaggio.

Per valutare il grado di interazione sociale è stata utilizzata la scala ADBB (Alarm Distress Baby Scale), messa a punto proprio dal professor Guedeney e che serve a valutare il grado di sviluppo sociale dei bambini con meno di 3 anni di età.

La scala ADBB (Alarm Distress Baby Scale)

Come spiega Guedeney è stato dimostrato che i neonati già dopo poche ore dalla nascita sono in grado di interagire socialmente con gli adulti e a partire da pochi mesi lo sviluppo sociale può essere osservato e valutato in vari modi, dalla vocalizzazione alle espressioni facciali, dal contatto visivo con l''adulto all'imitazione di gesti fisici.

Usando espressioni facciali e vocalizzazioni la maggior parte dei bambini riesce a manifestare tre emozioni già a due mesi di età (interesse, gioia e angoscia) e otto emozioni a sette mesi (gioia, gioia, rabbia, disgusto, sorpresa, interesse, angoscia e tristezza).

Un comportamento sociale anomalo, quindi, può essere evidenziato già a due mesi, laddove, ad esempio, il bambino non riesca ad esprimere emozioni positive, sorridendo oppure osservando con interesse l'adulto, e nemmeno quelle negative, utilizzando la voce per protestare.

In altre parole una sorta di stato di impotenza e di isolamento sociale può essere un campanello d'allarme da non sottovalutare e da tenere in considerazione già a 8 settimane di vita perché può essere provocato da cause organiche e non organiche.

Laddove non vi siano cause organiche (quindi riconducibili a una patologia), una scarsa propensione all'interazione sociale va ricercata nella sottostimolazione sociale ed emotiva. I bambini che non vengono stimolati dall'adulto a mantenere il contatto visivo, a vocalizzare o non ricevono riposta da parte del genitore tendono ad isolarsi.

La Scala ADBB include otto elementi relativi al comportamento sociale del bambino che vengono valutati con un punteggio da 0 a 4 (il punteggio più basso denota un comportamento sociale ottimale):

  1. espressione facciale;
  2. contatto visivo;
  3. livello generale di attività;
  4. gesti di auto-stimolazione;
  5. vocalizzazioni;
  6. vivacità di risposta alla stimolazione;
  7. relazione con l'osservatore,
  8. relazione attrattiva verso l'osservatore.

I risultati

Tornando allo studio, utilizzando proprio questa scala per valutare il comportamento e l'interazione sociale dei bambini nel primo anno di vita, i ricercatori hanno concluso che punteggi più alti ottenuti con l'ADBB sono stati associati a ritardi nel raggiungimento dei traguardi linguistici e, in misura minore, anche a punteggi di capacità motoria più bassi. Prendere in considerazione il contributo del comportamento di ritiro sociale può aiutare a capire lo sviluppo delle difficoltà di sviluppo in età infantile.

Più nel dettaglio la ricerca ha evidenziato che circa il 20% dei bambini è stato considerato come “socialmente ritirato”, con punteggi ADBB totali di 5 e oltre. L'età gestazionale, il peso alla nascita, l'ospedalizzazione durante la gravidanza, l'assistenza all'infanzia, la depressione materna a 1 anno e l'educazione dei genitori differivano significativamente in base allo stato di astinenza sociale.

Questa scoperta consolida quanto ipotizzato già in altri studi condotti in precedenza: una scarsa stimolazione da parte dell'adulto può influire negativamente sullo sviluppo dei bambini nei primi 3 anni di vita, soprattutto se associata anche ad altri fattori, come la prematurità o la depressione materna. Questo perché i bambini vengono coinvolti poco nell'interazione sociale e vengono sottostimolati dal punto di vista emotivo, linguistico e motorio dal caregiver (in genere la madre).

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