gpt strip1_generica-bambino
gpt strip1_gpt-bambino-0
Nostrofiglio.it

Pianetamamma logo pianetamamma.it

gpt skin_web-bambino-0
1 5

Com'è difficile essere studenti al giorno d'oggi? La riflessione della pedagogista

/pictures/2018/11/29/com-e-difficile-essere-studenti-al-giorno-d-oggi-la-riflessione-della-pedagogista-1444628537[980]x[410]780x325.jpeg Shutterstock
gpt native-top-foglia-bambino

La difficoltà di essere studenti oggi: la pedagogista ci invita a riflettere su come sono cambiate la scuola e le condizioni degli studenti

La difficoltà di essere studenti oggi

La scuola si sa è sempre stato un bel grattacapo non solo per chi ci lavora, ma anche, e soprattutto, per gli studenti e per i genitori. Essere studenti non è semplice: non lo è mai stato in passato, per la severità con cui venivamo impartite le lezioni, e non lo è nei nostri tempi ipertecnologici, poiché agli alunni viene richiesta una quantità enorme di conoscenze e competenze da mettere a volte in secondo piano la personalità del bambino e/o del ragazzo che abbiamo di fronte.

È giusto però, considerato il delicato argomento, di analizzare passo passo i vari aspetti che rendono un soggetto uno studente.

Per prima cosa tante volte è stato detto che famiglia e scuola rappresentano le due agenzie educative fondamentali per il bambino, due istituzioni alle quali è richiesta una complicità necessaria e duratura per il benessere dei ragazzi.

Come deve essere un buon insegnante

Sappiamo, tuttavia, che non sempre è così e nonostante l’innumerevole impegno dalle parti chiamate in causa i risultati poi sono tutt’altro che soddisfacenti.

Il rapporto tra scuola e famiglia

La forte diatriba che ha da sempre accompagnato le problematiche scuola-famiglia sono state legate alla mancanza di dialogo, ad una sorta di scarica barili quando le cose non vanno nel verso giusto e a rimetterci sono sempre gli alunni.

Incolparsi a vicenda è proprio uno dei motivi che non permettono di lavorare bene e creando nel bambino incertezza e poco rispetto per l’autorità docente che ricordiamo essere un pubblico ufficiale. Vivere tranquillamente la scuola non significa andare d’accordo con gli insegnanti o svolgere tutti compiti, ma arrivare in classe con una serenità educativa che parta già da casa.

Una solida alleanza tra la famiglia e la scuola è importante perché spesso molti alunni non vivono nel miglior modo lo stare in classe presi da problemi con i genitori o con gli insegnanti, ma anche con i compagni.

Analizziamo queste tre legami che risultano fondamentali per ogni individuo in età scolare.

  1. Avere una situazione problematica in famiglia, dovuta alla separazione dei genitori, ad un lutto, ad un imminente trasferimento in un’altra città, ma anche a questioni inerenti problemi economici o di violenza domestica fanno sì che lo studente assuma vari atteggiamenti che possano andare dal totale isolamento, quindi vivere in una sorta di mondo parallelo o immaginario dove tutto è bello e funziona bene, al mostrare invidia per il compagno che invece non ha questo tipo di problematiche.
  2. I disagi si possono verificare all’interno della classe stessa, con un insegnante in particolare, avere la consapevolezza che la maestra o il professore ce l’abbia con lui/lei. Sentimenti come rabbia, odio, rifiuto per la disciplina sono le conseguenze. In alcuni casi si arriva ad aggredire verbalmente il docente e quando dall’altra parte manca la comprensione e il dialogo difficilmente il disagio si risolve nel corso dell’anno scolastico.
  3. Essere studente però significa anche vivere in un gruppo di pari dove il bisogno primario è l’accettazione. Anche qui le problematiche non mancano, anzi sono spesso eccessive e a volte diventano pericolose quando si cerca a tutti i costi di piacere agli altri. Il gruppo classe è la prima aggregazione per un bambino, non tutti riescono ad inserirsi dal primo giorno di scuola, alcuni faticano ad esprimersi, altri a legare con tutti e preferiscono l’amicizia di pochi. Il non sentirsi accettati è una grande paura che provano moltissimi bambini e ragazzi, d’altro canto l’escludere e il non volere un determinato compagno nel proprio gruppo è comune in molte scuole. Vengono messi in atto meccanismi di violenza fisica e mentale, la seconda avviene soprattutto per mano del genere femminile, chiamati oggi atti di bullismo che minano l’equilibro della cosiddetta vittima tanto da compromettere non solo il rendimento scolastico, ma anche i rapporti con le persone che le vogliono bene. Quando tali fenomeni si manifestano a scuola può succedere che il malcapitato decida di non andare a scuola per un periodo di tempo anche abbastanza lungo o nei casi più gravi si chieda di cambiare istituto, quartiere o addirittura città.

In una società com’è quella di oggi in cui ad ogni soggetto è richiesto il massimo, creare aspettative o un’immagine distorta degli altri annulla la vera personalità dell’individuo, non parliamo poi se i soggetti in questione sono i bambini.

Quali accorgimenti adottare?

  • È importante per un loro corretto e sano sviluppo che i genitori viaggino sulla stessa linea educativa, abbiano cioè gli stessi sistemi per educare i figli, che non siano fossilizzati  nell’educazione ricevuta dai loro genitori o chiusi in un modello educativo ben definito e rigido.
  • È, inoltre, fondamentale chiedere ai figli, prima ancora di andare bene a scuola, di studiare, fare tutti i compiti, di essere rispettosi nei confronti di tutte le persone che hanno di fronte, degli adulti, ma anche dei coetanei. L’esempio poi, l’abbiamo detto tante volte, è l’insegnamento migliore che i bambini possano ricevere. La frase “Chiedo rispetto ma sono il primo a dare rispetto” dovrebbe essere ben compresa prima di tutto dagli adulti, sempre troppo esigenti.
  • Altro “rimprovero” che mi permetto di dare ai genitori è di non limitare il vivere la scuola del figlio unicamente al rendimento, al compito in classe e ai voti. Non siamo nati per essere giudicati ma per far parte di una società, di essere membri attivi e responsabili. Pertanto, va benissimo fare il proprio dovere di scolaro, ma gli alunni hanno bisogno prima di tutto di adulti che credano nelle loro capacità, hanno bisogno e il diritto, aggiungerei, di essere capiti ma soprattutto ascoltati.

Viviamo nella società dell’indifferenza, del contatto visivo ai minimi termini, non meravigliamoci se poi di fronte abbiamo bambini e adolescenti poco propensi al dialogo perché l’assenza di linguaggio la diamo prima noi adulti dedicando il nostro tempo libero a quella diavoleria chiamata smartphone.

gpt inread-bambino-0
Le indicazioni contenute in questo sito non intendono e non devono in alcun modo sostituire il rapporto diretto fra professionisti della salute e il lettore. È pertanto opportuno consultare sempre il proprio medico curante e/o specialisti. Disclaimer»
gpt skin_mobile-bambino-0