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Sistema scolastico finlandese, un modello da seguire?

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Scopriamo il sistema scolastico finlandese, considerato dall'OCSE tra i primi cinque migliori al mondo

Sistema scolastico finlandese

Ultimamente si guarda molto al sistema scolastico finlandese come modello da studiare e imitare, e in effetti questo metodo si colloca tra i primi 5 sistemi scolastici migliori al mondo secondo il Pisa (Influential Programme for International Student Assesment) dell’Osce, che misura alfabetizzazione e capacità matematiche della media degli studenti dei diversi Paesi. Come è strutturato il sistema scolastico finlandese e perché sembra essere così interessante ed innovativo? Ecco cosa abbiamo scoperto.

Il miglior sistema scolastico al mondo?

Innanzitutto i bambini in Finlandia iniziano la scuola primaria a 6-7 anni e fino a quel momento hanno per lo più giocato: alla scuola materna, infatti, gli insegnanti puntano soprattutto sulle attività ludiche, che come sappiamo possono anche essere un forte stimolo e veicolo per l'apprendimento. In altre parole il tempo dedicato al gioco e alle attività manuali e creative è prioritario e secondo le ultime analisi ciò non incide affatto sul tasso di alfabetizzazione dei bambini finlandesi, tutt'altro. Le ricerche condotte dall'Università di Stanford hanno stabilito che ben il 94% degli alunni finlandesi arriva ad una formazione scolastica secondaria e a 17 anni sono già all'Università.

Dopo la scuola primaria i ragazzi scelgono se iscriversi alla scuola superiore, che corrisponde ai nostri licei, oppure ad una scuola professionale superiore che ha una durata di tre anni.

Metodo Montessori per bambini felici

Sistema scolastico finlandese e italiano a confronto

Ma quali sono le differenze tra il sistema scolastico finlandese e quello italiano e quali le peculiarità che possono spiegare il successo di questo modello?

  • Innanzitutto in Finlandia tutte le scuole primarie sono pubbliche, ciò garantisce accesso all'istruzione, un abbattimento della dispersione scolastica e soprattutto un'omogeneità nella qualità della formazione perché la scuola viene investita da moltissime risorse finanziarie. Sono gratuite anche le spese di trasporto e i libri (almeno per quanto riguarda la scuola elementare). Gli insegnanti sono professionisti riconosciuti a livello sociale, vengono rispettati e pagati con uno stipendio considerevole, inoltre per diventare insegnanti bisogna affrontare un lungo percorso di studi e una specializzazione. Insomma hanno una formazione di alto livello.
  • Non esistono le materie: una riforma del 2015 ha in pratica abolito le lezioni frontali, che prevedono il docente in cattedra e gli alunni passivi ai banchi, e ha introdotto il concetto di collaborazione tra insegnante e alunni, in un sistema che è in continuo movimento ed aggiornamento. Nella pratica non vengono, quindi, studiate le diverse discipline, come accade da noi in Italia, ma quelli che vengono chiamati “fenomeni” seguendo un approccio interdisciplinare che collega tutto il sapere, dall'attualità all'informatica, dalla storia alla geografia fino alla matematica.
  • L'importanza del gioco: per legge gli insegnanti devono prevedere quindici minuti di gioco ogni 45 minuti di lezione e questa scelta sembra aver pagato visto che i dati mostrano che con questo sistema i bambini si comportano meglio a scuola e hanno migliorato le loro performance. In pratica gli insegnanti sono incoraggiati ad utilizzare strumenti ludici per stimolare la curiosità e l'interesse degli alunni, compresi tablet e dispositivi digitali.
  • Pochi compiti a casa: gli insegnanti danno generalmente pochi compiti da fare a casa perché il tempo trascorso in famiglia viene considerato sacro.
  • All'asilo fino a sette anni e niente voti fino a 13 anni: le scuole elementari iniziano a sette anni e solo allora i bambini iniziano a leggere, fino a quel momento hanno soprattutto giocato e si sono dedicati all'artigianato e ad attività creative. Inoltre fino a 13 anni gli insegnanti non danno i voti ma giudizi espressi in parole, perché il sistema pedagogico parte dal presupposto che tutti i bambini, con i loro tempi, potranno imparare  a leggere, scrivere, fare i conti e parlare tre lingue. In Finlandia, quindi non si boccia e non si danno voti, solo nella scuola secondaria si danno dei voti che non sono finalizzati a stigmatizzare ma piuttosto a stimolare l'alunno a recuperare laddove si trovi indietro rispetto alla media.
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