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Come abituare e aiutare i bambini a porsi domande

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Come abituare i bambini a porsi domande e approfondire i temi di loro interesse. I consigli della pedagogista per stimolare la curiosità e la voglia di conoscenza nei bambini

Come abituare i bambini a porsi domande

Si sa, la curiosità genera domande. I due anni di vita dei bambini sono definiti come l’età dei perché e ciò avviene con un linguaggio che via via va sempre più consolidandosi e arricchendosi di vocaboli nuovi. In questa fase ciò che cattura l’ attenzione dei più piccoli non è solo l’oggetto in sé o la situazione che si sta vivendo in quel momento, ma la struttura dell’oggetto, com’è fatto, perché è proprio di quel colore e continuando così verso l’infinito.

Riporto simpaticamente una conversazione tra me e mia figlia di qualche giorno fa per far capire meglio, attraverso l’esempio, di cosa stia parlando. Ginevra ha due anni e mezzo e siamo in piena fase dei “perché”.

- G: “Mamma perché dobbiamo andare a letto?”

- Io: “Perché è tardi e domani bisogna alzarsi presto”.

- G: “Perché”?

- Io: “Perché andiamo al lavoro e tu al nido”.

- G: “Perché”?

- Io: “Perché lì ci sono i tuoi amici e ti diverti”.

- G: “Perché?”

- Io: “Questo dovresti dirmelo tu. Perché vuoi andare al nido”?

- G: “Perché mi piace e ci sono i bimbi”.

E finalmente si addormentò…aggiungerei! Ogni qualvolta si presenta il primo “Perché” automaticamente ne verranno fuori degli altri e piano piano, crescendo, i bambini si porranno domande sempre più approfondite alle quali pretenderanno risposte più precise e dettagliate.

Cosa fare?

Quando i bambini chiedono qualcosa gli adulti devono essere preparati a rispondere nel miglior modo possibile. È chiaro che non siamo un’enciclopedia vivente e tante questioni risultano sconosciute anche a noi. Piuttosto, però, che dare informazioni false, indipendentemente dall’età del figlio, si potrebbe fare insieme una breve ricerca. In questo modo soddisfiamo la curiosità del bambino, noi per primi apprendiamo una nozione nuova, ma soprattutto trascorriamo del tempo con i nostri figli. È importante precisare anche che nessun bambino è stupido perciò non va ingannato nel momento in cui ci chiede qualcosa.

Come educatori, poco importa se in quel momento siamo genitori, insegnanti o specialisti, è nostro dovere fornire risposte esaustive da non lasciare ulteriori dubbi. Anche quando arriveranno quelle delicate riguardanti l’esistenza, la morte o la più classica: “Come nascono i bambini?”, prima di rispondere è bene che gli adulti, in questo caso i genitori, siano d’ accordo su come affrontare l’argomento e trovare il momento giusto per dirlo. Accennare qualche semplice commento o deviare l’ argomento non aiuta assolutamente i bambini e i ragazzi.

Come crescere un bambino che ama imparare

Come stimolare la curiosità

  • Quando nostro figlio mostra particolare interesse verso qualcosa non limitiamoci a dare solo una risposta, ma cerchiamo di approfondire la curiosità. Tenendo sempre conto dell’ età con cui ci rapportiamo potremmo regalare al bambino dei libri, vedere dei video, un cartone, un documentario, uno spettacolo. Evitiamo in pratica di esaurire il suo “Perché” giusto il tempo di una risposta. Per lui è sicuramente un momento di condivisione con voi e perciò importante.
  • Una parola d’ordine per invogliare i giovani a porsi domande è l’entusiasmo! Proprio così. Creare entusiasmo nei riguardi di un argomento suscita sicuramente curiosità e voglia di conoscenza oltre a richiamare attenzione e trasporto emotivo. Basti pensare, per esempio, al prof di matematica che insegna senza nessuna motivazione o coinvolgimento avrà di fronte alunni apatici e svogliati nell’apprendere la disciplina.
  • Altra questione fondamentale è costruire un clima sereno e positivo non solo a scuola ma anche, e specialmente, a casa. Genitori che continuano a meravigliarsi della vita daranno lo stimolo ai figli a fare altrettanto.

Come aiutarli a porsi domande

  • La prima cosa da fare è abituare il bambino sin da piccolo a ragionare, a guardare la realtà con occhi diversi. Certo sappiamo bene che con la prima scolarizzazione il pensiero del bambino è caratterizzato dalla concretezza e solo in un secondo momento raggiungerà l’astrazione. Quali strategie quindi si possono mettere in atto per dare una mano ai propri figli a stimolare la curiosità?
  • Sicuramente tanto fanno l’esperienza e l’esempio. Un conto è presentare al figlio una torta e un altro è coinvolgerlo nella preparazione. Farsi aiutare prendendo gli ingredienti e spiegando a cosa servono è certamente un utile esempio. E tutto ciò si può fare anche nei piccoli lavoretti di casa o del giardino. Se state guardando un telegiornale o un film non rimanete muti concentrati sullo schermo, se la notizia o la trama sono adatte al bambino spiegategli cosa sta succedendo e perché. 
  • Ponete voi domande a lui per vedere il suo livello di attenzione e interessamento dove arriva e se è incuriosito da ciò che vede.
  • Un consiglio fondamentale può essere quello di abituare i bambini, ma anche i ragazzi, ad aprire la mente, a non guardare la realtà restando chiusi in casa. Se state affrontando un argomento naturalistico allora uscite, rivolgetevi a qualche struttura che possa darvi una mano.
  • È fondamentale non dare le cose per scontato, ma è compito nostro insegnare ai figli a verificare una tesi anche se siamo convinti di ciò che diciamo. Il nostro ragionamento non è uguale al loro, una cosa per noi semplice non è detto che lo sia per il bambino. Spetta a noi adulti immedesimarci nella loro mente chiedendoci “Ma io al suo posto cosa farei? Come reagirei?”

Consigli di lettura

Riporto dei libri che a seconda dell’ età possano aiutare adulti e bambini con i vari “Perché” della vita.

  • Imparo i perché aa. vv. per bambini dai 3 ai 4 anni;
  • I perché (a cura di) Grillo parlante aa. vv.;
  • I perché di Arturo. Giochi filosofici per bambini curiosi di R. Gaion e D. Cavallin;
  • I miei primi perché. Gioco di Lisciani;
  • I perché della tecnologia di G. Rotondi e M. Mariani;
  • I perché del mondo di G. Rotondi e D. Guicciardini.

Fermo restando che un libro presentato così ha poco valore se non condiviso, guardato o letto insieme, a mio avviso, un testo può essere costantemente visionato dal bambino tutte le volte che vorrà approfondire quel determinato argomento. Sono libri da tenere non solo in casa, ma sarebbe utile che anche la suola avesse nella propria biblioteca testi riguardanti temi di carattere generale invece di limitarsi ad essere arricchita spesso dalle solite storie come purtroppo avviene in alcune scuole o classi

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