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Pianto disperato del neonato: da cosa dipende e che fare

di Viola Stellati - 31.05.2023 Scrivici

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Fonte: shutterstock
Tutti i bambini piangono, ma quando si parla di un pianto disperato del neonato le preoccupazione emergono: cosa bisogna fare

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Pianto disperato del neonato

Tutti i bambini piangono e quando sono da poco venuti al mondo è più che normale: è l'unico modo che hanno e che conoscono per comunicare con noi. Ci sono però casi che destano alcune particolari preoccupazioni, ovvero quando capita un pianto disperato del neonato. Cosa bisogna fare in queste situazioni?

Partiamo subito con un po' di dati alla mano: secondo quanto riportato dal Manuale MSD versione per pazienti, oltre il 95% delle volte in cui un neonato piange non è presente un disturbo medico specifico responsabile. Nel restante 5% delle situazioni, il pianto eccessivo è causato da un disturbo medico tra cui:

  • reflusso gastroesofageo;
  • peli arrotolati attorno a un dito o al pene;
  • graffio sulla superficie dell'occhio;
  • fissurazione anale;
  • infezione dell'orecchio medio;

Nelle situazioni più complesse, invece:

  • blocco intestinale causato da intussuscezione e volvolo;
  • insufficienza cardiaca;
  • meningite;
  • traumi cranici.

A portare a un pianto eccessivo è anche la colica: il pianto disperato del neonato si verifica per almeno 3 ore al giorno per oltre 3 giorni a settimana, per più di 3 settimane.

Nella maggior parte dei casi, quindi, non c'è assolutamente da preoccuparsi perché attraverso le lacrime i bambini comunicano con noi ed esternano i loro bisogni.

Il pianto della sera

C'è un momento in cui il pianto disperato del neonato si fa sentire più che mai: la sera prima di andare a dormire. Nella maggior parte delle situazioni succede perché il piccolo ha sonno e, tramite le lacrime, scarica la tensione.

In altre circostanze il pianto disperato del neonato potrebbe essere causato dalla presenza di disturbi gastrointestinali poiché l'esordio del mal di pancia è proprio serale.

Quando rivolgersi al medico

Il pianto disperato del neonato potrebbe essere fonte di preoccupazione, e quindi con la necessità di rivolgersi a un medico, quando un bimbo che di solito è tranquillo piange forte e a lungo senza un motivo evidente e correggibile.

Sempre secondo il Manuale MSD versione per pazienti, ci sono dei segnali allarmanti che possono farci capire che è il caso di parlare con un pediatra. Questi sono:

  • vomito;
  • inappetenza;
  • gonfiore addominale;
  • arrossamento e/o rigonfiamento dello scroto;
  • qualsiasi comportamento insolito (oltre al pianto).

Cosa bisogna fare quando il neonato piange disperato

Per placare il pianto disperato del neonato, sempre che non siano presenti i segni che vi abbiamo illustrato sopra, secondo l'Ospedale Bambino Gesù è opportuno non agitarsi per la preoccupazione che qualcosa non vada.

Se il pianto non emerge a causa di un qualcosa che provoca dolore, fastidio, fame o sete è facile verificarlo poiché basta far sentire la propria presenza al piccolo. I bambini imparano così non solo a sentirci a noi vicini attraverso il contatto fisico, ma anche e soprattutto tramite la vista e l'ascolto della voce.

Nelle eventualità in cui il pianto sia frequente, difficile da interpretare ed il pediatra curante non individui una causa patologica, il bimbo va incoraggiato - ma rigorosamente con gradualità - a calmarsi da solo. Quanto detto, pur sembrando sorprendente, in realtà è più che normale perché i nuovi venuti al mondo possiedono, sin dalla nascita, un sistema interno di auto-consolazione.

Un'altra mossa che potrebbe aiutare a placare il pianto disperato del neonato è l'intervento non immediato: farlo dopo un lasso di tempo che va aumentato gradualmente giorno dopo giorno, farà sì che in molte situazioni l'aiuto dei genitori non sia più necessario. Tutto ciò accadrà perché sarà il bambino stesso a smettere di piangere avendo imparato come calmarsi e rilassarsi.

Va ricordato, infine, che nel primo anno di vita e in particolare durante i primi tre mesi, i nuovi venuti al mondo piangono normalmente più o meno a lungo, per circa 2-3 ore ogni giorno.

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