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Prima educare alla professione, poi all’uso delle telecamere

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È giusto l'uso delle telecamere a scuola e in luoghi pubblici? La pedagogista ci spiega perché non risolverebbe la situazione e ci dice come capire se una maestra è violenta

Uso delle telecamere a scuola e in luoghi pubblici

La cronaca è solita riportare, purtroppo, spiacevoli episodi di violenza nei confronti di bambini all’interno delle mura domestiche e scolastiche. Di fronte a simili notizie uno dei primi commenti è quello di fare entrare nei luoghi pubblici le telecamere per documentare la giornata delle figure che quotidianamente hanno a che fare con i nostri figli. 

I pareri, come avviene in molti casi, anche qui sono discordanti. Verrebbe meno quella libertà d’insegnamento e di privacy nei confronti dei docenti, ma al tempo stesso avere l’occhio di una telecamera puntato per tutto il lavoro eviterebbe il verificarsi di episodi di questa gravità. 

Telecamere negli asili

Il parere di una pedagogista

Come insegnante, pedagogista, ma prima di tutto mamma, il bene e la sicurezza dei bambini sta al primo posto, ciò che bisognerebbe comprendere è se il mestiere dell’insegnante sia così esclusivo per una determinata categoria di persone o se invece, come purtroppo, sta accadendo negli ultimi anni sia diventata una sorta di ancora di salvezza per permettere a coloro, in possesso di un titolo idoneo, di poter lavorare in una scuola e dedicarsi ai bambini.

Sappiamo bene quanto un episodio spiacevole possa lasciare segni profondi in un individuo, figuriamoci quanto potrebbe essere dannoso per un minore e nei bambini tanto piccoli. Nei confronti della scuola, ma già a partire dal nido, le famiglie investono un grosso carico di fiducia in queste persone specializzate, affidano il loro più grande tesoro, lo lasciano sereno e pretendono, come è giusto che sia, di riprenderlo sereno.

L’atteggiamento di fiducia, poi, aumenta ancora di più se il bambino in questione non ha ancora una proprietà di linguaggio adeguata e necessaria da poter raccontare come ha trascorso la giornata con le educatrici o le insegnanti. Chi è del mestiere però sa, ma tengo ad aggiungere che certi segnali sono ben chiari anche ad un genitore, che un bambino che urla e piange rifiutandosi di entrare in classe o al nido e lo manifesta tutti i giorni per un lungo periodo di tempo qualcosa di disagio sicuramente c’è. Attenzione non stiamo parlando di violenza assicurata e certa, ma è bene ricordare che i bambini molto piccoli manifestano principalmente due emozioni, rispetto alle altre altrettanto fondamentali: la gioia e la paura.

Si capisce benissimo se è felice così come è facile comprendere se quella persona o quel luogo determina in lui/lei un forte stato emotivo negativo.

Come capire se una maestra è violenta

Mi è stato chiesto diverse volte da qualche mamma “come faccio a capire se la maestra di mio figlio è violenta?” La prima cosa da fare è chiedere alle altre mamme se i loro figli manifestano lo stesso disagio, se quando sentono nominare quella maestra si irrigidiscono, diventano nervosi, hanno paura e piangono.

Uso delle telecamere in luoghi pubblici

Diciamo che nidi e scuole non sono gli unici ambiente in cui si rivelano violenze da parte del personale, la cronaca riporta anche strutture per disabili, per anziani e ospedali.

Come comportarsi? Lavorare con persone bisognose delle nostre cure che siano bambini, anziani o disabili genera un forte carico di responsabilità e peso emotivo non indifferente. Lasciare a casa i propri problemi e dedicarsi anima e corpo a chi ha bisogno di noi è fonte di profonda frustrazione, ma ciò ovviamente non giustifica l’accanimento fisico e psicologico su queste persone.

Spesso le istituzioni richiedono enormi studi e specializzazioni, tutti titoli alla carta, ma ciò che a mio avviso viene meno in tanti soggetti è la passione e la dedizione amorevole per i soggetti che ci vengono affidati.

Sicuramente non sono lavori semplici perché si ha a che fare con la soddisfazione dei bisogni altrui e la sola formazione puramente tecnica e teorica non è sufficiente a generare personale preparato per i lavori educativi e di assistenza.

Perché l'uso delle telecamere non risolverebbe la situazione?

Accettare l’uso di telecamere solo per trasformare nidi, scuole e strutture educative in una sorta di reality non risolverebbe la situazione oltre al fatto che andrebbe a discapito di chi certi lavori li svolge ogni giorno con amore e serietà. Tuttavia, se un giorno tale proposta dovesse divenire legge e pertanto obbligatoria l’uso di telecamere potrebbe essere utile non solo per smascherare presunti soggetti violenti, ma anche per dimostrare gli effetti benefici sui bambini, per esempio, di un nido a chi ancora è titubante sulla frequenza di questi luoghi, mostrerebbe che una persona anziana in compagnia di altri suoi coetanei starebbe meglio piuttosto che vivere da solo e trascorrere le sue giornate in compagnia della televisione o l’aspetto positivo di una struttura specializzata gioverebbe ad un figlio disabile per fargli recuperare quante più funzioni possibili oltre a occupare il suo tempo svolgendo varie attività in gruppo invece di stare sempre chiuso in casa con i genitori.

Ma tutto ciò non è ancora sufficiente perché i maltrattamenti e la violenza si registrano anche tra le mura domestiche. I drammi familiari nei confronti dei minori pare non abbiano mai fine, finiamo di rattristarci per una bambina violentata e subito dopo apprendiamo la notizia di maltrattamenti su due fratellini. Le telecamere dovrebbero essere inserite in ogni casa. Non è questa la via giusta però da seguire.

Se alla base è venuta a mancare l’educazione impartita sin da piccoli a color che adulti lo sono adesso poco si può recuperare, ma tanto invece si può fare nei bambini di questa generazione. Insegnare il rispetto per l’altro, che sia adulto o coetaneo poco importa, il rispetto assoluto per ognuno di noi, il rispetto per ogni essere vivente, ma insegnarlo non con schiaffi e calci.

Prendere per mano il bambino e accompagnarlo nella crescita significa essergli accanto e guidarlo nelle giuste scelte, guardarlo negli occhi, ascoltare le sue richieste e bisogni no in maniera frettolosa perché assorbiti dagli impegni, ma ascoltarlo sinceramente col cuore. Poco serviranno le telecamere se la nostra preoccupazione sarà il fare bella figura con chi mi guarda. La bella figura sarà l’esempio che io riuscirò a dare a chi ogni giorno viene da me per imparare cose nuove e vivere nuove esperienze, il mio primo pensiero lavorativo dovrebbe essere: spero che oggi io possa donare un bel ricordo a quel bambino che lascerà per poche ore la sua mamma e il suo papà

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