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I disturbi alimentari dell'infanzia

di Associazione Pollicino e Centro Crisi Genitor - 14.09.2021 Scrivici

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Fonte: shutterstock
Disturbi alimentari: come riconoscerli? Che cosa possono fare i genitori? La risposta dell'Associazione Pollicino e Centro Crisi Genitori Onlus

Disturbi alimentari

Quante volte i nostri bambini condiscono il momento del pranzo o della cena con infiniti "capricci", rischiando di far diventare il pasto un incubo tra una forchettata di cibo e una di tensione? Per quale motivo proprio la tavola diventa il teatro prediletto di comportamenti oppositivi e proteste?

Scontri, rifiuti e opposizioni possono essere visti come una forma di appello, come veicolo di un messaggio rivolto dal bambino a mamma e papà. L'atto nutritivo, infatti, non si limita soltanto a soddisfare la fame, ma si intreccia con un'esperienza relazionale e quindi con l'esigenza di una risposta a una domanda d'amore in cui il bambino si accerta di essere visto, amato e desiderato, in particolare dalla sua mamma. Mangiare o digiunare assume quindi nel bambino un significato più generale relativo all'accettare o rifiutare qualcosa da chi lo sta nutrendo. Questo perché, per il suo valore affettivo, il cibo rappresenta un oggetto privilegiato che può facilmente essere usato per inviare una comunicazione ai genitori, segnalare un malessere, richiamare l'attenzione su una particolare questione.

L'atto alimentare: come tenere l'altro in pugno

I bambini, anche molto piccoli, si rendono presto conto che aprire o chiudere la bocca provoca nell'altro una reazione che lo attiva o lo preoccupa e che in ogni caso lo fa intervenire, scoprendo così che attraverso l'atto alimentare possono anche "tenere l'altro in pugno". Il rifiuto o l'insistenza nella ricerca del cibo è sempre da considerarsi come un campanello d'allarme, attraverso il quale il bambino veicola un messaggio che ha a che fare con un registro relazionale e comunicativo piuttosto che esclusivamente con il cibo. Per questo motivo è fondamentale prestare attenzione, soprattutto quando il rifiuto del cibo o la sua continua ricerca si accompagna a espressioni emotive forti (collera, ansia, pianto eccessivo…) o a difficoltà in altre aree dello sviluppo (sonno, socialità, apprendimento…). In questi casi è possibile che si strutturino veri e propri quadri sintomatici, che possono essere inquadrati all'interno dei disturbi alimentari. 

Disagio alimentare e disturbo alimentare

È importante saper distinguere il significato delle parole "disagio" e "disturbo alimentare".

Disagio alimentare

Quando parliamo di disagio alimentare, infatti, ci riferiamo ad una condizione transitoria di malessere del bambino in momenti specifici della crescita. Il disagio ha spesso il valore di una domanda d'aiuto che il piccolo manifesta con il cibo e che tende a specificare una difficoltà che può provare all'interno del suo ambiente, familiare o scolastico. Attraverso il disagio alimentare i bambini esprimono un malessere, una sofferenza o una paura proprio perché la crescita rappresenta un periodo faticoso e gli ostacoli nel superamento dei compiti evolutivi possono spaventarlo.

Disturbo alimentare

Quando parliamo invece di disturbi alimentari, ci riferiamo a quadri sindromici più rigidi in cui l'opposizione o il rifiuto del cibo sono presenti da più tempo. Come accennato, il perdurare di condotte di rifiuto o di voracità, accompagnate da atteggiamenti di resistenza, può rimandare a vissuti di sofferenza presenti anche in altri ambiti di vita del bambino. Con i disturbi alimentari, inoltre, sono spesso presenti anche problematiche nella salute e nello sviluppo ed è diffusa una maggior compromissione della relazione con i genitori.

Che cosa possono fare gli adulti

Cosa possono fare gli adulti per aiutare i bambini a superare le difficoltà che "raccontano" attraverso l'atto alimentare?

È bene innanzitutto ricordare la regola per cui l'insistenza genera resistenza. Infatti, più noi adulti insistiamo nel far mangiare o non mangiare qualcosa ai nostri bambini e più questi resisteranno alle nostre indicazioni. Inoltre, il rifiuto o l'opposizione del piccolo nel mangiare una determinata pietanza è direttamente proporzionale all'ansia che il padre o la madre hanno che il figlio mangi proprio quella pietanza. In questo senso, possiamo dire che i bambini sono delle spugne e quindi possono assorbire il clima di tensione che aleggia sulla tavola, rispondendovi di conseguenza.

Se siete interessati ad approfondire questo tema, a novembre vi aspettiamo al convegno online dedicato ai disturbi alimentari nell'infanzia, organizzato dall'Associazione Pollicino e Centro Crisi Genitori Onlus e aperto a tutti gli interessati.

Per maggiori informazioni, scrivete a: info@pollicinoonlus.it

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