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Perché i genitori che urlano danneggiano i figli

di Francesca Capriati - 11.09.2020 Scrivici

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I genitori che urlano danneggiano i figli: gli esperti spiegano che urlare ai figli danneggia l'autostima e predispone alla depressione. Cosa fare quindi?

I genitori che urlano danneggiano i bambini

Sappiamo bene quanto i capricci, il comportamento oppositivo e ribelle dei nostri bambini possa a volte farci perdere la calma. La frustrazione genitoriale di fronte a comportamenti che giudichiamo sbagliati dei figli può tradursi facilmente in urla e punizioni. Sappiamo che è sbagliato, lo leggiamo spesso sui social e sui giornali e ce lo ripetono tutti i pedagogisti, ma perché i genitori che urlano danneggiano i bambini?

Alcuni studi hanno anche dimostrato che sgridare regolarmente i bambini ha effetti sul loro sviluppo e sulla loro autostima, oltre che sortire l'effetto contrario, cioè farci apparire ai loro occhi ancora più deboli. Lo sostiene da tempo dottor Alan Kazdin, professore di psicologia e psichiatria infantile all'Università di Yale, autore di manuali e di diversi studi sull'argomento, che spiega che urlare e sgridare costantemente i bambini ha un effetto pari a quello della violenza fisica sul loro stato emotivo e ha pesanti ripercussioni anche sull'immagine che il genitore da di se stesso.

Il punto non è sgridare il bambino che sta correndo un pericolo o sta compiendo un gesto che mette a rischio la sua sicurezza, ma utilizzare regolarmente l'urlo come forma di correzione e di educazione in casa.

Gli effetti negativi

Secondo gli esperti urlare costantemente e l'abitudine di sgridare i bambini sortirebbero dei danni allo sviluppo emotivo e caratteriale dei bambini, con un aumento del rischio di soffrire di bassa autostima e depressione. Inoltre un genitore che urla fa davvero paura e terrorizza il bambino: mamma o papà sono le figure più importanti per lui, quelle che lo curano, lo coccolano, lo nutrono e quando perdono il controllo diventano dei mostri. Tutto questo genera nel bambino un profondo senso di insicurezza.

Come non urlare con i bambini

Come fare per non cadere nell'errore di utilizzare regolarmente l'urlo come arma di correzione o addirittura come forma di comunicazione quotidiana? Dovremmo innanzitutto renderci conto se non siamo anche noi dei "genitori urlatori" inconsapevoli. Magari usiamo spesso un tono di voce troppo alto, oppure lo stress e la stanchezza fanno sì che il nervosismo che ci assale traspaia anche dal modo in cui parliamo con i nostri figli o li rimproveriamo quando necessario.

Ecco alcuni consigli pratici:

  • usiamo l'arma nell'umorismo anche quando rimproveriamo i bambini;
  • utilizziamo il rinforzo positivo, cioè prima di rimproverare sottolineiamo quanto di buono è stato fatto dal bambino e al tempo stesso dimostriamogli, anche a parole, che comprendiamo (o ci sforziamo di comprendere) il perché dei suoi comportamenti.

L'autoritarismo genitoriale

Domandiamoci che tipo di genitore vogliamo essere: il genitore autoritario è colui che ha la convinzione che i bambini vadano puniti per il cattivo comportamento e premiati per il buon comportamento. Si tratta di un concetto che in fondo ci è piuttosto familiare: molti dei nostri genitori hanno applicato questo metodo, per certi versi elementare, nella vita di tutti i giorni.

Ma oggi, con lo scambio di conoscenza e gli studi che si sono concentrati di più sugli effetti dei diversi metodi educativi sullo sviluppo dei bambini, sappiamo che non sempre il metodo migliore: sappiamo che spesso la punizione non funziona, farà sentire meglio il genitore che nell'immediato riceverà soddisfazione, ma non cambierà il comportamento di un bambino.

Perché le punizioni non servono

Secondo Kazdin i danni e gli effetti negativi delle punizioni sono molteplici:

  • causano risentimento nel bambino che sarà sempre meno propenso a collaborare;
  • provocano danni psicologici, e non solo le punizioni fisiche, ma anche quelle verbali, come appunto urlare, aumentano il rischio di comportamenti sbagliati a scuola, tendenza a mentire, aggressività;
  • impedisce ai bambini di sviluppare la loro "bussola morale interiore": la punizione non insegna ai bambini a fare la cosa giusta, ma li spingerà solo ad imitare il comportamento dominante. In questo modo i bambini, crescendo, non impareranno a pensare ai propri bisogni, a quelli degli altri e a cercare un modo che soddisfi entrambi.

Allora come possiamo mantenere i confini senza punire? La chiave è comunicare con i figli e aiutarli a capire perché il loro comportamento è inaccettabile, prestando, però, molta attenzione alle parole che usiamo.

Ma dobbiamo valutare attentamente le parole che usiamo e come le usiamo, mettendo un pizzico di ironia e umorismo per riuscire a risolvere pacificamente un conflitto, manifestando l'intenzione di soddisfare i bisogni di tutti.

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