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Per calmarmi non voglio un cellulare!

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La pedagogista ci spiega perché calmare un bambino che piange con un cellulare è diseducativo, e dannoso per la sua crescita e il suo sviluppo cognitivo

I danni dello smartphone per calmare il pianto di un bambino

Alberto Pellai, medico, psicoterapeuta ed esperto di prevenzione in età evolutiva, ha pubblicato questo post che vi riportiamo di seguito. Abbiamo chiesto alla nostra pedagogista una riflessione personale sul comportamento di molti genitori che danno il cellulare in mano a bambini, anche nel passeggino, per calmarlo quando piange e godersi una serata al ristorante senza essere disturbati. La Dott.ssa Mancarella ci ha inoltre elencato una lista di consigli utili su come un genitore dovrebbe rapportarsi e affrontare i capricci dei propri figli. 

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La tecnologia può essere veramente d'aiuto per gestire un bambino?

Sarà che i tempi cambiano, sarà che viviamo in un mondo il quale propone nuove abitudini che mutano ad una velocità così eccessiva da non darci il tempo nemmeno di abituarci, sarà per i nuovi modi di vedere l’infanzia, ma gettare un occhio al passato ogni tanto non farebbe male.

Gestire un bambino piccolo al giorno d’oggi significa mettere in pratica i vecchi insegnamenti delle nonne, dei grandi pedagogisti e psicologi infantili per soddisfare al meglio i suoi bisogni. Ma proprio no! A quanto pare esiste chi riesce a farlo molto meglio e molto più in fretta, perché in fondo scomodare gli antenati quando ad aiutarmi a gestire mio figlio ci può pensare la tecnologia?

Il piccolo urla, piange e si dispera? Semplice, uno smartphone è quello che ci vuole per calmarlo, meglio ancora se di ultima generazione, stare al passo con i tempi lo fa crescere sano e ben inserito in questa società così caotica. ALT!. Fermiamoci a riflettere. Se negli ultimi anni specialisti di ogni parte del mondo e per quanto ci riguarda, la Società Italiana di Pediatria Preventiva e Sociale, lanciano l’allarme sull’uso e l’abuso che se ne fa della tecnologia e sugli effetti drammaticamente dannosi nei confronti dei giovani e giovanissimi, perché allora si vedono in giro, e veramente ovunque, adulti che per far stare tranquillo e rilassato il figlio gli allungano come se niente fosse lo strumento infernale?

Come far utilizzare lo smartphone ai bambini

Perché se i cosiddetti professoroni, con tanto di dati alla mano, si sgolano nel farci comprendere che mettere uno smartphone nelle mani di un bambino già a partire da uno o due anni potrebbe compromettere il suo normale sviluppo cognitivo, noi adulti, che dovremmo avere cara la salute dei nostri pargoli, poi in realtà facciamo spallucce e ci comportiamo esattamente in un altro modo?

La voglia di togliere dalle mani quel telefonino al bambino che come ipnotizzato guarda i colori e le immagini che vengono proiettate è veramente tanta, ma prima di provare pietà per questa scena forse bisognerebbe educare gli adulti all’uso di questi strumenti e insegnare loro quali siano i pericoli a cui si va incontro.

L’uso del cellulare poi è diventato una vera dipendenza e il mancato utilizzo per un periodo anche ristretto di tempo comporta una sorta di crisi d’astinenza e ciò non solo negli adulti, ma anche nei bambini. La mamma o il papà che concedono l’utilizzo di tanta tecnologia riportano una certa difficoltà nel riprenderlo. Quindi, se prima il figlio piangeva per un qualsiasi motivo e la sua crisi è stata appagata dal cellulare di lì a breve si scatenerà una successiva crisi dovuta proprio alla ripresa da parte dell’adulto dello smartphone o tablet che sia. Tutto ciò, è chiaro, dovrebbe far riflettere e non poco.

Conseguenze dell'uso eccessivo dello smartphone tra i bambini

Problemi di memoria, concentrazione, legati al sonno, aggressività sono solo alcuni delle difficoltà a cui si potrebbe andare incontro, ammettiamolo succedono anche a noi adulti figuriamoci quanto potrebbero essere dannosi per un bambino in fase di crescita e sviluppo dove in tenera età le sue funzioni cerebrali sono al massimo apprendimento.

Se il figlio inizia a fare i comuni capricci ciò che dovrebbero fare i genitori e gli adulti che in quel momento si stanno prendendo cura di lui, è cercare di capire l’origine del suo malessere. A seconda dell’età si possono mettere in atto una serie di strategie per venirne fuori.

Spesso si vedono bambini nel passeggino con in mano un cellulare, veramente niente di più triste. Se ha pianto è perché si sarà stancato di stare seduto quindi vorrebbe essere preso in braccio. Lo facciamo noi adulti di sgranchirci le gambe dopo che siamo stati seduti per molto tempo e la stessa cosa pensano i bambini. Proviamo a pensare in maniera empatica, ovvero a calarci nei panni dell’altro sentendo e cercando di capire i suoi reali bisogni.

Cosa fare se il bambino piange, invece di calmarlo con un cellulare?

  • Il bambino piange? Ok, forse ha fame, forse vuole le mie coccole, forse ha sete, vuole essere cambiato…diciamocela tutta i bisogni dei piccoli si contano veramente sulle dita di una mano, non dovrebbe essere difficile interpretarli giusto? Infondo si tratta dei nostri figli e dovremmo conoscerli come conosciamo noi stessi.
  • Se, invece, il bambino è nella fase tre-quattro anni, in pieno sviluppo motorio tale da non tenerlo fermo e seduto per tutta la durata di una cena anche in questo caso piccoli accorgimenti possono farci trascorrere serenamente la serata piuttosto che rincorrerlo per la sala di un ristorante. Portate con voi sempre dei quaderni, colori e del pongo.
  • Offrite almeno un paio di alternative in modo tale che se si dovessero annoiare potrebbero divertirsi e trascorrere il tempo in altro modo. Dedicategli del tempo, i figli non sono un soprammobile da mostrare e tenere lì, sono i vostri figli e le persone più importanti della vostra vita, o almeno così dovrebbe essere.
  • Non lamentatevi se in quel momento sta chiedendo la vostra attenzione, ha bisogno di voi in quel preciso istante.

Nel corso degli anni sono cresciute generazioni di bambini senza l’utilizzo di strumenti tecnologici, significa che non sono così indispensabili come sembra. Non può essere un insieme di minuscole parti messe insieme a sostituire un genitore per vedere il sorriso sulle labbra di vostro figlio, non possono essere dei suoni e immagini accattivanti a dare felicità ad un bambino.

Far perdere l’esperienza del contatto, dell’abbraccio, del guardarsi negli occhi solo perché siamo impegnati a fare altro non ci renderà certo buoni genitori. Per carità è giustissimo ritagliare del tempo solo per noi stessi perché nasciamo uomo e donna e solo in un secondo momento padre e madre, ma la soddisfazione di un bisogno del figlio, così piccolo che dipende ancora da noi, deve avere la precedenza sopra ogni cosa, solo una volta appagato il bisogno possiamo concederci la lettura di un libro, una tazza di the o una chiacchierata con l’amica.

Educare è un compito difficile che richiede sacrificio, tempo e pazienza, non pensiamo di regalare il nostro tempo con i figli ad uno strumento dalla batteria facilmente esauribile

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