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Fare la pipì a letto: come capire e superare questo disagio?

di Redazione PianetaMamma - 12.07.2012 Scrivici

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Fonte: shutterstock
Fare la pipì a letto è comune a molti bambini. Perché si presenta questo disagio, come superarlo? Cosa possono fare i genitori per aiutare i bambini

In questo articolo

Fare la pipì a letto: episodio comune tra i bambini

Il bambino fa ancora la pipì a letto. Perché e cosa fare? Lo abbiamo chiesto alla Dott.ssa Giuliana Apreda, Psicologa-Psicoterapeuta della famiglia.

Sono numerosi i bambini che fanno la pipì a letto, ma superare questo piccolo problema è semplice vediamo come.
La perdita involontaria di urina è un episodio normale nel bambino fino ad un anno di età, poiché non ha ancora imparato a riconoscere lo stimolo e non ha quindi acquisito il "controllo" della vescica.
Solo verso i tre, quattro anni il bambino diventa autonomo a condizione che abbia superato la fase di totale dipendenza dalla madre che caratterizza la relazione madre-bambino nei primi anni di vita. Il limite per l'acquisizione di questa capacità è intorno ai 5 anni, poi il mancato "controllo" della vescica viene definito con il termine di "enuresi".

Enuresi: cosa è

Esistono vari tipi di enuresi. Si distingue in "notturna" ossia limitata alla notte o "diurna" quando prosegue durante il giorno, e in "primaria" quando il controllo non è stato mai acquisito o in "secondaria" nel caso in cui il bambino dopo un periodo di autonomia ricomincia a fare la pipì a letto.

Possibili cause

La prima cosa da fare in tali casi è rivolgersi al proprio pediatra di fiducia per escludere eventuali malformazioni o patologie, occorre capire da dove deriva il problema.

  • Per un bambino fare la pipì a letto è un problema che tocca la sua sfera psicologica-emotiva. L'enuresi rappresenta, dal punto di vista psicologico, una regressione ad un comportamento infantile. In altre parole il bambino che presenta questo problema ci segnala che fa fatica a crescere e ad abbandonare la sicurezza di essere accudito dalla mamma.
    L'enuresi può presentarsi in seguito alla nascita di un fratellino e alla conseguente gelosia.
  • A volte invece il disturbo può essere un modo per "comunicare" ostilità. Fin dalla tenera età i genitori introducono i concetti di "sporco" e di "pulito" sotto forma di contrapposizione. Bagnare il letto assume il significato di "sporcare" ed il bambino lo sa bene. In questi casi l'enuresi assume il valore di una protesta contro i genitori e l'ambiente circostante.
  • Un'altra causa può essere la presenza di situazioni conflittuali in famiglia (separazioni, trascuratezza ecc:). Un atteggiamento troppo rigido da parte dei genitori può generare nel bambino molta ansia perché percepisce che mamma e papà danno molta importanza alle prestazioni sociali e gli chiedono di essere un bambino "perfetto" sempre educato ed anche uno studente modello.

Cosa fare?

Elenco di seguito alcuni consigli utili a gestire il problema dell'enuresi:

  • Occorre innanzitutto che i genitori assumano un atteggiamento equilibrato senza colpevolizzare il bambino con frasi del tipo "vergognati, alla tua età..." oppure "ma cosa combini?".
  • Secondo punto bisogna evitare di svegliare il bambino durante la notte per fare pipì ed annotare gli orari: questi atteggiamenti possono generare nel bambino un rifiuto nell'andare in bagno oltre a renderlo più insicuro. E' consigliato inoltre l'uso delle mutandine assorbenti al posto del pannolino solito.
  • Creare un'atmosfera rilassante e distesa prima di andare a dormire è fondamentale. L'enuresi a volte è solo la parte visibile di un iceberg che bisogna sciogliere. Un clima sereno e di fiducia in famiglia è il primo passo per superare il problema.
  • E' necessario, inoltre, che i genitori siano comprensivi. La tolleranza diventa parte integrante della guarigione. Si può anche farlo sentire meno "solo" spiegandogli che ci sono tanti bimbi coetanei che hanno il suo stesso problema.
  • Infine è importante far capire al proprio figlio quali sono i vantaggi della guarigione ad esempio il poter dormire fuori casa e contemporaneamente è opportuno premiare ogni piccolo suo progresso.
    Molti genitori si vergognano che il proprio figlio presenti questo problema. Chiedere aiuto e rivolgersi ad uno specialista, invece, costituisce un atto d'amore nei confronti del proprio piccolo
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