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La prevenzione dei Disturbi Specifici dell’Apprendimento: un’iniziativa della Regione Toscana

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La Regione Toscana propone un progetto per la prevenzione dei Disturbi Specifici dell’Apprendimento

Prevenzione dei Disturbi Specifici dell’Apprendimento

La ASL Toscana centro ha recentemente proposto un’iniziativa per l’identificazione precoce dei Disturbi del Linguaggio nei bambini frequentanti le scuole dell’infanzia. Il progetto Ccm2013, denominato: “Identificazione precoce dei bambini con disturbi del linguaggio e della comunicazione a rischio di sviluppare difficoltà di apprendimento della lingua scritta”, è stato realizzato nel 2014 dall'allora Asl 11 di Empoli in collaborazione con l’Ufficio scolastico regionale per la Toscana.

L’obiettivo principale del progetto consiste nell’incremento delle competenze comunicative dei bambini e nel recupero dei casi con ritardo nel linguaggio, al fine di garantire una maggiore appropriatezza degli invii ai servizi sanitari, con una conseguente riduzione delle liste di attesa; inoltre il progetto mira ad attuare una prevenzione primaria dei Disturbi dell'Apprendimento.

Per realizzare questi scopi il programma si avvale dell’utilizzo di un protocollo di potenziamento educativo, attuabile dopo una adeguata formazione degli insegnanti; anche le insegnanti incluse nel progetto della ASL Toscana centro riceveranno una formazione appropriata e successivamente verrà consegnato loro il kit di potenziamento sperimentato anzitempo nel territorio empolese.

Perché questa iniziativa risulta essere particolarmente valida?

La proposta di progetti che mirino all’identificazione precoce dei Disturbi del Linguaggio rappresenta una valida iniziativa poiché questi progetti includono una serie di attività che possono essere attuate sotto forma di gioco, e che quindi risultano essere molto coinvolgenti per i bambini, ma al tempo stesso permettono agli “addetti ai lavori” la fondamentale identificazione e diagnosi precoce di eventuali Disturbi del Linguaggio.

Il progetto assume una particolare rilevanza poiché è attualmente noto che il Disturbo del Linguaggio costituisca un fattore di rischio per lo sviluppo di un Disturbo Specifico dell’Apprendimento (DSA) durante la scuola primaria (Rutter et al., 2006; Law et al., 2008).

Come riconoscere i disturbi dell'apprendimento

Perché interessarsi alla prevenzione dei DSA?

È importante interessarsi a questa problematica a causa dell’alta incidenza delle difficoltà di apprendimento nella popolazione scolastica evidenziata da diversi lavori pubblicati negli ultimi trent’anni (Cornoldi, Tressoldi, 2002).

Le difficoltà di apprendimento possono determinare non solo l’insuccesso durante la frequentazione della scuola dell’obbligo, comportando una compromissione della carriera scolastica, ma anche una compromissione nello sviluppo della personalità e nell’adattamento sociale (Rutter et al., 1976; Stringer et al., 1999). Quei bambini con un difficoltoso adattamento sociale sono conseguentemente meno benvoluti rispetto agli altri compagni, ponendo così le basi per un minore adattamento emotivo, maggiore ansia, ritiro in se stessi, depressione e bassa autostima (Searcy, 1988; Wong, 1996).

Tuttavia una serie di studi longitudinali evidenziano che la precocità della diagnosi e dell’intervento giochino un ruolo positivo nella determinazione dell’evoluzione del disturbo e nel complessivo sviluppo affettivo e cognitivo del bambino con DSA (Schneider et al., 2000; Vadasy et al., 2000).

In quest’ottica la prevenzione assume un ruolo di grande valore, anche in ragion del fatto che un intervento di tipo preventivo risulti essere facilmente attuabile; inoltre anche l’utenza cui si rivolgono questi interventi è piuttosto definita. Infatti a 5 anni le competenze essenziali per gli apprendimenti dovrebbero già essere strutturate (Mazzoncini et al., 1996), e l’immaturità rispetto ad un apprendimento si configura come una condizione più stabile e solitamente meno compensabile in maniera spontanea dal bambino a questa età. Dunque risulta essere proprio questa l’età cronologica ottimale per un’identificazione e un intervento precoce, anche se sono comunque possibili interventi nei bambini ancor più piccoli.

Per questi bambini identificati come “a rischio”, l’intervento proposto consiste in un potenziamento dei prerequisiti cognitivi che sono alla base dell’apprendimento di lettura, scrittura e calcolo e permette una limitazione significativa del disagio e della conseguente dispersione scolastica.

Il ruolo della scuola dell’infanzia nell’identificazione precoce dei bambini a rischio

La scuola dell’infanzia svolge un ruolo imprescindibile non solo a livello preventivo, ma anche nell’ottica della promozione e dell’avvio di un corretto sviluppo dei bambini in tutto il percorso scolastico.

A tal proposito, il DM 12/07/2011 afferma che la scuola dell’infanzia:

Ha il compito di rafforzare l’identità personale, l’autonomia e le competenze dei bambini, promuovendo la maturazione dell’identità personale in una prospettiva che ne integri tutti gli aspetti (biologici, psichici, motori, intellettuali, morali e religiosi), mirando a consolidare le capacità sensoriali, percettive, motorie, sociali, linguistiche ed intellettive del bambino

In ragione di ciò la scuola dell’infanzia dovrebbe attuare dunque interventi di identificazione precoce dei casi sospetti, proporre attività di recupero didattico mirato ed eventualmente segnalare le persistenti difficoltà alla famiglia.

Nello specifico la scuola d’infanzia può fornire il suo contributo mediante un’osservazione globale prima e specifica poi, focalizzata sui prerequisiti dell’apprendimento dei bambini facenti parte della classe.

In particolare le insegnanti dovrebbero concentrarsi sull’individuazione dei prerequisiti già consolidati, su quelli emergenti ed eventualmente su quelli non ancora sviluppati, al fine di intervenire in modo mirato, ottimizzando così le risorse educative.

L’osservazione delle prestazioni del bambino dovrebbe riguardare le varie aree esperienziali nei diversi momenti della vita scolastica, ponendo una particolare attenzione ad eventuali discrepanze tra le prestazioni del bambino e quelle del resto della classe, ma anche all’intelligenza globale del bambino con un focus su eventuali deficit specifici.

In funzione di questa osservazione le insegnanti dovrebbero quindi proporre una serie di attività specifiche di potenziamento e di recupero, ad esempio sotto forma di laboratori specifici o inserendo nuove routine nella quotidianità scolastica (Chiarello, Cocuzza, 2012). Tuttavia, se la difficoltà osservata permane nonostante ciò, è opportuno comunicarla alla famiglia del bambino, la quale provvederà ad un approfondimento specialistico ed eventualmente ad una valutazione logopedica.

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