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Disagio del neonato, come si può riconoscere

di Simona Bianchi - 17.04.2024 Scrivici

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Il disagio del neonato si dimostra tramite il pianto che è il modo con il quale i piccoli comunicano. Quando preoccuparsi e cosa significa

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Disagio del neonato, cosa sapere

Il disagio del neonato si manifesta con il pianto. Quando si torna a casa dall'ospedale con il proprio bambino, una delle principali paure dei neogenitori è quella di non essere in grado di capire le necessità del proprio figlio o se qualcosa non va proprio perché il pianto è la principale e inizialmente l'unica via di comunicazione del piccolo per qualsiasi cosa. In seguito, piccoli gesti, espressioni del viso e anche la postura del corpo aiuteranno a capire le esigenze e le sensazioni del proprio figlio.

Che significato ha il pianto del neonato

Il bambino appena nato esprime i suoi bisogni e i suoi sentimenti attraverso il pianto. Questo è il linguaggio del bambino nei primi giorni di vita per richiamare l'attenzione dei genitori per richiedere nutrimento, aiuto, protezione e conforto. I genitori devono quindi imparare ad ascoltare e a interpretare correttamente tale linguaggio.

Cosa fare quando il neonato piange

Il primo istinto dei neogenitori quando sentono il loro figlio piangere disperato è quello d'intervenire immediatamente. In realtà, l'Ospedale Bambino Gesù consiglia di attendere qualche momento e cercare di capire perché il piccolo piange così da intervenire correttamente per risolvere il suo bisogno. Offrire meccanicamente il seno o il ciuccio possono essere azioni che servono solo a tamponare il disagio e a far tacere il piccolo senza aver compreso e soddisfatto le sue reali richieste.

Perché il bambino piange e quali sono i tipi di disagio

Il neonato piange per esprimere un disagio, per esempio vuole comunicare che ha fame, oppure che il pannolino è sporco e vuole essere cambiato. Altre motivazioni possono dipendere dall'ambiente che lo circonda percepito come troppo caldo o troppo freddo, oppure con rumori di sottofondo tali da provocargli fastidio. Il pianto è ovviamente associato anche al dolore. Inoltre anche lo stato d'animo dei familiari può influenzare il pianto del piccolo, per esempi o trasmettendo nervosismo o ansia. Per riconoscere cosa vuole comunicare il proprio figlio bisogna ascoltando le caratteristiche del suo lamento, in particolare il timbro, l'intensità e la durata.

In maniera generica si possono individuare:

  • il pianto da fame: il cui l'inizio è a bassa intensità per poi divenire più forte e ritmico;
  • il pianto da dolore: intenso, forte fin dall'inizio e prolungato nel tempo con, a seguire, una fase di silenzio e presenza di singhiozzi alternati a brevi inspirazioni;
  • il pianto da collera: simile al pianto da fame, ma con tonalità più bassa e intensità costante.

Quando preoccuparsi per il disagio del neonato

Ci sono delle situazioni in cui il bambino, di solito tranquillo inizia a piangere forte e in maniera prolungata senza che ci sia un motivo evidente e senza che si riesca a trovare un modo per consolarlo e farlo smettere di piangere. In questi casi è bene consultare il pediatra per individuare le possibili cause del disagio. Una motivazione frequente sono le cosiddette coliche gassose. Il bambino piange per lo più agli stessi orari, nel pomeriggio o alla sera, è riconoscibile perché è incessante e non smette nemmeno se il bambino viene preso in braccio e coccolato. Inoltre, è accompagnato da braccia e gambe che si agitano e inarcamento della schiena alle volte seguito da un improvviso rasserenamento quando l'aria fuoriesce dal Sederino. In questo caso può essere utile massaggiare in maniera delicata il pancino e cullarlo. Da segnalare, prima di preoccuparsi perché il piccolo si lamenta troppo, è il fatto che, nei primi tre mesi fino a un anno, i lattanti piangono a lungo e per circa 2 o tre ore al giorno. Se il pianto non nasce da qualcosa che provoca dolore, fastidio, fame o sete probabilmente deriva dalla necessità di vicinanza e/o di contatto e attenzione da parte dei genitori; sarà facile verificarlo facendo sentire la propria presenza senza paura di esagerare e di viziarlo e mantenendo la propria tranquillità.

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