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Fortnite: passione o dipendenza? Il parere della pedagogista

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La pedagogista ci spinge ad una riflessione sul gioco del momento: Fortnite, tra passione e dipendenza

Fortnite, dipendenza

Premetto subito che l’articolo non vuole essere una sorta di “caccia alle streghe”, ma una riflessione su un fenomeno che sta coinvolgendo gli adolescenti e soprattutto i bambini. Prima di inoltrarmi in un campo, quello dei videogames, a me poco conosciuto mi sono informata su internet, ho chiesto pareri agli appassionati e cercato un confronto con i genitori su un gioco che è sempre più presente, anche in maniera esagerata, nella vita dei bambini. Sto parlando di Fortnite e della dipendenza che può creare.

Cos’è?

Fortnite Battle Royale è un gioco online gratuito il cui scopo non è, a detta degli esperti, fare fuoco e sconfiggere gli avversari, ma una prova di sopravvivenza. Vince chi non si fa colpire dal “nemico” ed è l’unico a salvarsi su un’isola immaginaria.

Ma per poter vincere bisogna procurarsi delle armi e perciò uccidere qualcuno, aggiungerei!

Diciamo che siamo di fronte una specie di paradosso per rendere più accattivante il gioco e offrirlo in un’ottica positiva. Uno degli elementi caratterizzanti è il fare squadra. Infatti in internet, ricercando notizie appropriate su questo fenomeno interattivo, non ho potuto fare a meno di leggere che “è possibile volendo fare gioco di squadra, esplorare gli ambienti e costruire edifici e piattaforme per aiutarsi lungo il cammino”.

Togliere un bambino dipendente da videogiochi alla famiglia

Il gioco nelle mani dei bambini

La mia inchiesta tra gli adulti è stata mossa dai comportamenti alquanto strani che notavo in alcuni bambini, confermati poi da vari docenti di scuola primaria e genitori. Distrazione durante le lezioni, poca attenzione a scuola e a casa, ripetizione di “balletti” sul posto mentre l’insegnante spiega e non dovuti a maleducazione ma ad una perdita di controllo del proprio corpo, come se avvenissero in maniera non controllata. Alcuni genitori hanno raccontato che i figli avessero una dipendenza da questo gioco tanto da compromettere la loro vita sociale.

Riporto quanto detto da una mamma che riassume perfettamente i vari colloqui avuti con diversi genitori:

Mio figlio, 10 anni, giocava dalle 2 alle 4 ore al giorno, tutti i giorni. Ogni tanto faceva un balletto e comunicava con i coetanei con il gergo del gioco...gli ho proibito di usarlo fino a data da destinarsi. Ha reagito con rabbia sul momento, ma poi si è calmato notevolmente... ogni tanto mi chiede quando potrà  riutilizzarlo ma non è  insistente. Fortnite aveva la priorità  su tutto

Come comportarsi?

Ai bambini di oggi non si può vietare di usare la tecnologia e di fare una partita ad un videogioco che va tanto di moda, quello che chiediamo noi esperti ai genitori è di trovare dei punti in comune con i figli e stabilire delle regole sin da subito.

Intervenire quando si è oltrepassato il limite o si notano comportamenti che potrebbero diventare problematici come tic o insonnia, affaticamento e mancanza di concentrazione non è una via percorribile perché bisogna evitare in anticipo che accadano simili conseguenze.

Per prima cosa è bene informarsi sul limite di età di un qualsiasi videogame. Quello in questione pone 12 anni ciò significa che al di sotto non si dovrebbe andare.

Una mamma mi ha chiesto se il figlio di 7 anni può giocare perché ci giocano i suoi amici. I limiti di età sono fondamentali perché “proteggono” in un certo senso i bambini da visioni violente o linguaggi non adatti, in realtà una comunicazione poco rispettosa alcuni la vivono quotidianamente dentro le mura domestiche e il videogame qui non c’entra nulla!

Stare attenti quindi a cosa si compra o regala, soprattutto in questo periodo dell’anno dove le richieste di videogiochi sono altissime. Informarsi è importante, chiedere al rivenditore non è sufficiente, sarebbe bene fare qualche ricerca in più.

Come in tutte le cose è giusto porsi dei limiti, stabilire quindi delle regole di quantità. Quando si svolge un’attività che piace molto ai bambini il tempo è come se corresse, avviene anche per noi adulti, “le cose belle durano sempre poco” si dice.

Penso che per i bambini di scuola primaria concedere 20 minuti di gioco siano più che sufficienti per svagarsi un po' davanti un videogame, purché non diventi una routine. Questo tipo di attività dovrebbero interessare i bambini in alcuni momenti invece di un impegno fisso quotidiano.

Giocare sì, ma un paio di volte la settimana, non deve diventare insomma un impegno fisso.

Quali sono i rischi?

Inutile dirlo, anche per i videogames quando si esagera si crea dipendenza, quello che bisogna fare è evitare che si arrivi a questo. In diverse parti del mondo per Fortnite si sono registrati seri problemi di dipendenza nei bambini dei primi anni di scolarizzazione rischiando in maniera preoccupante di danneggiare i loro rapporti con le famiglie e gli amici oltre ad avere ricadute anche per quanto riguarda la salute e l’asse degli apprendimenti.

Alcuni bambini, secondo quanto descritto dai genitori, giocano anche due o tre ore tutti i giorni e in ogni momento della giornata si ritagliano un momento per dedicarsi a questo gioco.

Pur essendo interattivo e potendo scambiare informazioni con gli “alleati” mentre si gioca, il rischio del virtuale è sempre quello che dietro lo schermo non abbiamo la certezza di chi si nasconda, potrebbe essere il nostro compagno di banco con cui ci siamo dati appuntamento oppure ci potrebbe essere un adulto sotto falso nome che cerca soltanto di attirare la loro attenzione.

Poiché il gioco è facilmente scaricabile in ogni dispositivo come tablet, smartphone e pc:

  • assicuratevi quanto i vostri figli giochino realmente;
  • non lasciate che siano vicino lo schermo per così tanto tempo da soli, permettetegli di giocare ma solo in vostra presenza;
  • cercate di capire meglio di cosa si tratta, chiedete le dinamiche del gioco, qual è lo scopo e le strategie da mettere in atto in modo tale da avvicinarvi a questa passione del momento, ma anche per creare un legame con vostro figlio.

Come tutte le mode c’è sempre un inizio ed una fine, a lungo andare stancano e penso che anche per Fortnite arriverà il giorno in cui si giocherà sempre meno.

Non è, ripeto, un andare contro questo tipo di giochi, ma sentire da bambini che avevano fatto del videogame una ragione di vita tanto da fargli venire Tic e problemi di insonnia: “hanno fatto bene i miei genitori a proibirmi di giocare perché non ero più io, non mi rendevo conto di cosa stessi facendo con quei balletti. Adesso non m’interessa più e sto bene” batte ogni livello!

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