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Metodo Ferber per bambini: come funziona e quali sono i pro e i contro

di Francesca Capriati - 14.10.2020 Scrivici

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Fonte: shutterstock
Metodo Ferber per bambini: in cosa consiste il metodo di Ferber per far addormentare i bambini e in cosa è diverso da quello Estivill

Metodo Ferber per bambini

Il metodo Ferber per bambini è un programma di allenamento del sonno ideato dall'esperto del sonno Richard Ferber, direttore del Center for Pediatric Sleep Disorders presso il Children's Hospital Boston. L'idea di base è che un bambino che è stato abituato e per certi versi "allenato" al sonno con questo metodo sarà in grado di addormentarsi autonomamente e di calmarsi da solo quando si sveglia nel cuore della notte. Vediamo, quindi, come funziona questo metodo e quali sono i pro e i contro.

Come funziona il metodo Ferber per dormire

Lo scopo principale del metodo Ferber è insegnare al bambino in che modo addormentarsi per riuscire a far sì che il piccolo riesca a passare da una fase di veglia al sonno in maniera del tutto autonoma. Il metodo insegna ai genitori di lasciar piangere il bambino nella culla ad intervalli di tempo sempre maggiori prima di andare a confortarli. Un esempio: dopo aver messo il bambino nel lettino si esce dalla stanza e si aspetta 5 minuti prima di rientrare, poi 10 minuti, poi 15 minuti.

Si tratta, quindi, di una versione più soft del tanto criticato metodo Estivill.

La differenza sostanziale tra il metodo Ferber e gli altri metodi di addormentamento dei bambini riguarda la possibilità di prendere il bambino in braccio: con questo metodo il bimbo va lasciato nel suo lettino e va confortato solo con un tono di voce sommesso e la vicinanza della mamma accanto alla sua culla.

Gli intervalli di tempo

Nel suo libro Solve Your Child's Sleep Problems ("Risolvete i disturbi del sonno di vostro figlio"), Richard Ferber ha stilato una vera e propria tabella dei cosiddetti chek-in, cioè degli intervalli di tempo che bisogna rispettare prima di rientrare nella camera dove il bambino sta piangendo.

Primo giorno

  • Primo check-in dopo 3 minuti
  • Secondo check-in dopo 5 minuti
  • Terzo check-in dopo 10 minuti
  • Eventuali check-in successivi 10 minuti

Secondo giorno

  • Primo check-in dopo 5 minuti
  • Secondo check-in dopo 10 minuti
  • Terzo check-in dopo 12 minuti
  • Eventuali check-in successivi 12 minuti

Terzo giorno

  • Primo check-in dopo 10 minuti
  • Secondo check-in dopo 12 minuti
  • Terzo check-in dopo 15 minuti
  • Eventuali check-in successivi 15 minuti

E si prosegue con questo schema fino ad arrivare a 30 minuti di intervallo.

Cosa fare per attuare il Metodo Ferber

Le regole per portare avanti questa tecnica per abituare i bambini a dormire da soli sono molto precise:

  1. Mettete il bambino a letto quando è ancora sveglio ma stanco, proprio come facciamo noi adulti;
  2. dopo che avrete concluso il rito della buonanotte uscite alla stanza;
  3. se il bambino piange aspettare qualche minuto prima di rientrare;
  4. quando rientrate nella stanza provate a consolarlo, ma senza prenderlo in braccio e non restate più di un paio di minuti: vedere il viso della mamma sarà sufficiente per rassicurare il bambino;
  5. se continua a piangere, aumentate gradualmente il tempo di attesa prima di andare nella stanza;
  6. coinvolgete tutti i componenti della famiglia, papà e nonni compresi, nell'attuazione del programma.

Quando iniziare il Metodo Ferber

Poiché il metodo Ferber si basa sulla capacità dei bambini di auto-consolarsi, è importante aspettare che il piccolo abbia sviluppato questa abilità quindi non prima dei 4-6 mesi.

Secondo i sostenitori di questo metodo le cose potrebbero essere difficili le prime notti, ma poi si noterà un miglioramento del sonno dopo il terzo giorno e dopo una settimana il bambino sarà abituato ad addormentarsi da solo.

Pro e contro

Il metodo Ferber è ancora oggi piuttosto controverso. Non tutti sono concordi nel ritenere che i bambini di 5 o 6 mesi abbiano la capacità di auto consolarsi e temono che il metodo non sia un successo: il bambino crolla nel sonno sentendosi abbandonato perché nessuno viene a consolarlo.

Ma vediamo i pro e i contro di questa tecnica:

PRO

Gli esperti concordano sul fatto che uno dei maggiori problemi nel far dormire un bambino durante la notte sono le associazioni del sonno. Cosa sono? In pratica se un bambino viene abituato ad addormentarsi tra le braccia della mamma finisce con l'associare la fase dell'addormentamento con questo comportamento e quando nel cuore della notte si sveglierà da solo nel lettino sarà confuso, spaventano e non riuscirà a riaddormentarsi tranquillamente.

L'American Academy of Sleep Medicine ha scoperto, portando avanti una meta analisi di 19 diversi studi su questo tipo di approccio, che si registra una netta diminuzione del numero di risvegli notturni e ha concluso che il metodo è molto efficace.

CONTRO

  • Non tutti i bambini sono uguali e non lo sono nemmeno tutti i genitori: il metodo può funzionare per alcuni e per altri rivelarsi inefficace e stressante;
  • il bambino potrebbe sentirsi abbandonato e non consolato;
  • non tutti i genitori riescono a mantenere sangue freddo e serenità durante le sessioni e gli intervalli.

In realtà lo stesso Ferber non dice di abbandonare il bambino nel suo letto ignorando il suo pianto, anzi dice chiaramente che il bambino va consolato con la voce e con la presenza, inoltre proprio per rinsaldare il legame tra genitore e figlio, raccomanda di creare una affettuosa routine della buonanotte nei momenti che precedono la messa a nanna.

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