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Gli insegnanti di oggi? Tanto “confusi”

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Un post divenuto virale ha nuovamente sollevato il problema del rapporto sempre più complicato tra insegnanti e famiglia

Insegnanti confusi

È stato pubblicato sul sito www.oggiscuola.com un post divenuto virale il quale traccia perfettamente quello che stanno vivendo ultimamente gli insegnanti. Nell’articolo, infatti, si fa riferimento non tanto alla didattica, ma al modo in cui si approcciano agli alunni e al tipo di insegnamento viene loro impartito.

Una professione sotto attacco

Si legge

se dai i compiti sono troppi e gli alunni non ce la fanno; se non li dai sei uno scansafatiche che non fa nulla - e ancora - se urli traumatizzi il ragazzo; se parli pacatamente non hai carattere e non sai tenere la classe -  e tanto altro ancora.

Posso dire, dal punto di vista di docente, che avviene proprio questo! Una risata ci sta pure, ma una bella riflessione non manca.

Non è questa la sede per prendere le difese della categoria alla quale appartengo, ma capire in che direzione dobbiamo andare sarebbe un suggerimento gradito perché anni di insegnamento, riunioni, programmazioni, formazione a quanto pare non fanno di noi docenti degli esperti in grado di saper istruire i bambini e i ragazzi e offrire loro adeguate risorse formative.

Leggendo il post un aspetto che mi fa tanto pensare è proprio quello legato ai risultati degli alunni, si legge infatti

Se li chiami per segnalare problematiche non vengono; se arriva la pagella negativa, “Che vergogna non ci hanno nemmeno avvisato"

Spesso alcuni genitori sono dell’idea che ciò che conta sia mostrare una bella pagella a parenti, amici e amici di amici (il potere dei social!) e guai se voti e giudizio non rispecchiano le loro aspettative! Inizia un andirivieni con la scuola per avere le giuste spiegazioni riferite a quanto riportato nella scheda di valutazione. Quello che però viene tralasciato è che “ma mio figlio l’ho seguito durante l’anno scolastico? Mi sono interessato ai suoi studi?”.

Poi ogni critica purché costruttiva è sempre ben accetta, ma quel passo indietro ogni tanto bisognerebbe farlo e in un discorso empatico occorrerebbe guardare anche l’altro punto di vista.

L'equivoco delle valutazioni

Sui voti specialmente andrebbe fatto un discorso a parte. Se metti 10 "che voti alti che mettete, ai miei tempi non esistevano, poi alla scuola successiva cadono e rimangono delusi"; se non lo metti “abbiamo ripetuto tutti i geroglifici della Stele di Rosetta perché non ha 10?”.

Ok, quindi? Che mettiamo al figlio adorato? Ritengo giusto che all’inizio di ogni anno scolastico sia necessaria una riunione proprio per far capire ai genitori come avviene la valutazione le varie verifiche che i bambini andranno ad affrontare, ma soprattutto per aiutarli a comprendere che non è il voto che rende speciale la persona, ma ciò che un insegnante tiene conto è tutto il percorso formativo che è stato compiuto. Pertanto, è indispensabile andare oltre una visione competitiva che porta a confrontarsi e fare i paragoni con gli altri. Instaurare delle relazioni soddisfacenti con tutti i bambini, ma anche con i genitori è un compito non meno importante rispetto a quello dell’insegnamento. Non è facile entrare in sintonia con tutti, ma sicuramente non dovrebbe mai mancare quel rispetto reciproco da entrambe le parti.

Le 10 cose che gli insegnanti vorrebbero dirci

Il patto educativo

Si parla tanto di patto educativo tra genitori-alunni-insegnanti che deve basarsi sulla consapevolezza, sulla presa in carico delle potenzialità e abilità dei più piccoli e sulle loro caratteristiche, ma soprattutto sul rispetto dei tempi e dei modi di apprendimento di ognuno per permette loro di poter svolgere un percorso formativo importante basato sullo sviluppo di quelle competenze che sono oggi necessarie per un apprendimento permanente.

Molte volte si richiede la collaborazione dei genitori proprio per evitare di poter valutare negativamente un alunno attraverso colloqui e varie strategie, spesso però si è troppo presi dagli impegni da mettere la scuola un po' in secondo piano.

E ancora l’articolo riporta le seguenti parole «se lo sposti di banco ti vengono a contestare che deve stare vicino l’amico del cuore; se non lo sposti “ma non è giusto è in terza fila davanti lo spilungone da settembre”». Nessuno però si chiede come mai quel bambino occupa proprio quel posto, in base a cosa vengono distribuiti gli incarichi e i posti, non sono scelte che l’insegnante fa la mattina perché “così si è svegliata”.

Dietro ci sono infatti dinamiche educative legate per esempio al fatto di voler mettere vicini bambini che hanno personalità differenti o livello formativo diverso e quindi uno funge da tutor all’altro proprio come richiede oggi la nuova metodologia basata su una cooperazione e collaborazione reciproca fra pari, il cosiddetto peer to peer.

Unità d'intenti cercasi

Quello che si vuole cercare di capire è in che direzione noi adulti dobbiamo andare, genitori e insegnanti tutti, perché è vero pretendiamo sempre il massimo da questi ragazzi, li vogliamo attenti, partecipativi, collaborativi, studiosi, diligenti, educati, ma poi siamo noi i primi a non rispettare queste richieste.

La scuola di oggi è vicina alle nuove esigenze che chiede la società, più tecnologia, più didattica laboratoriale, più attività, più cooperazione, insomma tanti “più” che sommandosi danno i risultati sperati, certo, almeno sulla carta è così perché basta vedere i fatti di cronaca che cade quel bellissimo castello di infanzia perfetta che ci siamo creati. Se notevoli passi avanti sono stati compiuti a livello di progettazione e didattica forse ancora tanto si deve lavorare per realizzare all’interno della famiglia e della scuola quel clima sereno e favorevole all’apprendimento dove ognuno fa il suo compito rispettando tutti i componenti della relazione educativa.

Non è un gioco a chi fa meglio il suo lavoro, da sempre si è detto che scuola e famiglia devono collaborare per il bene degli studenti, non solo per un discorso didattico, ma anche e soprattutto educativo. Se i docenti avessero la bacchetta magica sarebbe tutto più semplice, ma dovendo fare i conti quotidianamente con varie dinamiche e con le tante personalità degli studenti, risulta quasi impossibile accontentare tutti, pur mettendoci tutto l’impegno e la buona volontà per far sì che ogni esperienza diventi educativa e alimenti nei bambini la voglia di conoscenza e scoperta.

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