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Cellulare baby sitter già a 2 anni: i genitori ignorano i danni per lo sviluppo

di In collaborazione con Adnkronos Salute - 04.09.2019 Scrivici

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Fonte: Shutterstock
I genitori danno il cellulare ai bambini già a 2 anni per farli stare tranquilli, ma quali possono essere i rischi ed i danni per il loro sviluppo?

Danni causati dal cellulare sui bambini

Cellulare 'baby sitter' già a 2 anni per evitare i capricci e sedare anche i bambini più irrequieti. E' sempre più diffusa l'abitudine dei genitori a dare il proprio telefonino ai piccoli, per farli stare calmi o addirittura per farli mangiare quando sono distratti. E si abbassa anche l'età del primo telefonino personale che, ormai, arriva a 11 anni. "Anche durante la visita dal pediatra i genitori danno spesso ai piccoli il loro smartphone per parlare con il medico senza interferenze. Persino orgogliosi della precoce 'competenza' nell'uso.

Nella maggior parte dei casi, però, mamma e papà ignorano gli effetti collaterali sullo sviluppo neuropsicologico e non considerano i rischi di favorire stili di vita dannosi", spiega Elena Bozzola, segretaria nazionale della Società italiana di pediatria (Sip) che ha approfondito il tema con due studi: uno sui piccolissimi fino a 8 anni, pubblicato sulla rivista della Sip (Italian Journal of Pediatrics) alcuni mesi fa e uno sugli adolescenti.

"Il cellulare viene ormai percepito come un oggetto 'neutro', senza rischi - precisa la pediatra all'Adnkronos Salute - viene dato nelle mani dei più piccoli con estrema facilità, usato come 'pacificatore'. E i genitori vedono solo il lato positivo. Non riescono a comprendere i lati negativi. E non parliamo delle onde elettromagnetiche, ma degli effetti sullo sviluppo e sullo stile di vita accertati. A cominciare dal fatto che il bambino, in questo modo, se non controllato da un adulto, può accedere a programmi e immagini, quelle violente ad esempio, non adatte alla sua età. Ma anche mangiare in maniera inconsapevole mentre guarda lo schermo e non sviluppare correttamente le relazioni interpersonali".

Nei ragazzi un po' più grandi, infatti, "si diffonde la 'nomofobia', ovvero la paura di restare disconnessi dalla rete di telefonia mobile. Gli adolescenti parlano tra di loro con il cellulare anche quando sono vicini.

C'è un filtro tra loro e questo confonde la linea di separazione tra reale e virtuale", sottolinea la pediatra. "Il telefonino, inoltre, interferisce con la scuola: lo usano mentre stanno in aula, mentre studiano distraendosi frequentemente".

A questo si aggiunge, elenca la pediatra, un sonno disturbato perché "dormono con il cellulare sotto il cuscino e le vibrazione dei messaggini 'guastano' la qualità del riposo". Anche la posizione a cui costringe l'uso continuo dello smartphone ha effetti sulla salute. "E' in continuo aumento la cosiddetta sindrome text neck, una patologia a carico della cervicale legata al fatto che la testa resta a lungo chinata in avanti e verso il basso in direzione dello smartphone/tablet, in una posizione innaturale, che influisce negativamente sulla salute muscoloscheletrica".

"Un'altra conseguenza che abbiamo esaminato negli adolescenti - spiega Elena Bozzola - è la progressiva disattenzione verso l'esterno, anche quando si attraversa la strada, con tutti i rischi del caso e la riduzione delle relazioni interpersonali anche in famiglia. L'uso più anticipato dello smartphone aumenta, poi, i rischi di bullismo perché i ragazzi, che vivono sempre la mediazione delle relazioni attraverso lo schermo, sviluppano meno empatia e comprensione del disagio o del dolore altrui".

Purtroppo, dice la pediatra, "la consapevolezza dei rischi è davvero scarsa tra gli adulti che dovrebbero, invece, accompagnare e informare i figli per un uso consapevole del cellulare. In questo i pediatri possono essere d'aiuto e supporto ai genitori. E sarebbe opportuno affrontare anche questo argomento con il medico che può fornire alcune indicazioni pratiche. Come Sip abbiamo elaborato alcune indicazioni anche sui tempi d'uso che non dovrebbero essere di più di un'ora al giorno per i piccoli dai tre anni e non più di due ore a 8. Ma sempre, in ogni caso, con la supervisione di un adulto".

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