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Immigrazione: il dramma dei minori non accompagnati

di Redazione PianetaMamma - 10.05.2010 Scrivici

Molti degli immigrati protagonisti di viaggi disperati verso l’Italia e l’Europa, sono minori soli, bambini che scappano dalla fame, dalla miseria e dalla guerra, ma lo fanno senza i genitori. La legge li definisce minori non accompagnati e stabilisce che possono richiedere asilo nel nostro paese

Se vi dico: “immigrazione” a cosa pensate?

Personalmente, riflettendo sul fenomeno, fermo l’attenzione sulle immagini delle tristemente note “carrette del mare”, gli sbarchi disperati sulle nostre coste, l‘extracomunitario che prova a vendere qualche cosa al semaforo.

Ma ho fatto una scoperta “dolorosa”: c’è un aspetto dell’immigrazione che sfugge alla cognizione di moltissime di noi.

Ho scoperto che

parecchi immigrati, protagonisti di viaggi disperati verso l’Italia e l’Europa, sono minori soli,

ovvero bambini che scappano dalla fame, dalla miseria e dalla guerra, ma lo fanno senza i genitori.

La legge li definisce

minori non accompagnati e stabilisce che possono richiedere asilo nel nostro paese.

Da mamma, leggendo di questi bimbi, incontrando questa realtà a me sconosciuta, mi si è stretto il cuore.

Ho pensato a quelle donne e a quegli uomini che desiderano per il loro figlio non un futuro migliore, come possiamo intenderlo noi, ma semplicemente un futuro, una vita lontano dalla disperazione della miseria e della guerra.

Ho pensato alla scelta tremenda di questi genitori che eventualmente si prodigano in ogni modo affinché il figlio parta, ed

ai rischi del viaggio precario, pericoloso, lungo

, preferiscono il miraggio della “salvezza”.

Secondo le stime, circa il 50% dei minori stranieri non accompagnati provengono da Paesi cosiddetti ad alto rischio, quali il Corno d’Africa e l’Afghanistan. I bambini che giungono da queste terre fuggono dalle persecuzioni e dai conflitti armati. Legalmente è questa esigenza di fuga a determinare che essi possano richiedere asilo nel nostro paese ed in tutta Europa.

La legge riconosce l’esigenza di tutelare massimamente i minori, tenendo sempre conto del fatto che sono una categoria debole. In questo senso lo Stato non può riservare ai piccoli profughi, soli e senza accompagnamento, lo stesso trattamento che riserva a tutti gli altri immigrati. Occorre preservare questi bambini dal grave pericolo di situazioni di disagio, discriminazione, abbandono e violazione dei diritti fondamentali.

Il fenomeno è stato monitorato dall'Agenzia europea per i diritti fondamentali. Dallo studio emerge che

nel 2009 oltre 15 mila minori non accompagnati hanno richiesto asilo e protezione nell'Unione europea.

Sullo Stato grava l'obbligo di tutelare questi bambini, per le ragioni appena argomentate. Ed il primo sforzo che bisogna compiere è quello di evitare che vivano in situazioni precarie e non adatte alla loro condizione, ad esempio in stato di “detenzione” o comunque sotto uno stretto coprifuoco - pensate ai centri di prima accoglienza.

Partendo da questa considerazione, il legislatore ha preteso che il minore richiedente asilo venga subito affidato alle strutture del Sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati, lo

SPRAR.

Il Sistema di Protezione, infatti, oltre ad avere una quota di posti che ogni anno vengono destinati alle categorie vulnerabili, ha competenza per seguire il minore e per aiutarlo nella difficile fase di inserimento in un contesto culturale nuovo e diverso.

Se si vuole garantire piena ed effettiva tutela ai bambini giunti in Italia, occorre che sino informati prontamente dei loro diritti. Quando giungono nel nostro paese, infatti, non hanno alcuna cognizione del nostro sistema di protezione.

A norma di legge tutti i pubblici ufficiali e gli esercenti pubblici servizi, sia sul territorio che in frontiera, quando vengano a contatto con un minore straniero non accompagnato devono fornirgli, in forma adeguata alla sua età e con l’assistenza di un mediatore culturale o interprete, tutte le informazioni sulla sua facoltà di chiedere asilo e invitarlo a esprimere la propria opinione al riguardo.

Di fatto la richiesta di asilo serve a garantire protezione ai minori stranieri non accompagnati che temano di subire persecuzioni nel loro paese, per motivi di razza, religione, nazionalità, appartenenza a un determinato gruppo sociale o per le proprie opinioni politiche.

Non bisogna pensare, però, che l’ottenimento dell’asilo sia automatico

. La domanda di asilo viene esaminata dalla Commissione per il riconoscimento dello status di rifugiato. Il bambino che lo ottenga si vedrà riconosciuto anche il permesso di asilo.

Un diniego della Commissione, tuttavia, non corrisponderà ad un “abbandono” del piccolo profugo, infatti lo status di rifugiato non rappresenta la sola tutela che il nostro paese prevede a favore dei minori immigrati.

Esiste anche il

permesso per motivi umanitari e la protezione sussidiaria

, tutele meno stringenti ma comunque atte ad evitare il rimpatrio qualora non sia opportuno.

Stando a quanto riportato dall'European migration network (Emn), lo status di rifugiato è stato riconosciuto nel 29,6% dei casi, la protezione sussidiaria nel 31,3% e i motivi umanitari nel 18,6%. Ciò significa che,

circa un quinto dei minori che hanno presentato richiesta di asilo ha ricevuto un diniego.

C’è un dato che va riportato: l’ingresso della Romania nell’unione europea (datato 1 gennaio 2007) ha cambiato il volto della immigrazione solitaria di bambini. Infatti,

i piccoli profughi che giungevano nel nostro paese provenivano in larga parte dalla Romania.

Per questi minori neocomunitari nell'ottobre 2007 è stato istituito, al ministero dell'Interno, l'Organismo centrale di raccordo per la tutela dei minori non accompagnati con il compito di garantire i diritti dei ragazzi che arrivano dai paesi comunitari e valutare i progetti di accoglienza e eventualmente di rimpatrio

Dott.Federica Federico

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