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30 anni di carcere per il papà del bambino gettato nel Tevere

di Barbara Leone - 05.12.2012 Scrivici

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Patrizio Franceschelli, che all'inizio di febbraio ha gettato il figlio di 16 mesi nel Tevere, è stato condannato a 30 anni di carcere

Si è svolto ieri il processo con rito abbreviato nei confronti di Patrizio Franceschelli, il papà di Claudio, il bambino di 16 mesi che lo scorso 4 febbraio è stato gettato nel Tevere dopo una discussione tra l'uomo e la moglie.

Nel mese di ottobre l'uomo era stato rinviato a giudizio ed il gup Adele Rando aveva deciso di non riconoscere l'aggravante dei futili motivi e dell'efferatezza. Franceschelli era stato ritenuto in grado di intendere e di volere nel momento in cui aveva gettato il figlioletto nel fiume gelato.



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Il pm Attilio Pisani ha chiesto per lui 30 anni di carcere. Pena che è stata confermata dal giudice per l'accusa di omicidio volontario aggravato dal vincolo di parentela.

La sentenza è stata accolta con un applauso dai familiari del bambino e dall'associazione "Gli amici di Claudio", tutti riuniti fuori dall'aula per conoscere la decisione finale del giudice.

Al momento della lettura della sentenza, Franceschelli non era in aula. Germano Paolini, legale della mamma del piccolo Claudio, ha espresso soddisfazione per la sentenza: "E' stata una grande vittoria. Il giudice ha riconosciuto che l'imputato ha agito per motivi abietti e futili e per crudeltà. Sono state accolte le richieste del pm Attilio Pisani e sono state rigettate le richieste di ulteriori perizie psichiatriche".

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