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Parasonnie e bambini: cosa sono e come devono comportarsi mamma e papà

di Francesca Demirgian - 22.02.2021 Scrivici

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Fonte: shutterstock
I risvegli durante il sonno, da cosa dipendono e devono preoccupare i genitori? Tutto quello che c'è da sapere su parasonnie e bambini

Parasonnie e bambini

Sono solo incubi? I bambini sono svegli o stanno ancora dormendo? Come fare a calmarli? E' il caso di preoccuparsi? Sono queste le principali domande che mamme e papà si pongono quando si presentano le cosiddette parasonnie.

Dei risvegli notturni che interessano i piccoli di casa, durante i quali, il bambino può parlare, ma anche lamentarsi, piangere, strillare. Nella maggior parte dei casi non devono preoccupare mamma e papà, anche se apprensione da parte dei genitori daventi alle parasonnie è più che normale.

Cerchiamo dunque di comprendere meglio il rapporto tra parasonnie e bambini, da cosa scaturiscono, cosa accade concretamente al piccolo in quei momenti e come è bene che un adulto intervenga. 

In questo articolo

Parasonnie: cosa sono

Le parasonnie fanno parte dei cosiddetti disturbi del sonno e consistono, come anticipato sopra, in risvegli notturni accompagnati da strani atteggiamenti del bambino.

Solitamente le parasonnie non devono preoccupare i genitori, sono assolutamente benigne, si risolvono con la crescita del bambino e non hanno bisogno di una terapia specifica, solo in alcuni casi richiedono un approfondimento per escludere l'epilessia morfeica

Esistono diversi tipi di parasonnie - come spiega bene l'Istituto Auxologico Italiano - classificabili in base al momento della notte in cui si manifestano, nello specifico si parla di:

  • parasonnie del sonno NREM: risvegli confusionali, sonnambulismo, terrori notturni
  • parasonnie del sonno REM: incubi notturni, paralisi del sonno, ed in età adulta il disturbo comportamentale in sonno REM;
  • altri tipi di parasonnie: enuresi notturna, groaning (catathrenia), allucinazioni ipnagogiche o ipnopompiche

Qui analizzeremo nel dettaglio solo quei tipi di parasonnie che interessano l'età infantile. 

Terrore notturno e sonnambulismo

Nella prima fase del sonno, le parasonnie si manifestano - appunto - sotto forma di risvegli confusionali, terrori notturni e sonnambulismo.

Terrori notturni

I cosiddetti terrori notturni si presentano nella fase non-REM. Si manifestano dopo una o due ore di sonno e il bambino sembra sveglio, anche se non lo è. Pur continuando a dormire si siede sul letto, piange, urla, suda, trema spaventato. Il terrore notturno può durare fino a 20 minuti, ma finisce prima se l'adulto sa come affrontarlo.

Il bambino non va scosso, non va tolto dal letto e preso in braccio, non bisogna cercare un'interazione con lui o svegliarlo. Meglio accarezzarlo piano, abbracciarlo, provare lentamente a sdraiarlo nuovamente, finché non riprenderà sonno da solo. I terrori notturni sono frequenti maggiormente tra i maschi, si possono manifestare dai 12 mesi, ma più spesso dopo i 18. Solitamente non devono preoccupare e passano con la crescita.

Sonnambulismo

Nella fase non-REM il bambino può manifestare anche il cosiddetto sonnambulismo. In questo caso il bambino non appare spaventato, ma si alza dal letto e cammina con gli occhi aperti. Può fare cose strane, senza senso e, ovviamente, il comportamento può turbare mamme e papà. Meglio prenderlo per mano, con calma, e riaccompagnarlo a letto. Anche in questo caso il sonnambulismo è del tutto benigno.

Risvegli confusionali

Infine, i risvegli confusionali sono quegli episodi in cui il bambino, di notte o quando svegliato al mattino o da un riposino pomeridiano, appare disorientato, biascica, dice cose senza senso. Passerà velocemente e non deve preoccupare mamme e papà.

Gli incubi nei bambini

Altro tipo di parasonnia frequente in età infantile sono gli incubi. Si tratta di parasonnie che si manifestano - questa volta - nella fase REM del sonno.

I bambini si svegliano a tutti gli effetti, in questo caso, è improvvisamente, dopo aver fatto un brutto sogno, cercano conforto nei genitori e, talvolta, chiedono di andare nel lettone di mamma e papà per ritrovare il sonno sereno. 

Gli incubi, solitamente, si manifestano dai 2 anni in poi e soprattutto nella fase che va dai 24 ai 36 mesi. Non devono preoccupare i genitori che, in questo caso, hanno il compito di rassicurare e rasserenare i propri piccoli, ricordando loro che è stato solo un sogno e che ora è finito. 

Difficile e raro parlare, invece, di paralisi ricorrente nel sonno, cioè di quella sensazione di essere svegliati ma non potersi muovere. E' questa una parasonnia più grave, che può manifestarsi negli adulti e che è accompagnata talvolta da allucinazioni. Qualora questo tipo di parasonnia si manifesti in età infantile, è bene parlarne subito con il pediatra. 

Parasonnie ed enuresi (la pipì al letto)

E' classificabile tra le parasonnie anche l'enuresi, ossia il fare la pipì a letto.

Fino a che questo accade subito dopo aver tolto il pannolino o saltuariamente nei primi anni di vita, non c'è da preoccuparsene. Ma se l'enuresi continua anche superati i 6 anni, è bene parlarne con il pediatra che, probabilmente consiglierà dei trattamenti specifici da seguire.

Parasonnie: le principali cause

Come abbiamo visto nei paragrafi precedenti, non si può parlare solo di una parasonnia, ne esistono diverse e, dunque, anche generalizzare sulle probabili cause sarebbe errato.

Possiamo dire, però, che le parasonnie possono manifestarsi con maggior frequenza di notte, quando durante il giorno il bambino ha vissuto qualche episodio che lo ha turbato, innervosito, spaventato, stressato. Un cambio di abitudini, l'aver saltato il riposino, un momento di tensione, un cartone o una storia che lo hanno particolarmente spaventato.

Sicuramente compito di mamme e papà è quello di assicurare serenità nella vita e nella giornata del bambino, magari procedendo sempre con la stessa routine, soprattutto prima di andare a dormire: leggere un libro, raccontare una storia, cantare una ninna nanna ogni sera, portare il piccolo a dormire sempre alla stessa ora, sicuramente sono un valido aiuto per allontanare o ridurre i casi di parasonnie. 

Secondo gli esperti, inoltre, le parasonnie possono essere più frequenti nei bambini che hanno tonsille o adenoidi particolarmente grandi e che, dunque, soffrono di apnee ostruttive, nei piccoli che hanno deviazione del setto nasale o macroglossia (lingua particolarmente grande).

Parasonnie: quando rivolgersi al pediatra

Concludendo, nella maggior parte dei casi le parasonnie non devono preoccupare e si risolvono con la crescita. Un confronto con il pediatra, qualora di manifestino, però, non è mai sbagliato e rassicura i genitori.

Nel caso in cui le parasonnie siano molto frequenti o, come detto sopra, si presenti paralisi ricorrente del sonno, enuresi prolungata dopo i 6 anni o altri disturbi strani che insospettiscano mamma e papà, un consulto con il pediatra è obbligatorio per poter fare luce sulla situazione e intervenire nella maniera più adeguata. 

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