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Enuresi notturna: quando fa la pipì a letto

di Ingrid Busonera - 03.02.2021 Scrivici

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Fonte: shutterstock
Enuresi notturna nei bambini: cause psicologiche e rimedi della nonna quando il bimbo fa pipi a letto durante il sonno. Cosa fare

Enuresi notturna nei bambini

L'enuresi notturna non è una malattia bensì un disturbo che colpisce il 10/15 % dei bambini intorno ai 5/6 anni e consiste nella perdita involontaria delle urine durante il sonno in soggetti che hanno già acquistato il controllo completo degli sfinteri. In Italia attualmente ben un milione di ragazzi tra i 5 e i 14 anni soffre di questo disturbo.

In questo articolo

Cos'è l'enuresi notturna

Per poter dire che un bimbo soffre di enuresi notturna, non basta trovare sporadicamente il letto bagnato: per la diagnosi infatti pare che si debbano avere almeno 2 episodi alla settimana per 3 mesi consecutivi o 3 episodi di pipì a letto alla settimana per 2 settimane consecutive, dopo tali periodi si può dichiarare che il problema è effettivamente enuresi notturna.

Cause

Esistono diversi tipi di enuresi notturna, che si distinguono per alcune caratteristiche e cause:

  • enuresi primaria: si ha nei bambini oltre i 4 anni che non hanno ancora acquisito il pieno controllo notturno degli sfinteri e per ritardo di maturazione della vescica o problemi ormonali, non riescono tuttavia a controllare la minzione;
  • enuresi secondaria: si parla di enuresi secondaria quando il bambino dopo un periodo di almeno 6 mesi di controllo degli sfinteri vescicali, ricomincia a fare la pipì a letto; in genere è data da un forte stress o comunque situazioni emotivamente e psicologicamente stressanti e pesanti: traumi, nascita di un fratellino, trasloco, grandi cambiamenti;
  • enuresi sintomatica: a differenza dalle altre due, questo tipo di enuresi compare come conseguenza di una malattia, diabete, infezione alle vie urinarie, epilessia, ma anche a seguito di stress emotivo.

Rimedi

L'enuresi notturna non è una malattia ma un disturbo quindi sarebbe meglio nei limiti del possibile evitare le terapie farmacologiche e provare con quelle comportamentali o i rimedi della nonna. In sostanza le terapie farmacologiche sono atte ad accellerare il processo di maturazione della vescica e a ridurre il volume dei liquidi, per far sì che il problema si risolva nel minor tempo possibile in modo tale che non abbia risvolti psicologici negativi sul bambino stesso.

Comunque sia la terapia comportamentale è sempre la migliore anche perchè comunque sia il disturbo tende a scomparire spontaneamente. Tra i vari rimedi da provare elenchiamo:

  • non somministrare liquidi al bambino prima di andare a letto
  • far svuotare la vescica prima di dormire,
  • magari utilizzare un sistema di allarme, un piccolo congegno a pile che inserito nelle mutandine, appena scappa la pipì, attiva un'allarme sonoro che sveglia il bimbo e blocca lo stimolo della minzione, facendo prendere coscienza di quanto è successo.

Durante il giorno può essere utile far caso ad alcuni atteggiamenti del bimbo. Ad esempio se trattiene le urine perchè distratto dal gioco, se scappa qualche gocciolina e bagna le mutandine perchè va in bagno "tardi" , se si accovaccia per trattenere la pipì: tutti questi atteggiamenti andrebbero rivisti e possibilmente corretti.

Cosa dobbiamo fare noi mamme?

Sgridarlo dopo che fa la pipì a letto oltre che sbagliato è anche controproducente. E' noto infatti che un atteggiamento di comprensione migliori la situazione mentre il rimprovero la peggiora. Evitiamo di svegliarlo durante la notte, piuttosto mettiamo una mutandina assorbente che lo faccia dormire pulito e asciutto.

Evitiamo di far vedere il nostro dispiacere e la nostra frustrazione al bambino, che di riflesso assorbirà le nostre emozioni negative.  In genere i pediatri, benchè il pieno controllo della vescica si acquisisca ai 4 anni, decidono e consigliano di intervenire non prima dei 7 anni d'età; è proprio a quell'età però che il bambino, introdotto in una società ricca di confronti qual è la scuola, potrà presentare disagio e sofferenza per questo disturbo.

Per questo è molto utile valorizzare i suoi pregi e fargli notare quanto è bravo in alcune discipline dove magari altri compagnetti non brillano, per fargli capire che nessun bambino è uguale e soprattutto ognuno può esser più o meno abile in determinate cose.

Un altro consiglio da mettere in pratica è quello di raccontargli di persone (se è successo a noi per esempio) che come lui ne hanno sofferto da piccoli e hanno risolto il problema, rassicurandolo che anche per lui sarà esattamente così.

Importante è anche informarlo tramite disegni e piccole storielle sulla funzionalità dei reni e il viaggio della pipì, per fargli capire che la sua vescica è solo un po' in ritardo o non riesce a contenerne tanta e così scappa. Se il pediatra ce lo consiglia insegnamogli una sorta di ginnastica per la vescica utile a trattenere l'urina e a non farla scappare, praticamente gli stessi esercizi che abbiamo eseguito dopo il parto, per riacquistare la capacità dello sfintere vescicale.

Fonti

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