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Dalla pappa alla pasta: l’introduzione dei cibi solidi

di Associazione Pollicino e Centro Crisi Genitor - 18.01.2021 Scrivici

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Introduzione dei cibi solidi: come abituare il bambino a mangiare i cibi solidi e come introdurre il cibo a pezzetti. Dalle pappe ai cibi solidi

Introduzione dei cibi solidi

Con l'introduzione dei cibi solidi, il bambino perde progressivamente la soddisfazione orale di tipo passivo-ricettiva, tipica del 'succhiare', per accedere alla soddisfazione orale di natura attivo-aggressiva, propria dell'addentare e del mordere. È fondamentale che, in questo delicato passaggio, la mamma e il papà possano accompagnare e sorreggere il bambino, aiutandolo a far fronte alle possibili difficoltà e ad accogliere le nuove conquiste. Si tratta infatti di un momento importante, in cui si realizza un significativo cambiamento psicologico legato al passaggio dalla suzione alla masticazione e che sancisce l'avvio dell'alimentazione autonoma da parte del piccolo.

Dalle pappe ai cibi solidi

In una prospettiva psicoanalitica, le teorizzazioni di Melanie Klein in merito all'aggressività e alle fantasie orali dei bambini forniscono una cornice teorica utile alla comprensione della specificità di questo cambiamento. Secondo tale teoria, il bambino costruisce le proprie relazioni affettive sulla base di due correnti, amore e odio, entrambe sane e necessarie allo sviluppo del proprio mondo interiore. Per Melanie Klein il primo oggetto del piccolo è il seno materno che, prestissimo, si dividerà per lui in "seno buono" (che soddisfa) e in "seno cattivo" (che comporta frustrazione), componenti che attiveranno ed eliciteranno emozioni e atteggiamenti opposti nel bambino, così come movimenti di introiezione-assunzione e proiezione-espulsione.

Mordere e masticare hanno più a che fare con l'odio e con l'aggressività poiché implicano la distruzione di un oggetto proveniente dall'esterno. L'esperienza di abbandonare il seno per masticare il cibo, quindi, può essere vissuta dai bambini come un'azione di potere e di attacco alla propria mamma: alcuni bambini, allora, possono spaventarsi e rifiutarsi di masticare, mordere o sgranocchiare.

Si tratta, a volte, di fenomeni che possono presentarsi occasionalmente in situazioni di transitoria difficoltà: l'aggressività suscitata dal venir meno dell'esperienza piacevole della suzione può accompagnarsi a reazioni inconsce oppositive di rabbia e di protesta. In questi casi risulta quindi efficace sensibilizzare padri e madri rispetto alla dinamica di ciò che osservano nei loro piccoli, per poter isolare e interrogare la specificità delle diverse condotte e restituire a ognuna il suo significato particolare. È importante ricordare, in aggiunta a ciò, che questo fenomeno può essere facilmente confuso con un problema a carico dell'apparato della dentizione, della masticazione, della deglutizione o anche connesso a un problema di tipo funzionale oro-faringeo di cui è necessario escludere o accertare l'esistenza.

Come abituare il bambino a mangiare cibi solidi

Nel passaggio dalla pappa alla pasta si consolida inoltre il processo di soggettivazione dell'esperienza del gusto che, in realtà, inizia a svilupparsi già molto tempo prima: durante la gravidanza, infatti, comincia a prendere forma il sistema sensoriale dei nascituri, tra cui il senso dell'olfatto e quello del gusto. Il regime alimentare della mamma influisce sulla composizione del liquido amniotico: in esso passano le molecole aromatiche dei cibi e il feto, attraverso il liquido in cui è immerso, impara a conoscere un po' per volta, entrando in contatto con gli odori ed i sapori della cultura alimentare materna, che ritroverà nel latte prima e nei cibi poi, dopo la nascita. Questo bagaglio di memorie gustative-olfattive che si forma durante la gestazione entrerà quindi a fare parte della vita del bambino con largo anticipo rispetto al contatto effettivo con i diversi cibi e gusti.

È importante dunque che i genitori possano tenere a mente che, fin da piccolissimi, i figli possono manifestare, ognuno a modo proprio, delle preferenze gustative e tenerle in considerazione come espressione della particolarità del mondo interiore di ogni bambino.

Fonti

Per ulteriori approfondimenti rimandiamo alla pubblicazione "E io NON MANGIO. Interpretare i capricci dei bambini a tavola e prevenire i disturbi alimentari" di Pamela Pace e Marta Bottiani, Red! Edizioni, 2014.

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