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Come educare i bambini alla condivisione

di Emmanuella Ameruoso - 20.08.2019 Scrivici

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Ci sono bambini che hanno difficoltà a dare. La psicologa ci consiglia come educare alla condivisione

Come educare alla condivisione

La sfera più importante del dare non è quella delle cose materiali, ma sta nel regno umano. Che cosa dà una persona a un’altra? Dà se stessa, ciò che possiede di più prezioso, dà una parte della sua vita. Ciò non significa necessariamente che essa sacrifichi la sua vita per l’altra, ma che le dà ciò che di più vivo ha in sé; le dà la propria gioia, il proprio interesse, il proprio umorismo, la propria tristezza, tutte le espressioni e manifestazioni di ciò che ha di più vitale (E. Fromm, 1963.)

La difficoltà a dare, a condividere i giochi con un fratellino o una sorellina, a prestare oggetti di cancelleria ai compagni di scuola, a rinunciare alla fatidica frase “questo è mio!” fa parte della vita dei bambini come quella degli adulti.

Inculcare l’educazione alla condivisione è importante

La generosità viene definita come una condizione di nobiltà d’animo che si manifesta soprattutto in termini di altruismo, disinteresse, prontezza al sacrificio e al perdono (rif: Vocabolario Treccani). Molte volte questi insegnamenti non vengono trasmessi e ci si ritrova dinanzi a difficoltà di socializzazione e condivisione che i bambini manifestano soprattutto a scuola o quando si trovano a contatto diretto con i loro coetanei nei vari luoghi che frequentano.

Educare alla condivisione è un passo importante in quanto determinerebbe il modo di stare con gli altri ma soprattutto la capacità di prestare attenzione all’altro. L’altruismo è un atteggiamento che si apprende col tempo, nel senso che sino ai 7 anni circa non è possibile per un bambino abbandonare il suo egocentrismo e donare il proprio oggetto sapendo che poi gli verrà restituito. In effetti, cedere il proprio gioco, prima di quest’età, significa per lui “abbandonare”, “perderlo per sempre” ed è quindi improbabile che lo faccia senza capricci.

Durante il periodo scolastico, momento in cui il bambino impara a mettere in pratica la sua educazione e a contrapporsi all’adulto facendo valere il proprio punto di vista, il confronto con gli altri determina la sua capacità di tollerare la compagnia e di entrare in empatia, diventare amico stringendo legami significativi, rinunciando al sano egoismo di avere tutto per sé. La condivisione non è una scelta obbligata ma spontanea, è quindi controproducente costringerlo a donare qualcosa se non vuol farlo.

L’oggetto che trattiene per sé rappresenta infatti una sorta di riconoscimento, una parte di sé a cui non vuol rinunciare e, talvolta, dato che il piccolo nei primi anni di vita tende ad imitare l’adulto, è semplicemente un comportamento appreso. Ciò che osserva in famiglia diviene il suo bagaglio esperienziale e comprende che la generosità, il dare spontaneamente senza esigere qualcosa in cambio è un comportamento naturale che non determina nessuna rinuncia in termini personali.

Come si può educarlo alla condivisione?

  1. È possibile proporgli una scelta che non rifletta quindi un atteggiamento di chiusura nei confronti di altre opportunità. L’obbligo induce una risposta di diniego nel bambino ed in questo caso risulterebbe molto più difficile fargli cedere quanto richiesto.
  2. Incoraggiare ai turni nel gioco per autoregolarsi. Avendo a disposizione un proprio tempo, il bambino potrebbe godere a pieno di ciò che ha a disposizione e cedere più facilmente il proprio oggetto.
  3. Spiegare quanto sia importante la generosità magari utilizzando storie o racconti che possano appassionarlo e in questo modo anche inculcargli un atteggiamento positivo nei confronti del dare e/o condividere. È inoltre importante far comprendere che non tutti hanno la possibilità di avere le stesse cose degli altri e pertanto il gesto del concederne l’utilizzo pone tutti in condizione di eguaglianza.
  4. Avere a disposizione i giochi in casa per tutti. Anche se molti bambini sono figli unici, tale comportamento è appreso attraverso i genitori. Infatti il senso del possesso si apprende in famiglia ed è quindi facile per il piccolo osservare la generosità e la gentilezza anche negli adulti e farla propria.
  5. Imparare a dire “grazie”. La gratitudine è un sentimento di valore se sentito e apprezzato.
  6. Non esagerare. In quanto il “concedere” troppo potrebbe divenire sinonimo di “eccessiva generosità” mal interpretata dagli altri, soprattutto nei fenomeni di bullismo a scuola. È bene quindi far comprendere che la giusta misura sarebbe una buona opportunità per osservare anche le reazioni dell’altro ed imparare a difendersi.

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