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I buoni motivi per insegnare una lingua straniera a vostro figlio

di Redazione PianetaMamma - 12.11.2009 Scrivici

Bilingue per gioco: la mamma che l’ha ideato e che abbiamo intervistato qualche tempo fa ci racconta gli ultimi sviluppi di un fenomeno in crescita, il bilinguismo

Bilingue per gioco: la mamma che l’ha ideato e che abbiamo intervistato qualche tempo fa

ci racconta gli ultimi sviluppi di un fenomeno in crescita, il bilinguismo:

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Qualche tempo fa mi ero occupata di Bilingue per Gioco e di come il fenomeno del bilinguismo nel nostro paese sia in crescita. Senza dubbio una soluzione, un’alternativa che si spera possa rendere più competitivi, quando si troveranno ad affrontare il mondo del lavoro, anche i bambini italiani.
Mi sto rendendo altresì conto di come la scuola italiana stia invece continuando ad affrontare lo studio delle lingue e l’approccio con culture diverse, in modo sbagliato e se vogliamo anche (in certi casi) superficiale.
Ne parlo perché proprio perchè Bilingue Per Gioco ha partecipato anche alla conferenza sull’apprendimento precoce delle lingue (Language Early Learning Conference – Bruxelles 24/25 Settembre 2009) che l’Unione Europea ha organizzato per stimolare dibattito e innovazione sul tema dell’apprendimento precoce delle lingue".

Se non conoscete la storia di

Letizia, la fondatrice di Bilingue per Gioco

, vi ricordo che si tratta di una ragazza italiana che per 10 anni ha vissuto all’estero.

Ora vive in Italia con il suo bambino di 2 anni perfettamente bilingue

.

"Crescere mio figlio bilingue é stata una scelta per me ovvia e naturale, ma abbastanza solitaria. Poi ho creato Bilingue Per Gioco e ho avuto modo di confrontarmi con tantissime famiglie, che hanno storie diverse ma domande molto simili

"

E così, ad esempio come mi scrive Letizia possiamo trovare la storia di Claudia e Silvia che hanno vissuto e viaggiano molto all’estero e parlano molto in inglese ai loro bambini che capiscono tutto in inglese (vengono chiamati

bilingui passivi

) e a volte sono anche attivi. Non serve però mandare i propri figli presso una scuola di inglese;

la lingua inglese diventa parte integrante della loro vita quotidiana.

Letizia dice anche:

"Queste famiglie hanno bisogno di condividere esperienze e trovare risposte ai propri dubbi, perché accompagnare un bambino nell’apprendimento di una lingua é un processo che dura anni e la motivazione é l’elemento discriminante tra chi ce la fa e chi abbandona".

Per questo

Bilingue Per Gioco offre ai genitori spunti di riflessione e l’opportunità di confrontarsi, aiutando ogni famiglia a trovare il metodo più adatto alle proprie esigenze

. In questo modo l’esperienza della seconda lingua viene vissuta con serenità da grandi e bambini e diventa momento di gioco e comunicazione.

Direttamente dal sito (

http://bilinguepergioco.com/

) ecco

8 buoni motivi per insegnare una lingua straniera a vostro figlio anche se non siete madrelingua

1) La lingua è uno strumento vivo, cresce, si evolve, matura. Tuo figlio non parlerà una lingua straniera esattamente come la parli tu, molto probabilmente la parlerà meglio. Tu sei nelle condizioni di dare dei primi input e creare le condizioni per l’apprendimento di una lingua straniera e nel tempo ,se vorrai, potrai aiutare tuo figlio ad acquisire la lingua in maniera sempre più sofisticata.

2) Non esiste un accento puro. Ci sono madrelingua con accenti impossibili da comprendere e ci sono persone che parlano una lingua straniera con accenti appena percettibili. Nel caso dell’Inglese per esempio solo il 2% della popolazione inglese parla quello che viene definito the Queen’ English.

3) Le lingue servono per comunicare. A volte sembra che dimentichiamo questo dato, come se imparare una lingua fosse un esercizio stilistico fine a se  stesso. Se io capisco e vengo capito ho accesso ad un mondo di idee, persone, opportunità. Certo quanto meglio vengo capito tanto più verrò  accettato, non c’è dubbio, ma difficilmente una persona viene valutata solo per il proprio accento. Per fare un esempio specifico io conosco personalmente più di una persona che pur avendo vissuto moltissimi anni all’estero parla Inglese con un accento decisamente Italiano, il che non ha impedito che facessero delle splendide carriere lavorando per le ditte americane più prestigiose, tipo –tanto per dirne una- una multinazionale dei motori di ricerca il cui nome non ricordo ma inizia per G

4) Puoi e devi comunque creare una molteplicità  di input per la lingua straniera. Insegnare una lingua straniera ad un bambino significa impegnarsi a fare un percorso insieme. Lungo il percorso però si potranno e dovranno cercare supporti che aiutino sia il bambino che il genitore.

5) I bambini hanno una grande capacità  regolizzatrice, quindi se vengono loro offerti input diversi sapranno usarli tutti in maniera ottimale.

6) A volte non c’è alternativa. Non sempre si hanno le possibilità per soluzioni alternative, quali la scuola internazionale, la ragazza alla pari, la zia americana, etc. In questi casi o ce la mettete tutta voi genitori, o vi affidate al percorso classico offerto dalla scuola, che però, possiamo dirlo, offre risultati inevitabilmente mediocri.

7) Qualunque siano le tue competenze nella lingua straniera puoi trovare un approccio che ti permetta di sfruttarle al massimo dando ai tuoi figli tutto ciò  che puoi dare, linguisticamente parlando, senza pretendere l’impossibile e senza mettere nessuno in difficoltà. Individuare l’approccio giusto per te e la tua famiglia non è facile, è forse uno degli aspetti più difficili, ma è sicuramente possibile e se avrai pazienza e costanza ci arriveremo.

8) Se sei veramente determinato sei già a metà dell’opera. La determinazione e la motivazione sono cruciali e rendono possibili anche le imprese più improbabili. Essere motivato significa cercare sempre nuovi stimoli, dedicare attenzione e riflessione agli sviluppi linguistici, provare diversi approcci e soprattutto essere costanti nel tempo.

Insomma: se c’è la volontà reale di fare qualcosa, si può fare.

Voi, cosa ne pensate? Non sono a conoscenza ad esempio di asili nido bilingue nella mia città, Perugia ma penso che se ci fossero strutture adatte e personale ben preparato si potrebbe davvero pensare ad un Italia come ad un paese al passo con i tempi. E questo si potrebbe realizzare anche con l’aiuto delle mamme che hanno aderito a Bilingue per gioco.

E speriamo anche che presto spariscano anche tutti gli episodi di razzismo che spesso coinvolgono proprio i più piccoli, i più indifesi. A monte deve comunque sia esserci maggiore comprensione e informazione.


Martina Braganti

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