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Chi è Donald Winnicott e cosa intende con madre sufficientemente buona

di Simona Bianchi - 13.12.2023 Scrivici

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Fonte: shutterstock
Donald Winnicott, pediatra e psicoanalista, ha introdotto vari concetti sullo sviluppo del bambino, dalla funzione di holding al falso sé

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Chi è Donald Winnicott

Donald Woods Winnicott è stato un pediatra e psicoanalista britannico vissuto tra il 1896 e il 1971. Partendo dall'esperienza pediatrica e psichiatrica, ha poi spostato il suo interesse verso la psicoterapia analitica infantile. Il suo pensiero è infatti caratterizzato proprio dall'intersezione di questi tre ambiti. Attraverso i suoi studi, ha individuato i processi evolutivi e le qualità necessarie che conducono il neonato a diventare bambino, adolescente e infine adulto. I fattori evolutivi e le condizioni che permettono a un neonato di esistere, sono date dal presupposto che ci sia una madre a prendersi cura di lui. Winnicott ha quindi spostato l'attenzione sul concetto di bisogno, il quale avviene attraverso le cure materne e ha analizzato l'ambito della formazione del sé. A lui si devono molte conoscenze sullo sviluppo nei primi mesi di vita del bambino e del rapporto speciale che lo lega alla madre.

La teoria di Winnicott

Grazie alla sua attività lavorativa, Winnicott ha l'opportunità di osservare i bambini e indagare lo speciale rapporto che li lega alle madri. Il neonato affronta il graduale percorso d'incontro con la realtà e, in questa fase, la mamma gli offre gli strumenti necessari per supportare la progressione all'autonomia. Alla nascita il bebè non esiste come individuo ma è membro di una coppia e inconsapevole dei confini che separano il dentro e il fuori. Lo psicanalista ritiene che, per il corretto sviluppo, il bambino non ha bisogno di una madre perfetta, bensì di una madre buona che si adatti ai bisogni del neonato. Malgrado il bambino possieda un potenziale innato per svilupparsi, senza una madre sufficientemente buona, che si prodighi nella cura del figlio, non sarà in grado di divenire una persona indipendente. Nel corso del tempo comincia a cessare questa fusione per permettere al bambino di comprendere che esiste un mondo esterno.

Durante questo passaggio ci si avvale spesso di quello che Donald Winnicott definisce oggetto transizionale, qualcosa che accompagna il piccolo nel distacco dalla madre. Tipicamente si tratta di un gioco o di una coperta che il bambino porta con sé.

I concetti della funzione di holding e dello spazio transizionale

Winnicott introduce il concetto di holding, termine che significa "contenere", per definire la capacità della madre di fungere da sorta di mamma-ambiente empaticamente protettiva e da protezione affettiva per il bambino. In questo senso, l'holding è la capacità di contenimento della madre sufficientemente buona, la quale sa istintivamente quando intervenire dando amore al bambino e quando invece mettersi da parte nel momento in cui il figlio non ha bisogno di lei. All'interno dello holding il bambino può sperimentare l'onnipotenza soggettiva, ovvero la sensazione di essere lui, con i suoi desideri, a creare ogni cosa. Per Winnicott, appunto, il bambino inizialmente vive in una realtà costruita soggettivamente, dove tutto (compresa la madre) è sotto il suo controllo onnipotente. Gradualmente dovrà abbandonare questa visione edonistica per abbracciare una visione dello spazio oggettivo condiviso, dove la madre esiste indipendentemente dalla volontà egoistica del bambino. Tuttavia, tra le due forme di realtà ne esiste una terza, lo spazio transizionale, il quale è sia costruito soggettivamente che percepito oggettivamente. L'esperienza transizionale, della quale fanno parte gli oggetti transizionali, permette al bambino di spostarsi verso una realtà oggettiva condivisa, senza esserne traumatizzato.

L’oggetto transizionale e la madre sufficientemente buona

Come detto, all'interno dello spazio transizionale, acquista valore l'oggetto transizionale, un peluche, una coperta o un giocattolo che viene acquisito dal bambino per aiutarlo nel suo sviluppo psicologico; esso viene a essere il primo oggetto assimilato come "non-me". In tutto questo contesto di transizione, la madre sufficientemente buona è colei che, istintivamente, possiede le capacità di accudire il bambino dosando opportunamente il livello della frustazione che il neonato subisce.

Tra i compiti della madre vi è anche quello di presentare il mondo al bambino (presentazione degli oggetti); la madre sufficientemente buona sa istintivamente quando presentare gli oggetti al piccolo, quando accudirlo, quando e come fargli sperimentare frustrazioni lievi facendo sì che il suo sviluppo proceda senza intoppi e senza traumi per lui soverchianti. Allo stesso modo Winnicott parla di madre non sufficientemente buona intendendo quella madre, in genere vittima di psicopatologie depressive o simili, che fornisce al bambino cure senza creatività, senza adattarsi a lui. In questo caso sarà il piccolo a doversi adattare alla madre che può distruggere in maniera traumatica l'esperienza dell'onnipotenza soggettiva del bambino, favorendo in particolare lo sviluppo di un falso sé o doppio legame. Dalla madre non sufficientemente buona deriva il concetto del falso sé, ovvero la condizione in cui il bambino non sperimenta l'onnipotenza soggettiva, ma un sé privo di energia soggettiva, fatto di accondiscendenze, non creativo, senza spinta. 

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