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Dormire nel lettone. Cosa significa per un bambino?

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Dormire nel lettone della mamma o addormentarsi con il contatto di qualcuno vicino è frequente. La psicologa ci parla del significato di questa abitudine per i bambini e di come dovrebbero comportarsi i genitori

Dormire nel lettone

IDormire nel lettone con i genitori non è un’abitudine insolita. Francesca mi chiede un consiglio su come comportarsi con la figlia di 6 anni che dorme con lei nel lettone ed è abituata a farlo sin da quando era molto piccola. Mi dice di non riuscire a convincerla, e anche quando cerca di farla riposare nella sua stanzetta, magari raccontandole una fiaba o coccolandola, fatica e dopo un po’ di insistenza, cede alle sue richieste. Non sopporta il suo pianto ed il suo lamento anche perché la bambina ha l’abitudine di giocare con le ciocche dei suoi capelli poichè questo la tranquillizza molto. A tal proposito riferisce che soddisfa, solitamente e spesso, le suppliche della sua piccola poiché non riesce a dirle di no. 

Simona è nata con un parto cesareo ma dopo poco tempo ha cominciato a stare male pertanto si è dovuta sottoporre ad una operazione chirurgica cosa che ha contribuito a rendere la donna apprensiva e incapace di separarsi da lei. Ammette infatti che lei stessa vorrebbe tenerla sempre con sé per proteggerla e sentirla piangere la fa stare davvero male poiché pensa di abbandonarla. È evidente in questo racconto che la causa principale di un’abitudine che si ha difficoltà a perdere è proprio legata all’esperienza della malattia della bambina tanto da determinare l’instaurarsi di un legame particolarmente intenso tra le due e difficile da modificare.

Nel momento stesso in cui la donna prende consapevolezza di tale vissuto qualcosa dentro di lei cambia e le lacrime le scendono sul viso. Ha compreso che quella esperienza ha fortemente condizionato il suo attaccamento nei confronti della figlia tanto da non renderla autonoma dal punto di vista dell’addormentamento.

Come convincere il bambino a dormire nel suo letto

L’aspetto principale di tale comportamento spesso risiede nell’adulto che per questioni di ‘comodità’ tiene il neonato accanto al lettone soprattutto durante il periodo dell’allattamento e fino a che non si sente pronto, soprattutto la mamma, a spostarlo nella sua stanzetta. Ma anche qui potrebbero nascere delle complicazioni dato che i bambini vorrebbero sempre restare tali e farsi coccolare fino allo sfinimento.

Cosa significa per un bambino?

Durante i primi mesi dell’allattamento il piccolo si abbandona completamente tra le braccia della mamma dalla quale non riceve soltanto costituenti nutritivi ma anche affettivi come calore e tenerezza. Queste due componenti, assieme all’odore del corpo e al suono della voce diventano, a livello istintivo, il suo analgesico naturale anche in caso di pianto. È quindi un legame che va ben al di là del ‘prendersi’ cura nutrendolo o addormentandolo. Harlow (dal 1958 al 1965) lo dimostrò col suo esperimento sulle scimmiette. È proprio il contatto fisico e la vicinanza con una ‘madre morbida’ che gli animali restavano vispi, mentre togliendola e dando loro soltanto il biberon, a distanza di tempo divennero tristi e persero anche l’interesse per il cibo.

L’attaccamento è una delle fonti principali di nutrimento dell’anima. La psiche umana ha infatti necessità di avere una base sicura di accudimento e di riparo, di stabilire una relazione di fiducia e di strutturare una propria sicurezza interiore grazie proprio a questo legame. Dormire assieme quindi non è sempre così deleterio per il bambino sino a che tale comportamento ha la funzione specifica di rassicurare e nutrire le sue emozioni attraverso la tenerezza e il contatto corporeo. Molti bambini, infatti, si abituano all’odore materno tanto da riuscire ad addormentarsi anche con una sua maglietta sulla quale è presente l’odore della sua pelle.

Come comportarsi in questi casi?

  • Sin da subito bisognerebbe abituare il bambino ad addormentarsi nella sua stanza anche dopo il primo periodo dell’allattamento. Ma questo spesso non avviene e il momento slitta di qualche anno. Così, ad un certo punto, ci si rende conto che è passato tanto tempo ed il piccolo ha ancora bisogno di prolungare quell’abitudine così radicata. Sapere, infatti, così all’improvviso di dover dormire da solo nella sua stanza può favorire l’insorgere di ansia e timore di essere abbandonato e cominciare a soffrire d’insonnia o ad avere incubi notturni. In questi casi è bene aspettare che si addormenti restando accanto a lui oppure stendendosi vicino in attesa in modo tale da riproporre lo stesso rituale della nanna.
  • Raccontare fiabe o storie che lo possano tranquillizzare e rasserenare, cantare delle canzoncine che gli piacciono, cercare di premiarlo ogniqualvolta vi aiuta nel gravoso compito di restare a dormire nel suo letto senza tante storie, fargli un bagnetto caldo e coccolarlo prima della nanna.
  • Ma fondamentale sarebbe rassicurarlo sul cambiamento, cosa analoga all’ingresso a scuola, che comporta un distacco dalla sua routine per entrare in una nuova dimensione di crescita. Rassicurarlo verbalmente significa spiegargli i motivo di tale passo, che riguarda il rispetto degli spazi, dei tempi e delle persone all’interno del contesto familiare (compreso un fratellino se è in camera con lui), così non si sentirà solo poiché papà e mamma sono presenti accanto e sono pronti ad accudirlo in qualsiasi momento!
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Le indicazioni contenute in questo sito non intendono e non devono in alcun modo sostituire il rapporto diretto fra professionisti della salute e il lettore. È pertanto opportuno consultare sempre il proprio medico curante e/o specialisti. Disclaimer»
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