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Scuole senza riscaldamenti, la minaccia delle province contro i tagli

di Barbara Leone - 08.11.2012 Scrivici

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L'Unione delle Province Italiane minaccia di spegnere i riscaldamenti nelle scuole per protestare contro i tagli decisi dal governo: e le famiglie dovranno tenere gli studenti a casa

Dallo scorso lunedì molti comuni italiani hanno predisposto il piano di accensione delle caldaie degli edifici pubblici, tra cui anche le scuole. Negli asili nido e nelle scuole materne, i riscaldamenti sono stati accesi già dallo scorso 2 novembre, per garantire la giusta temperatura ai bambini al rientro a scuola dopo il ponte. E nelle scuole elementari, medie e superiori sono stati accesi questa settimana.

Ma le scuole potrebbero presto tornare a spegnere i riscaldamenti. Il motivo? Le province italiane vogliono protestare contro i tagli decisi dal governo e minacciano di spegnere i riscaldamenti nelle scuole. Una decisione, proclamata dall'Upi (Unione delle Province Italiane) che determinerà la chiusura di molte scuole. Di certo non si possono lasciare i bambini, a scuola, al freddo.


 
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Il presidente dell'Upi, Antonio Saitta, ha così spiegato la loro protesta: "I 500 milioni di tagli imposti alle province con la spending review non sono sopportabili. Chiediamo solo rispetto. Non siamo una lobby economica, siamo un pezzo elettivo dello Stato e chiediamo rispetto. Se il governo non vuole ascoltarci faremo comprendere ai cittadini come i tagli della spending review li priveranno dei loro diritti, e cominceremo chiudendo le scuole prima del tempo quest'inverno, perché non abbiamo i soldi per pagare il riscaldamento delle aule".







La protesta potrebbe essere messa in atto soprattutto nelle scuole superiori, 5.179 delle quali sono proprio gestite dalle varie province. E Saitta continua a spiegare: "Con questi tagli non si interviene su sprechi, ma si cancella tutto. Con l'inverno alle porte non potremo più togliere la neve dalle strade, non abbiamo soldi per fare la manutenzione delle scuole, né quella straordinaria per mettere in sicurezza gli edifici, né quella ordinaria: non sappiamo come pagare le bollette di luce, gas, acqua, telefono. Per questo, se il governo non ci ascolterà, a Natale saremo costretti a chiudere le scuole prima del tempo".



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"Bisogna spiegare agli studenti e ai loro genitori che il governo non ha il coraggio di fare una spending review su sè stesso e che, tra l'altro, siamo pronti anche a interrompere i lavori di manutenzione nelle scuole. E quando qualche procuratore della Repubblica, come accade nella provincia di Torino con il bravo Guariniello, ci dirà che i lavori debbono essere terminati, noi opporremo un netto rifiuto, visto che le risorse non ci sono più".

Chissà se i genitori li sosterranno nel momento in cui saranno costretti a lasciare i figli a casa da scuola...

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