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La Stanza delle Meraviglie, dal 14 giugno al cinema

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La stanza delle meraviglie, la Recensione del film di Todd Haynes, tratto dal romanzo di Brian Selznick. Una coinvolgente ed emozionante lettura cinematografica di una storia che tratta il tema della sordità tra i bambini, dal 14 giugno al cinema

La Stanza delle Meraviglie, la Recensione

Siamo tutti nel fango, ma alcuni di noi guardano verso le stelle.
(Oscar Wilde)

La Redazione di PianetaMamma è stata invitata all'anteprima stampa del film "La stanza delle meraviglie" tratto dal romanzo di Brian Selznick con Michelle Williams e Julianne Moore, dal 14 giugno al cinema.

La stanza delle meraviglie è un luogo dove non c'è bisogno di parlare, perché il silenzio diventa più espressivo di tante parole. La stanza delle meraviglie è un museo dei ricordi e emozioni dove domande e dubbi, appesi ai fili del tempo, trovano risposta. La stanza delle meraviglie è un posto magico dove si crea una connessione tra ricordi, spazio e tempo; dove eventi e personaggi apparentemente lontani si incontrano generando stupore e meraviglia.

È uno spazio dove il bianco e il nero incontra il colore, le parole sposano le immagini in un'atmosfera magica che si apre a infinite possibilità. La stanza delle meraviglie è il luogo da cui partono e confluiscono due storie e due viaggi sorprendenti di due bambini sordi, apparentemente lontani, ma incredibilmente vicini. Un museo dove viene svelato il segreto del misterioso legame tra i due protagonisti, Rose e Ben.

Due racconti con poche parole, come il libro da cui è tratto il film, ma con immagini e illustrazioni che sanno arrivare al cuore dello spettatore e del lettore. Un romanzo grafico da cui nasce un film che sa intrecciare con maestria e un pizzico di magia l'arte e il bianco e nero del film muto con il colore di una pellicola degli anni '70. E se per il lettore c'è il piacere di una singolare esperienza di lettura, per lo spettatore, inizialmente estraniato da due mondi apparentemente lontani, si apre una magica avventura che lo sorprenderà e commuoverà allo stesso tempo. 

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Sinossi

Nata sorda, la piccola Rose vive con un padre che non la comprende e vorrebbe tenerla nascosta al mondo, ma lei un giorno scappa a New York, dove spera di conoscere la star del cinema muto Lillian Mayhew. Il grande paesaggio urbano dell’età del jazz, viene raccontato attraverso gli occhi di Rose, in tutto il silenzio che avvolge la sua vita.

La seconda storia prende vita cinquant’anni dopo: un altro ragazzino, di nome Ben, parte da solo per New York, alla ricerca del padre che non ha mai conosciuto. Ben non è sempre stato sordo; lo diventa dopo un incidente. Per questo per narrare il suo viaggio il regista opta inizialmente per un racconto a colori, più tradizionale con parole e immagini, e successivamente più attento all'aspetto visivo.

Ben e Rose sperimentano spesso le stesse difficoltà, ma diversi sono i loro rispettivi ricordi, intenzioni e capacità. Alla fine, le loro storie si intrecciano: la ragazza che un tempo era Rose ora è una donna adulta che custodisce il segreto dell’identità di Ben. Selznick nel libro conduce il lettore in un viaggio in cui le due storie si avvicendano, si alternano e in cui l’autore si destreggia abilmente fra due diverse modalità di scrittura.

Ciò che il lettore “vede” nella storia di Rose sfida il linguaggio; ciò che “sente” nella sua testa, attraverso le parole della storia di Ben, accende la sua fantasia visiva come nessuna parola potrebbe mai fare.

Il tema della sordità 

Brian Selznick, autore del libro, ha avuto l’idea quando ha visto in TV, un documentario dal titolo “Through Deaf Eyes”. Racconta:

Nel documentario c’è una persona che definisce la cultura dei non udenti, una cultura visiva perché i sordi parlano attraverso i segni e non le parole - spiega Selznick.- Mi ha ispirato a scrivere il libro arricchendolo con immagini per accompagnare la storia di una ragazza sorda; in questo modo il libro avrebbe espresso il modo in cui Rose vive la sua vita, e cioè a livello visivo..

Come ha affermato Sandy Powell, la stilista pluri premio Oscar, il tema della sordità è un argomento quasi inedito nel cinema, che ne "La stanza delle meraviglie", grazie a questa danza tra suoni, immagini e silenzio, viene trattato in una chiave che coinvolge ed emoziona lo spettatore. Una chiave di lettura interessante e magica che aiuta a comprendere la prospettiva e il modo di vivere dei due protagonisti e la loro percezione del mondo circostante.

Ho apprezzato molto l'attenzione dello scrittore e del regista per il mondo dei non udenti. Il cinema non offre molte storie di bambini che non possono sentire. E la bellezza di questo film è la capacità del regista e dello sceneggiatore di far entrare lo spettatore in profondità, e senza alcun supporto esterno, nel modo di percepire il mondo da parte di una persona con problemi di udito. Non ci sono sottotitoli o altri strumenti narrativi, ma chi guarda il film, affidandosi soprattutto alle sensazioni visive e a quelle del cuore, può entrare in contatto con i protagonisti senza aver bisogno di alcun ausilio.

Ciò che mi ha colpito è anche il modo in cui le due storie interagiscono tra loro senza sonoro e in modo assai diverso fra loro. Sembra di ballare seguendo un ritmo armonico che alterna suoni ambientali, musica, silenzio e immagini. Si crea una colonna sonora ricca di prospettive e sfumature diverse che accompagna l'alternarsi fra realtà oggettiva e la percezione soggettiva di Ben e Rose.

Haynes e la sua squadra si sono adoperati in tutti i modi per inserire la sordità in tutto il processo creativo del film, in vari modi. Ad esempio, come si legge nel materiale stampa del film, sono stati scritturati sette attori sordi nel ruolo di personaggi udenti. L’attrice sorda più nota era Lauren Ridloff, che interpreta Pearl, la Domestica. Inoltre, c’era Dr. Gill, l’insegnante sordo, uno dei poliziotti, Miss Conrad (che lavora al museo) e il Regista e l’Attore Principale del teatro. Dato che tutti loro popolano la parte ‘muta’ del film, hanno potuto interpretare personaggi udenti. Molti di loro provengono dal teatro dei sordi e hanno arricchito il film con le proprie esperienze e il proprio punto di vista. È stato un modo particolare e originale in cui gli artisti sordi hanno collaborato alla lavorazione del film.

Allo stesso modo, Haynes ha deciso di offrire al cast degli attori udenti la possibilità di esplorare la sordità, utilizzando alcun vecchi esercizi di recitazione condotti con una nuova tecnologia. Il giovane Oakes Fegley (che interpreta Ben), ha indossato cuffie che eliminano i rumori mentre percorreva a piedi la zona di New York in cui si svolge l’azione. Haynes spiega:

È sicuramente un metodo abbastanza riduttivo, ma efficace, per far capire cosa prova una persona sorda quotidianamente; ci ha fatto comprendere che la percezione viene esaltata quando la gamma dei sensi diminuisce, e che l’esperienza si amplifica. Non dimenticherò mai i colori e le immagini di quel pomeriggio. Registravo il mondo, con i suoi colori, i suoi odori ma senza sentirne i suoni, e restavo colpito da come la luce si rifletteva 10 sulla strada, sui palazzi. Quando ci siamo tolti le cuffie isolanti, tutto sembrava meno vivido

Dagli anni '20 agli anni '70

La distanza temporale e narrativa tra le vicende dei protagonisti lascia spazio alla creatività e trova un punto di contatto nella magia e nello sguardo curioso, meravigliato e a tratti spaventato, tipico dell'infanzia.

Il regista Todd Haynes afferma su questo punto:

Il libro lavora a un livello più profondo, evoca l’immaginazione, permette di riempire autonomamente gli spazi, di prendere possesso della storia e di personalizzarla. La storia fondamentalmente ‘chiedeva’ di essere trasformata in film, soprattutto nel modo in cui si sviluppa a cavallo di due periodi storici ben definiti nell’arco di 50 anni, sullo sfondo della stessa città, creando quindi una continuità di spazio

Aggiunge il produttore John Sloss:

La storia funziona bene perchè contrappone il 1927, un momento di ascesa e speranza di una città in espansione, al 1977, che è stato il punto più basso della storia della città, in cui tutto cadeva a pezzi e questo è assolutamente vero e documentato. 

Il film verrà apprezzato sia dalle famiglie, per via della presenza dei bambini, sia dagli adulti. La giovane Millicent Simmonds, che interpreta Rose da giovane, che comunica con le mani, commenta il valore de "La stanza delle meraviglie" al di là dei temi più ovvi del film.

Penso che il film aiuterà molti bambini sordi - spiega-. Gli mostrerà che possono fare tutto, qualsiasi cosa desiderino fare. Inoltre aiuterà le persone che sentono, a capire come vivono i sordi, le difficoltà che devono affrontare. Sono felice di poter diffondere questo messaggio. Voglio continuare a recitare - conclude.- E se diventerò un’attrice potrò incoraggiare i genitori che sentono, a imparare il linguaggio dei segni per comunicare con i loro figli e sviluppare un rapporto migliore con loro. Perché questo è possibile! I ragazzi sordi possono far tutto. L’unica cosa che non possiamo fare è sentire, ma possiamo leggere, essere attivi, diventare importanti, perché abbiamo tutti gli altri sensi. Le persone sorde sono molto espressive e possono utilizzare il linguaggio del corpo e molte espressioni facciali per raccontare una storia.

Informazioni sul film

  • Uscita: 14 giugno
  • Durata:  1h 57’
  • Regista: TODD HAYNES
  • Sceneggiatore e autore del libro: BRIAN SELZNICK
  • Produttore esecutivo: SANDY POWELL
  • Tratto dal romanzo di Brian Selznick "La stanza delle meraviglie"
  • Distribuzione: 01 Distribution

Trailer del film

 

 
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