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Bullismo: come riconoscerlo e come comportarsi

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Come riconoscere il bullismo: come si manifesta e cosa possono fare insegnanti e genitori per prevenire ed intervenire

Come riconoscere il bullismo

Ragazze tra gli undici e i tredici anni che frequentano i licei del nord Italia. Secondo l’Istat questo è il profilo tipo di chi viene bullizzato. Attraverso dei consigli di Telefono Azzurro e due libri abbiamo cercato di costruire una piccola torre di guardia per insegnanti, genitori e ragazzi.

Un bambino o ragazzo su due è (o è stato) vittima di episodi di bullismo. Accade in Italia (fonte Istat). L’età in cui questi eventi si verificano maggiormente è quella compresa tra gli 11 e i 17 anni, anche se il periodo più delicato è quello che va dagli undici ai tredici.

Il bullismo si manifesta attraverso l’aggressione verbale con parolacce e insulti. Si viene derisi per il proprio aspetto fisico la maggior parte delle volte e un caso ogni quattro sfocia anche nella violenza fisica.

Poco più del 50% dei ragazzi ha subito almeno un episodio offensivo, non rispettoso o violento. Nel 9% dei casi gli atti di prepotenza si sono ripetuti ciclicamente con cadenza almeno settimanale. La ricerca evidenzia anche come siano le ragazze le principali vittime, mentre da un punto di vista geografico gli episodi di bullismo accadono prevalentemente nel nord Italia (quasi il 60% del totale). Ragionando per tipologia di istituto, sono i licei le scuole più a rischio.

Bullismo scuola dell'infanzia

Prevenire, riconoscere e intervenire. Ecco come si combatte il bullismo

Secondo un prontuario disponibile online sul sito azzurro.it (sito che afferisce al Telefono azzurro) le azioni da compiere si dividono in tre fondamentali segmenti.

  1. Sicuramente è necessario lavorare sulla prevenzione. Si tratta della strategia migliore alla base della quale c’è la promozione di un clima culturale, sociale ed emotivo in grado di scoraggiare sul nascere i comportamenti di prevaricazione e prepotenza. Alla scuola - in quanto primo luogo di relazioni sociali – spetta la responsabilità di farsi portavoce di alcuni valori, come la promozione della conoscenza reciproca, l’aumento dell’autostima, l’apertura verso la diversità e il rispetto reciproco.
  2. Difficile, ma rilevante, è la riconoscibilità del bullismo. Operazione questa che non risulta spesso ardua perché necessita da parte di insegnanti e genitori di grande capacità di ascolto, dialogo ed osservazione. Punto quest’ultimo che non è così scontato soprattutto nelle fasce di età in cui i ragazzi iniziano ad assaporare un briciolo di indipendenza.
  3. Infine, riconosciuto il fenomeno, occorre intervenire prontamente. Più il tempo passa, più i ruoli si definiscono e le conseguenze diventano dannose. È importante che genitori e insegnanti comunichino tra loro e si metta in atto un intervento condiviso e coerente. Se un genitore ha il sospetto che il proprio figlio sia vittima o autore di episodi di bullismo deve parlare e confrontarsi con gli insegnanti e viceversa.

Due libri per educare

In questo silent book (un libro composto da sole immagini e senza parole ndr) Kerascoet narra di Vanessa, una nuova studentessa, timida e riservata che diventa vittima di un bullo. E racconta di come la forza e l’intervento degli amici possa prendere per mano Vanessa e allontanarla dal baratro verso cui sarebbe altrimenti indirizzata. Il libro è stato pensato per essere sfogliato insieme da adulti e ragazzi e suggerisce (agli adulti) una serie di parole da utilizzare coi più piccoli durante la lettura. Tra queste: “aggressore”, “coraggioso” e “bersaglio”.

  • Cosa Saremo poi (Luisa Mattia e Luigi Ballerini, Lapis). Questo titolo ha recentemente ricevuto una menzione speciale al Premio Zanibelli – Leggi in salute promosso dall’azienda farmaceutica Sanofi. Lavinia, quattordici anni, dopo aver subito per mesi insulti sui social tenta il suicidio. La storia raccontata in maniera forte, ma al tempo stesso delicata dai due autori parte da qui. Dal dopo. Dalla ricostruzione di sé stessi e della fiducia. Un processo lungo e sofferto del quale non bisogna avere paura perché un’uscita esiste sempre. È proprio questo devono imparare i ragazzi vittime del bullismo. Non esistono vicoli ciechi. Mai.
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