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Come educare all'indipendenza e all'autonomia

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Come educare all'indipendenza? Iniziamo col far sperimentare ai bambini l'assenza delle figure genitoriali

Come educare all'indipendenza

Il bambino per sviluppare la propria indipendenza ha bisogno di sperimentare anche l'assenza dalle figure genitoriali. Si parla sempre dell'importanza della presenza fisica dei genitori e mai della loro assenza. Eppure l'assenza è importante tanto quanto la presenza. Si può affermare che non può esistere l'una senza l'altra, che sono due facce della stessa medaglia, che collaborano insieme allo sviluppo dell'individuo e all'instaurarsi di sane e ricche relazioni. Gli opposti non si devono respingere ma al contrario unirsi e allearsi: è l'unica via per giungere all'equilibrio!

Il bambino deve sperimentare il calore, la sicurezza e l'amorevole cura dei genitori presenti fisicamente e anche la possibilità di stare senza di loro. Come una barca che si riposa nel porto ma che poi va nel mondo a scoprire le meraviglie del creato; non può una barca rimanere solo nel porto, non è la sua missione e sprecherebbe il senso della sua vita.

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L'assenza della mamma

Già dall'inizio della sua esistenza il bambino deve poter sperimentare l'assenza dalla mamma. Prima per periodi molto brevi e via via che cresce per momenti sempre più lunghi.

All'inizio proverà di sicuro smarrimento ma il suo pianto richiamerà la mamma a sé facendogli provare già da così piccolo il meraviglioso momento della riconciliazione. Comprenderà anche che senza la mamma non è accaduto nulla di spaventoso e di pericoloso.

E man mano che diventerà più grande il bambino avrà il bisogno di sperimentare per periodi più lunghi l'assenza fisica delle figure genitoriali.

E' il solo ed unico modo per affidarsi ad altre figure di accudimento, per ampliare i propri stili relazionali, per conoscere mondi diversi, per mettersi in gioco senza la protezione dei genitori, per sperimentarsi come essere individuale con i propri limiti e le proprie risorse. L'assenza fisica insegna molto ad ogni individuo, piccolo o grande che sia.

“L’assenza dice più della presenza.” (Frank Herbert)

Il genitore assente fisicamente non è come si pensa comunemente un genitore che non attua il suo compito educativo. Al contrario, svolge la sua missione anche rinunciando ad esserci. Dona così a suo figlio la possibilità di sperimentare l'indipendenza, di essere coraggioso, di farcela senza di lui, di non essere sempre legato al solito stile relazionale, di mettere in atto risorse altrimenti assopite o mai usate.

Ciò che sta accadendo oggi giorno, invece, è un'esagerazione da una parte o dall'altra: o il genitore è troppo presente oppure è troppo assente.

E' doveroso quindi mettere sullo stesso piano l'esserci e il non esserci e riuscire a creare il giusto equilibro tra queste due condizioni genitoriali, passando prima dal periodo neonatale fino a quello adolescenziale. Solo compiendo questa delicata danza materna e paterna riusciremo a compiere fino in fondo la nostra importante missione educativa.

Cosa può insegnare l'assenza del genitore

Il genitore è in grado di essere sempre presente, anche se fisicamente è lontano da suo figlio.

Questo è un concetto molto importante poiché spesso confondiamo la presenza fisica con la presenza emotiva ma le due condizioni non necessariamente sussistono insieme. Si può essere, cioè, presenti fisicamente ma lontani emotivamente e il contrario.

Non dobbiamo credere che se siamo sempre fisicamente vicini ai nostri figli il nostro compito genitoriale è ben compiuto mentre se non lo siamo sbagliamo il nostro ruolo facendo nascere così sensi di colpa e bassa autostima.

Siamo genitori e dobbiamo assumerci pienamente le responsabilità di questa nostra missione ma ciò non vuol assolutamente dire disintegrare la nostra identità: siamo papà e mamme ma siamo prima di tutto uomini e donne con i propri interessi, il proprio diritto a realizzarci, ad avere i nostri spazi e a crescere e migliorarci.

Il tempo che dedichiamo a noi stessi è il tempo che apparentemente sottriamo agli altri. In realtà è un tempo che, una volta investito per la crescita del nostro benessere, ritorna anche agli altri, figli compresi.

Ed è proprio questa una grande lezione che diamo ai bambini e ai ragazzi di oggi:

  • l'assenza fisica  dei genitori permette loro di rinascere come nuovi e indipendenti individui 
  • fa capire a loro stessi che essere mamme o papà è una delle molteplici sfaccettature dell'identità umana ma che non è la sola e che identificarsi solo ed esclusivamente con essa è riduttivo, malsano e per nulla arricchente.

A seconda dell'età del bambino o del fanciullo e anche dell'adolescente, la separazione fisica può far emergere tante risorse. Senza i genitori bisogna:

  • cavarsela da soli,
  • mettere in atto atteggiamenti, comportamenti e pensieri che usualmente non vengono usati,
  • prendere decisioni,
  • assumersi responsabilità,
  • affidarsi a qualche altra figura di riferimento.
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L'equilibrio tra assenza e presenza

Naturalmente ogni assenza deve rispettare lo sviluppo psicofisico del bambino: più il bambino è piccolo più ha bisogno di presenza genitoriale ma quando inizia a diventare più grande, il bambino e il fanciullo necessitano di allontanarsi dai genitori per potersi scoprire individui autonomi, separati da loro. E' l'unica via che porta all'indipendenza e alla crescita individuale.

Ecco quindi che comprendiamo quanto la scuola sia importante sotto questo punto di vista: è spesso il primo vero ambito di assenza genitoriale che sperimenta il bambino.

Cerchiamo allora di non soffocare i nostri figli con la nostra eccessiva presenza, sia fisica che emotiva. Ma nemmeno di delegare ad altri il nostro ruolo genitoriale.

L'equilibrio tra assenza e presenza è un filo sottile, è una fusione saggia e ben consapevole, è il risultato di un grande lavoro compiuto su noi stessi, è un saper lasciare andare. E' l'unico modo per dare l'opportunità ai nostri figli di conoscersi davvero, di guardarsi dentro, di sperimentarsi.

Una stanza può essere definita vuota, se si tolgono tutti i mobili, se non si lascia all’interno alcuna suppellettile; in quel caso la si definisce vuota. È vuota di tutto ciò che conteneva un tempo, ma è anche piena: colma di vuoto, piena di se stessa.

(Osho)

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