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L'incredibile voglia dei ragazzi di tornare tra i banchi secondo un sondaggio

di Elena Cioppi - 13.01.2021 Scrivici

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Fonte: shutterstock
Ragazzi e scuola in pandemia, un sondaggio rivela che, a un anno dallo scoppio dell'emergenza, la voglia di tornare tra i banchi supera la paura.

La pandemia sta mettendo a dura prova la vita di bambini e ragazzi, studenti senza banco che hanno visto completamente trasformare le loro abitudini quotidiane. La didattica a distanza vede ancora impegnati milioni di studenti, che, a causa delle restrizioni e dei decreti che si sussegono per contenere il contagio (l'ultimo è quello in vigore dal 6 gennaio 2021, ma già in fase di cambiamento), sono rimasti a casa a seguire le lezioni, senza poter tornare in classe. Ragazzi e scuola in pandemia è un binomio che, purtroppo, ancora oggi fa rima con instabilità. Eppure, secondo l'indagine "Nutrire l'infanzia" condotta da IPSOS per SOS Villaggi dei Bambini, la voglia di tornare alla normalità, zaino in spalla e ore trascorse in aula ad approfondire la lezione e a socializzare con i compagni, è altissima.

Secondo Samantha Tedesco, Responsabile Programmi e Advocacy di SOS Villaggi dei Bambini "con la didattica digitale integrata (DDI), sperimentata a partire da questo anno scolastico, gli studenti perdono progressivamente gli stimoli, diventano passivi, con il conseguente rischio di dispersione scolastica. La didattica a distanza, per quanto resti un ottimo supporto tecnico di emergenza, non può assolutamente sostituire la didattica in presenza". In più, le Linee Guida Scuola che puntano sulla DDI da settembre 2020 vengono integrate e modificate a seconda della situazione epidemiologica, continuano ad ampliare il range di diseguaglianza sociale tra chi, ad esempio, ha una connessione internet e chi non ce l'ha. 

La voglia di riprendere però è tanta: l'indagine ha coinvolto un campione molto nutrito e stratificato anche a livello regionale e ha individuato nel 90% degli studenti raggiunti la volontà (e la felicità) di tornare a scuola seguendo tutte le regole del caso. Pur di tornare a scuola questi ragazzi, in particolare quelli delle scuole superiori più sacrificati dai DPCM a tema scolastico, sono disposti ad accettare tutto quello che è necessario per tornare tra i banchi: mascherine, distanziamento, misurazione della temperatura. Per loro la scuola è un luogo sicuro, monitorato e da frequentare in presenza.

Secondo Samantha Tedesco "per quasi un anno i professori hanno lavorato per garantire la continuità dell'apprendimento. In breve tempo si sono attivati con la didattica a distanza, stabilendo un contatto con i propri alunni. È stato un nuovo modo di fare scuola, non tutti avevano una particolare competenza in materia informatica e, in alcuni casi, la strumentazione adatta per affrontare l'emergenza". Ma questo non può bastare, non sul lungo termine almeno. E non come piano stabile. Per la Tedesco è "importante accogliere anche le richieste del mondo studentesco. I nostri ragazzi devono tornare a scuola in presenza, condizione essenziale per garantire loro un livello d'istruzione adeguato ma anche quel benessere psico-fisico che la pandemia sta mettendo a repentaglio. Ci appelliamo al ministro Azzolina e al Governo affinché siano al primo posto le necessità dei nostri ragazzi. La povertà educativa è una grave emergenza globale, e la scuola deve essere una priorità nazionale"

Ragazzi e scuola in pandemia, la voglia di tornare alla normalità

L'indagine di SOS Villaggi dei Bambini con IPSOS ha anche messo in luce diversi aspetti di questa situazione, stratificata su più livelli e non soltanto su quello della didattica. Ecco i risultati più significativi per inquadrare meglio come vedono gli studenti e i loro genitori il ritorno a scuola, seppur con tutti i limiti del caso:

  • 9 genitori su 10 dichiarano che il proprio figlio era molto (53%) o abbastanza (37%) contento di rientrare a scuola, indipendentemente dal ciclo di studi o classe frequentata.
  • 1 genitore su 2 parla di "entusiasmo" come stato d'animo prevalente nei figli che hanno affrontato il rientro a scuola.
  • più di 7 genitori su 10 ritengono che il proprio figlio si senta molto (14%) o abbastanza (62%) sicuro a scuola
  • Tra quelli che invece ritengono che il proprio figlio non si senta abbastanza sicuro (1 su 4), il 55% attribuiscono l'insicurezza alla paura che i compagni non rispettino le misure precauzionali (soprattutto nelle scuole medie), il
  • 27% lamenta misure di prevenzione e, in generale, di organizzazione poco chiare (specie nella scuola primaria) e il restante 18% crede che il proprio figlio tema di non poter rispettare le misure previste (soprattutto in prima e seconda elementare).
  • 7 genitori su 10 pensano che i propri figli siano disposti a rispettare le regole con entusiasmo

Tra le cose che più infastidiscono i ragazzi rispetto alle limitazioni Covid c'è l'impossibilità di fare uscite e gite scolastiche, soprattutto alla scuola primaria e secondaria(67%). Ma anche il distanziamento sociale (63%), il non poter scambiare oggetti coi compagni (58%), l'uso delle mascherine (52%) sono abitudini necessarie entrate nel radar degli studenti intervistati. Nessun imbarazzo invece davanti all'uso del gel disinfettante, agli ingressi e uscite scaglionati per evitare assembramenti davanti agli istituti e alla misurazione della febbre. 

Per i genitori invece il rischio alto rimane sia fuori dalla scuola che tra i suoi corridoi. Infatti il 25% ha dichiarato di aver paura del contagio dentro le mura scolastiche, ma il 17% teme anche gli assembramenti che si creano al suo esterno. 
E l'apprendimento imposto tramite DDI? Fonte di preccupazione solo per il 14% dei genitori.

Covid-19 e scuola: come la vivono i genitori

Il sondaggio ha anche messo in evidenza i dati dell'incidenza dei casi di contagio a scuola, almeno per i genitori intervistati. In generale sul tema c'è una grande controversia, con gli immunologi che puntano il dito su asili nido e scuole materne dove il contagio correrebbe più veloce (come ha raccontato Massimo Galli, direttore del Dipartimento Malattie Infettive dell'ospedale Sacco di Milano) in un'intervista riportata da Orizzonte Scuola. E la Ministra dell'Istruzione Azzolina che invece lavora per far tornare la maggioranza degli alunni in classe in tutta sicurezza. Dal sondaggio di SOS Villaggi dei Bambini emerge che 4 genitori su 10 riportano della scoperta di effettivi casi di Covid-19 nella scuola del proprio figlio, in particolare nelle scuole medie piuttosto che le elementari (47% contro il 37%). Alle scuole medie c'è maggiore incidenza , perché è stato riportato più di un caso per scuola (28% a fronte di un 19% delle elementari). Guardando invece alla presenza di casi Covid-19 nella classe del proprio figlio, la quota di genitori che riporta di almeno un caso si riduce al 14% (di cui 8% con più di un caso positivo).

Secondo queste mamme e questi papà, il 75% dei ragazzi, soprattutto della scuola elementare, hanno vissuto la presenza di casi Covid-19 vicino a loro con preoccupazione, generandone di ulteriore in caso di quarantena familiare.

Mensa e disuguaglianza sociale

Un'altra grande assente dalle manovre per contenere il contagio a scuola è la mensa, anch'essa sacrificata dalla maggior parte degli istituti. Questo però, secondo l'indagine "Nutrire l'infanzia", ha portato, per più di una famiglia su dieci (ovvero il 12%) a non poter garantire almeno un pasto al giorno ben bilanciato o addirittura l'unico pasto della giornata (nel 5% dei casi) ai propri figli. L'assenza della mensa ha generato non pochi problemi:

  • organizzativi (44%)
  • disagio nel far pranzare il figlio a casa da solo nel caso in cui i genitori siano al lavoro (13%)

La mensa ha una funzione educativa per il 64% degli intervistati, un pasto spesso considerato di qualità (nel 57% dei casi) e anche fonte di ispirazione (56%) per i pranzi a casa.

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