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WonderLife: Febbre e bambini, questione di tempismo

di Emanuela Cerri - 28.04.2011 Scrivici

E' quasi matematico: se avete una scadenza lavorativa o dovete partire per le vacanze, i bambini si ammaleranno. Febbri, bronchiti e nasi mocciolanti vi accompagneranno fedeli e puntuali. Parola di Wonderland, ma non è la sola vero?

Ci sono delle certezze nella vita. Una è la pioggia a Pasquetta, l’altra è il brufolo in fronte la sera del primo appuntamento, l’ultima è la febbre di tuo figlio alla vigilia di una data importante.
Una partenza, una festa, l’ingresso nel nuovo ufficio. E’ matematico, puoi metterci la firma: fino al giorno prima starà alla grande, la sera inizierà ad accusare un vago malessere e il giorno dopo tac! Smocciolante come lo Slimer.
Almeno, questo è quello che succede sistematicamente a me.

La Porpi ha la straordinaria capacità di essere pimpante e attiva in quelle settimane in cui non abbiamo un accidente di niente da fare, e povera piccola e malaticcia nei momenti clou per la nostra famiglia.
Per dire: a Ferragosto aveva la sesta malattia. A Natale la varicella. Qualche giorno fa, alla vigilia della partenza per il ponte di Pasqua: bronchite. Abbiamo preso i suoi primi biglietti aerei per la prossima settimana: raffreddore che non passa.

Per non parlare dei triliardi di otiti e influenze prese in prestito più volte all’asilo. Io ci provo a farla mangiare bene, darle vitamine, coprirla bene. Funziona alla grande finché non abbiamo nulla di speciale da fare o devo passare il weekend a lavorare, ma appena programmiamo uno spostamento importante, un viaggetto, una giornata al mare non si scampa.
Le nonne le chiamano ‘febbri di crescita’ (sì, a quest’ora Polpetta avrebbe dovuto essere un watusso) altre dicono ‘consolati: si fa gli anticorpi’ (a rate?). A me sembra che dietro tutto questo ci sia il diabolico disegno di un essere superiore che cospira contro i nostri weekend, ma va bene.

Intanto termometro e Tachipirina sono il nostro primo bagaglio, sempre. Possiamo dimenticare le mutande, ma non le supposte! (aehm, che bella immagine…)
Il pediatra ormai ci ha messo una pietra sopra: lo chiamiamo a tutte le festività, e mica per fargli gli auguri.
L’altro giorno ne parlavo con una conoscente che ha una figlia di dodici anni.
“Ah che bello” le dicevo io “è più gestibile quando sono così autonomi!”
“Beh insomma…”
“Almeno smettono di ammalarsi ogni tre per due.”
“Oh certo. Ma alla vigilia dei weekend invece di ‘etciù’ ti guardano e dicono ‘che palle! Ma devo proprio venirci?’”

Ah, i figli: quante soddisfazioni
Consolatemi, ditemi che anche i vostri durante il primo anno di asilo vi hanno portato a casa l’intera collezione dei bacilli e virus dal 1970 ad oggi. Ditemi che avete passato anche voi almeno una festività in quarantena per non contagiare quella nonna che non ha avuto la varicella.
O, se non è successo, fingete. Niente aiuta di più – in questi momenti – del sapere di non essere i soli.

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