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Allarme dei pediatri: “I genitori sono troppo protettivi e ansiosi”

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Secondo il Sindacato medici pediatri di famiglia oggi ci sono genitori troppo protettivi, che si sentono sempre più spesso inadeguati e ansiosi su tutto ciò che riguarda la salute dei figli

Genitori troppo protettivi

Sempre meno bambini. Con genitori diventati iperprotettivi, che spesso si sentono inadeguati e che, sempre, di più, diventano 'dipendenti' dalla figura del pediatra. A tracciare il quadro il Sindacato medici pediatri di famiglia (Simpef), in occasione di un convegno a Bari. “La riduzione delle nascite, oltre ad avere un risvolto sul sistema sanitario – spiega Maria Domenica Ferri, segretario regionale Simpef Puglia - porta a cambiamenti anche nell’attività del pediatra di famiglia.

Si osserva una maggiore 'ansia' delle famiglie rispetto alla salute dei propri bambini, che richiede un impegno maggiore da parte del pediatra: il superfluo diventa necessario. Tutto questo rischia di far perdere di vista i reali bisogni della popolazione pediatrica quali l’emergenza sociale ed educativa, che rappresentano alcune delle sfide del nuovo millennio cui il pediatra deve rispondere".

I genitori troppo presenti e protettivi fanno male ai figli

"Il nuovo scenario - spiega Rinaldo Missaglia, segretario nazionale Simpef - vede i genitori colpiti da un crescente complesso di inadeguatezza, ansia, ma anche deresponsabilizzazione, con una conseguente maggior dipendenza dalla figura del pediatra, considerato il depositario dell’offerta delle prestazioni sanitarie specialistiche, qualificate, quasi immediate e a costo zero dal modello della nostra assistenza sanitaria. Per rispondere a questo fenomeno, è necessario introdurre misure che rafforzino la percezione di adeguatezza genitoriale. Occorre, inoltre, riformare l’organizzazione sanitaria secondo i principi di presa in carico e continuità delle cure, fedeli al prevalente concetto di rapporto di fiducia pediatra - bambino - famiglia, valorizzando il Patto per la salute del bambino e dell’adolescente".

A queste due azioni, specifica una nota dei pediatri, potrebbe associarsi un’ulteriore misura concreta che contribuisca a creare, in maniera più attuale e moderna, una vera e propria rete della presa in carico del bambino, dalla nascita sino alla maggiore età. "Una misura - aggiunge il segretario Simpef - che, a livello locale, crei una vera e propria rete tra pediatri di famiglia, centri ospedalieri e altri specialisti, in grado di contribuire, soprattutto nei casi di maggior necessità, a una gestione integrata del bambino, che diventa adulto solo al compimento del diciottesimo anno, come sempre l’Organizzazione mondiale della sanità ricorda".

Per Simpef, "esistono anche strumenti giuridici, nell’ambito della contrattazione pattizia, a cui un sistema regionale potrebbe ricorrere per attuarla. Ciò sarebbe fondamentale anche per affrontare, con le più adeguate competenze del pediatra, le criticità sempre più emergenti della fase di vita adolescenziale, imputabili a stili e condizioni di vita inappropriati. Mi riferisco a sedentarietà, errori alimentari, vere e proprie dipendenze dai passatempi elettronici, sino all’abuso di alcol e sostanze. Fenomeni anch’essi spesso conseguenti a inadeguatezza dovuta a scarsa conoscenza da parte degli adulti di riferimento, genitori compresi, talvolta loro malgrado", sottolinea Missaglia.

"Ciò che bisogna assolutamente evitare - conclude - è un intervento non ponderato, che sull’onda del fenomeno denatalità vada a stravolgere un sistema che finora ha garantito risposte ai bisogni reali ritenute soddisfacenti dalla maggior parte della popolazione, come confermato da recenti indagini che vedono un ampio gradimento dei genitori circa l’operato e il ruolo di 'consigliere' del pediatra di famiglia".

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