Home Il bambino Sport e tempo libero

Bambini e sport: l’atteggiamento giusto dei genitori

di Monica De Chirico - 29.07.2014 Scrivici

aiutalo-nei-momenti-difficli
"Dieci regole per essere bravi genitori di piccoli atleti": il prontuario per arginare l'invadenza e l'influenza negativa dei genitori nell'attività sportiva scelta dai figli

GENITORI E FIGLI NELLO SPORT -

L’

attività sportiva

come tutti sanno è importantissima, non solo per gli adulti ma anche e soprattutto per i bambini. Dal punto di vista fisico, tutti gli sport possono essere praticati anche dai più piccoli, l’unico elemento essenziale è che il bambino si diverta. Alcune discipline sono più adatte di altre per cercare di favorire determinate capacità, ma comunque tutte sono uno stimolo utile per lo

sviluppo fisico e psicologico del bambino.

LEGGI ANCHE:

Sport e bambino: i consigli della psicologa, video

Spesso è difficile per un genitore dare una mano al bambino per

scegliere lo sport

più adatto alla sua età, alle sue caratteristiche fisiche e psicologiche, ma non si dovrebbe decidere per loro. Non esistono sport di serie A e sport di serie B; ogni disciplina ha le sue caratteristiche, le sue regole (sia individuali che di gruppo) e sviluppa specifiche capacità e competenze in chi lo pratica. È importante una pratica regolare e formativa.

Molto spesso la linea di campo tra gioco e stress per il bambino è sottile, quanto quella tra il buon genitore che si limita a far capire l'importanza formativa della disciplina e dell'impegno e quello che invece invade, soffoca, s'arrabbia, giustifica, pretende. Il pedagogo

Emanuele Isidori,

docente di etica e filosofia dello sport sostiene che

l'influenza negativa della famiglia

sia il nocciolo del problema. Troppi genitori infatti proiettano sui loro figli le proprie frustrazioni e aspettative, caricandoli di ansie deleterie.

Come leggiamo su

Repubblica

,

Isabella Gasperini, psicoterapeuta dell'età evolutiva

che collabora con varie squadre di calcio, sostiene che i genitori più pericolosi e invadenti sono quelli che non si sentono realizzati e hanno meno cose da fare nella vita. Secondo la psicoterapeuta i bambini andrebbero invece lasciati liberi: di sbagliare, di creare, di calciare come gli viene, di sdraiarsi a guardare il cielo se non hanno voglia di correre, di seguire l'istinto. Liberi anche di assumere le proprie responsabilità e di cavarsela da soli, se un compagno gli ha messo le scarpette sotto la doccia.

LEGGI ANCHE:

Il ruolo dello sport nella crescita dei figli

Per provare ad arginare invadenza e apprensioni di mamma e papà, si sta diffondendo di palestra in campetto il prontuario "

Dieci regole per essere bravi genitori di piccoli atleti",

tradotto e adattato dalla versione originale in inglese di Rose Snyder, già membro del comitato olimpico statunitense, esperta allenatrice di nuoto e autrice di un programma nazionale per aiutare le piccole società sportive americane a gestire i conflitti tra allenatori, atleti e genitori.

Ebbene secondo la Snyder la prima regola da tenere in mente è che

genitore e allenatore devono avere ruoli ben distinti:

la parte tecnica è - senza se e senza ma - di competenza del primo, mentre commenti e suggerimenti sono vietati. La seconda regola dice poi di resistere alla tentazione di vedere un bimbo di sette anni una promessa dello

sport

, per poi caricarlo di speranze e aspettative. Che nella stragrande maggioranza dei casi, saranno spazzate via. 

Incoraggiarli sì ma senza esasperazioni e pressioni per raggiungere per forza dei risultati. I bambini che fanno

sport

, anche a livello agonistico, svolgono una attività ludica e motoria e devono farlo seneramente.

LEGGI ANCHE:

Sport e bambini: ecco il decalogo per il genitore

Lo ricorda anche la Federazione medico sportiva italiana (Fmsi) ai genitori dei piccoli sportivi in un decalogo. Le raccomandazioni vanno dal

rispettare le regole, gli avversari e le decisioni degli arbitri

al non rimproverare nel modo più assoluto il figlio che non vince, dal comprendere che le difficoltà sportive che incontrano i bambini fanno parte del processo di crescita. Inoltre la Fmsi ricorda di

non mettere pressione ai figli

e di fare sentire loro la propria presenza nei momenti di difficoltà sdrammatizzando gli aspetti negativi e promuovendo quelli positivi. Far capire al figlio che

saper perdere è più importante che vincere,

proseguono i medici sportivi, aiutandolo a stabilire tappe e obiettivi realistici.

Infine

stimolare la sua autonomia e indipendenza

evitando di essere onnipresenti, sostenerlo sempre e non interferire nelle scelte tecniche e nelle relazioni con gli altri componenti del gruppo.

a cura di Elisa Santaniello

SPORT E BAMBINI, DECALOGO DEI GENITORI (FOTO)

gpt inread-altre-0

articoli correlati