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Ruota salva bebè negli ospedali

di Redazione PianetaMamma - 21.03.2013 Scrivici

Un tempo c’erano le ruote dei conventi, ora la termoculla fuori dagli ospedali dove lasciare i bambini indesiderati

di Chiara Zambelli

Ogni tanto purtorppo si leggono storie di bambini abbandonati. Come quello che è venne rinvenuto (LEGGI a Brescia nei pressi di corso Magenta da due anziani che sentendo dei movimenti provenienti da un sacchetto dell’immondizia si sono accostati per capire cosa ci fosse all’interno. Credevano si trattasse di un cucciolo abbandonato, invece i due coniugi si sono ritrovati tra le braccia un neonato di poche ore, di razza caucasica, in salute.

Hanno portato il bimbo alla vicina caserma dei carabinieri e da lì il piccolino, ora ribattezzato Mario, è stato condotto presso l’Ospedale civile di Brescia. La domanda sorge spontanea: “Perché succede ancora?”, come può una madre abbandonare il proprio figlioletto di poche ore in piena città sapendo benissimo che la morte potrebbe coglierlo nel giro di poche ore. Presso l’Ospedale Civile di Brescia è anche presente una delle innumerevoli termo culle di cui numerosi ospedali Italiani si sono dotati per far fronte al fenomeno dell’abbandono dei neonati.


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La legge italiana consente alle donne, anche prive di permesso di soggiorno, di recarsi a partorire in ospedale in totale anonimato (LEGGE) come sancito dall’articolo. 70 del R.D. n° 1238/1939, modificato dall'art. 2 comma I della legge n° 127/97 e dal D.P.R. n° 396 del 3.11.2000, non comparendo né nel certificato di assistenza al parto né nell’atto di nascita pur ricevendo tutte le cure e l’assistenza necessarie. Le donne in difficoltà economica, con problemi familiari, troveranno assistenza sanitaria e materiale, per permettere loro di occuparsi del proprio figlio in prima persona. Se una donna decidesse comunque di rinunciare al riconoscimento del proprio bambino, il neonato sarebbe dichiarato adottabile, ma la gestante avrebbe tutte le cure necessaria per riprendersi al meglio dal parto.


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Molte donne, in particolare straniere, non sanno di queste iniziative, vedono l’ospedale come un luogo poco sicuro nel quale recarsi, temono ritorsioni da parte della legge, da parte di parenti o mariti che non approvano la loro gravidanza, si sentono sole, impotenti e spesso non sanno come comportarsi. Ogni anno circa 3000 bambini vengono abbandonati poche ore dopo la loro nascita. Molti di questi abbandoni si concludono con un tragico epilogo, i neonati, lasciati ai margini di una strada, vicino ai cassonetti o in zone poco abitate, finiscono per morire.

In altre situazioni, come accaduto di recente a Brescia, l’intervento tempestivo di qualche passante scongiura la tragedia.
Abbandonare un neonato (LEGGI), come sancito dal articolo 591 del codice civile, è reato e prevede la reclusione da 1 a 6 anni se in seguito all’abbandono il neonato subisse delle lesioni, nel caso tragico in cui sopraggiungesse la morte a causa dell’incuria la pena varia dai 3 agli 8 anni. Di questo reato non si macchiano quei genitori che dopo aver abbandonato il neonato si attivano per informare qualcuno della sua presenza, magari con una telefonata anonima al 118 o ai carabinieri di zona, in modo che il piccolo possa essere tempestivamente ritrovato.



Per far fronte a questo fenomeno alcuni ospedali italiani hanno pensato di rispolverare l’antica “ruota” che un tempo veniva posta fuori dai conventi. In origine fu Papa Innocenzo III a istituire a Roma una ruota degli esposti nel 1198, presso l'ospedale di Santo Spirito in Sassia, vicino alla Basilica Vaticana.


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Il genitore portava il bimbo al convento, lo inseriva nella ruota, la girava in modo che il bimbo venisse posizionato all’interno delle mura conventuali e poi suonava una campanella, così da segnalare la presenza del neonato (LEGGI). Metodi antichi ma efficaci. Ora gli ospedali si sono dotati di termo culle, dove chi lo desidera può depositare in totale anonimato il proprio bambino. Queste termo culle, già presenti in alcuni ospedali importanti come il Policlinico Casilino a Roma, l’Ospedale Civile di Brescia, Ospedale Galliera di Genova, si trovano anche in altre città come Civitavecchia, Bergamo, Firenze.

Ricordiamo le parole che alcuni sopravvissuti all’olocausto scrissero sulla tomba di  Oscar Schindler: “Chi salva una vita, salva il mondo intero”.

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