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La presenza del cellulare a scuola: le conseguenze psicologiche e sociali

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Il cellulare a scuola è permesso oppure no e quali sono le conseguenze del suo utilizzo in questo ambito?

Cellulare a scuola

Il telefono cellulare è entrato ormai da tempo nella vita di ognuno di noi. Da una parte ha semplificato le nostre giornate e le ha rese più efficienti, dall'altro le ha rese più complesse e faticose. Non è infatti il telefonino in sé che deve essere contestato ma l'uso (o l'abuso) che se ne fa.

Ciò che deve capire innanzitutto l'adulto è che il cellulare deve ritornare ad essere uno strumento per raggiungere un obiettivo e non l'obiettivo stesso. Oggigiorno invece l'adulto, e di conseguenza il bambino e il fanciullo, lo considerano un passatempo, un oggetto da mostrare agli altri che rispecchia i nostri gusti, una sostituzione della relazione tra persone, una distrazione e una fuga dalla vita reale.

Il telefonino è divenuto un dio da venerare, una droga che ci rende dipendenti, un simbolo della nostra identità.

Ed è proprio questa sua trasformazione negativa (da strumento ad obiettivo) che lo rende pericoloso e non sano. Ciò vale per gli adulti e ancor di più per i ragazzi.

Riuscire a riportare il cellulare al suo stato primitivo è la conquista della nostra società, è la nostra missione educativa. Una conquista che vale anche per l'uso della televisione e del computer, strumenti che si possono rivelare utilissimi o pericolosissimi.

Il cellulare nelle mani dei bambini e dei ragazzi

Fatta questa doverosa premessa è facile comprendere come il telefonino nelle mani dei bambini e dei ragazzi sia una questione molto delicata.

I bambini piccoli non dovrebbero entrare in contatto diretto e autonomo con questo oggetto poiché non sono ancora pronti dal punto di vista della loro maturazione psicofisica ad utilizzare uno strumento così complesso. Vi consiglio quindi di spegnerlo e di darlo loro in mano se vogliono imitarvi e giocare a telefonare. Oppure se volete renderli partecipi ad una telefonata vera, utilizzate gli auricolari e mantenete voi il controllo in mano del telefono stesso.

Per i ragazzi la questione è un po' più complessa. Non sono bambini da proteggere ma nemmeno adulti da lasciare liberi di agire. Di conseguenza ad un'età adatta potranno averlo e gestirlo. L'uso del telefonino va però monitorato nel tempo. All'inizio può venire concesso solo in alcune ore della giornata proprio per far comprendere che si deve usare solo quando serve e non per distrarsi dalla vita. Se il ragazzo comprende questa piccola sfaccettatura è doveroso dargli fiducia e pian piano concedergli sempre più tempo fino ad una gestione autonoma.

La relazione che il ragazzo avrà nei confronti del cellulare dipenderà anche da come gli adulti intorno a lui si porranno riguardo a questo strumento: ecco perché l'adulto ha il dovere di autoeducarsi anche riguardo a questo aspetto della vita.

Cellulare fa male ai bambini

Il telefonino a scuola

I ragazzi di oggi sono molto legati anche fisicamente al cellulare, rappresentano per loro una sorta di scudo nei confronti del mondo. Tutto passa attraverso il telefonino: emozioni, informazioni, decisioni, relazioni. Faticano a vivere senza anche solo una giornata poiché è divenuto una vera e propria parte fisica di loro, quella parte che utilizzano per approcciarsi al mondo. Senza, si sentono indifesi.

Il mondo adulto e la scuola devono, tra le altre cose, portare i ragazzi a fortificarsi e a rendersi indipendenti dal cellulare. Proprio per questo sia a casa che a scuola ci deve essere un'educazione all'uso di questo strumento.

L'unica educazione possibile ed efficace a scuola, al di là di tante spiegazioni, corsi o laboratori, è l'obbligo per tutti di non utilizzarlo.

In questo modo il messaggio giunge ai ragazzi in modo chiaro e diretto: a scuola non serve, crea solo disturbo e distrazione, con gli amici ci si relaziona senza cellulare, se è necessario comunicare con la famiglia ci pensa la scuola.

Bastano queste importanti decisioni adulte ad educare.

Quest'anno il liceo San Benedetto di Piacenza ha deciso di prendere questa decisione e ogni mattina i telefonini degli alunni vengono riposti in una tasca schermata e sigillata dall'insegnante della prima ora e poi restituiti alla fine della giornata scolastica.

Il preside del liceo, Fabrizio Bertamoni, ha voluto così commentare la decisione:

Lo scienziato Stephen Hawking diceva di non smettere mai di guardare alle stelle. Il senso più profondo di questa novità è proprio aiutare gli studenti a togliere gli occhi dal display per alzarli al cielo, ad andare metaforicamente oltre, verso qualcosa di più elevato

E aggiunge:

Siamo la prima scuola phone-free d'Italia. Non lo consideriamo né un'imposizione né un divieto. Siamo invece convinti che sia un'opportunità per i nostri studenti di poter andare oltre

Aldilà di questa realtà esistono tante altre scuole che hanno deciso di prendere questa sana decisione. Ci sono scuole che utilizzano scatole di cartone create dagli alunni stessi o cestini di vimini per contenere i telefonini o ancora che hanno introdotto l'abitudine di lasciare i telefonini spenti sulla cattedra e di ritirarli ed accenderli solo a fine scuola. Una sorta di sano distacco dalla tecnologia usata male, apprezzata dagli insegnanti, dai genitori ma in fondo anche dagli alunni che accolta la decisione adulta sono obbligati a prendersi una pausa da un mondo virtuale troppo spesso scambiato per quello reale.

La tecnologia, infatti, porta a innumerevoli vantaggi da tutti i punti di vista (lavorativi, personali, sociali e relazionali), ma se l'uso che se ne fa è improprio diviene uno strumento pericoloso che invece di unire le persone le distanzia, invece di farci evolvere ci immobilizza, invece di aprirci gli occhi ce li chiude.

Invitiamo più scuole possibili a seguire questa scia di responsabilità adulta poiché il mondo giovanile di adesso è solo lo specchio degli adulti che siamo.

Il mondo adulto ha tanto lavoro da compiere, prima di tutto di autoeducazione e poi di forti prese di posizioni per riuscire a trasmettere dei messaggi così importanti alle nuove generazioni. Ma pian piano ci stiamo muovendo verso una nuova consapevolezza e verso il risveglio dei nostri ideali e delle nostre responsabilità.

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