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Vaccini favoriscono le allergie? La risposta dei dottori anti-fake news

di In collaborazione con Adnkronos Salute - 22.01.2020 Scrivici

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Fonte: Shutterstock
Tra i dubbi sollevati dalle vaccinazioni, alcuni riguardano allergie e malattie autoimmuni che verrebbero favorite dai vaccini. Ma è vero? A rispondere il team di Dottoremaeveroche, il sito anti-fake news della Federazione nazionale degli Ordini dei medici chirurghi e odontoiatri (Fnomceo)

Vaccini: Cosa dice Dottoremaeveroche, sito anti fake news

Tra i dubbi sollevati dalle vaccinazioni, alcuni riguardano allergie e malattie autoimmuni che verrebbero favorite dai vaccini. Ma è vero? A rispondere il team di Dottoremaeveroche, il sito anti-fake news della Federazione nazionale degli Ordini dei medici chirurghi e odontoiatri (Fnomceo), che spiegano: "La ricerca di decenni ci ha tranquillizzato su entrambi i fronti. Per quanto riguarda le allergie, le prove raccolte nel corso di molte ricerche sulle allergie in generale, e sull'asma in particolare, hanno piuttosto dimostrato il contrario, cioè che i bambini vaccinati rischiano meno allergie nei loro primi anni di vita rispetto ai bambini non vaccinati".

Anche "l'associazione della vaccinazione con altre malattie autoimmuni è stata esclusa da parecchi studi". Da dove nasce l'idea che le vaccinazioni possano favorire allergie o malattie autoimmuni? "Come per altre condizioni di cui si è registrato un incremento dalla seconda metà del secolo scorso - ricordano i camici bianchi - anche per allergie e malattie autoimmuni si è ipotizzato che l'aumento dei casi di asma, dermatite atopica e altre malattie su base allergica o autoimmune (come malattia di Crohn o sclerosi multipla) potesse dipendere dal crescere del numero di vaccinazioni a cui sono stati sottoposti i bambini negli ultimi decenni. Per legare tra loro i due fenomeni è stata chiamata in causa tempo fa la cosiddetta 'ipotesi igienica', una teoria secondo cui i bambini meno esposti ai germi da piccoli sarebbero più a rischio di queste malattie su base immunitaria".

Alcuni studi condotti nel secolo scorso "hanno infatti suggerito che, tra i ragazzi tenuti in ambienti molto puliti, di più elevato livello socioeconomico, alcune di queste malattie, come dermatite atopica o asma, fossero più frequenti che non tra i figli dei contadini, che vivevano nelle fattorie a contatto con la terra e gli animali. Osservazioni simili riguardavano i figli unici rispetto ai fratelli minori di famiglie numerose, soggetti a più infezioni, prese dai maggiori nei primi mesi e anni di vita". Secondo questa teoria, il contatto con un elevato numero di microrganismi nella prima infanzia aiuterebbe il sistema immunitario a svilupparsi in maniera corretta, mentre in assenza di questo stimolo le cellule deputate a difendere l'organismo si evolverebbero in maniera potenzialmente patologica. Qualcuno ha quindi dedotto che anche i vaccini, proteggendo dalle malattie infettive, potessero contribuire al fenomeno".

"L'ipotesi igienica è stata messa in discussione, ridimensionata e integrata con nuovi filoni di studio - precisano i dottori anti fake-news - ma anche qualora venisse confermata, non può essere considerata un argomento contro le vaccinazioni". Dal punto di vista del sistema immunitario, infatti, le vaccinazioni rappresentano "uno stimolo che assomiglia a quello dato da un'infezione naturale, soltanto più lieve". E' vero però che ogni vaccinazione, simulando il contatto con il batterio o il virus responsabile di una malattia, stimola il sistema immunitario a reagire, attivarsi e preparare una risposta per quando l'organismo dovesse reincontrare lo stesso germe.

Indipendentemente dalla teoria igienica, e con altri possibili meccanismi, si poteva comunque quindi ipotizzare che la vaccinazione spingesse il sistema immunitario anche verso reazioni autoimmuni o allergiche, almeno in persone geneticamente predisposte. Altri sospetti in questo senso sono stati sollevati in seguito all'apparente concentrarsi di casi successivi alle vaccinazioni. In Francia, per esempio, è scattato un allarme dopo che in un ospedale di Parigi, tra il 1991 e il 1997, sono stati diagnosticati 35 casi di sclerosi multipla nelle settimane successive alla vaccinazione contro l'epatite B.

Esaminando i dati relativi ai milioni di persone vaccinate in tutto il mondo, tuttavia, non è emerso alcun aumento di rischio tra le persone vaccinate rispetto a quelle non vaccinate.

Che cosa c'è di vero?

Per quanto riguarda "malattie croniche su base allergica, dall'asma alla dermatite atopica, la letteratura non ha trovato alcuna prova che le vaccinazioni possano essere un fattore predisponente - si legge nell'analisi dei medici anti-bufale - Per quanto riguarda il rischio che le vaccinazioni possano scatenare reazioni autoimmuni, esistono invece rarissimi casi in cui questo si è verificato". Per capire come ciò possa essere stato possibile, è bene ricordare che molte malattie autoimmuni possono essere scatenate, in persone geneticamente predisposte, da una infezione batterica o virale.

Può capitare infatti che i segnali di riconoscimento, detti antigeni, tipici di un germe, siano molto simili a molecole normalmente presenti sulla superficie di alcune cellule. La somiglianza può trarre in inganno le difese dell'organismo, che continuano ad attaccare il proprio tessuto anche dopo che l'agente infettivo è stato eliminato. In altri casi, anche se non direttamente coinvolte, le cellule sane restano vittime della lotta tra difese dell’organismo e agente infettivo. Poiché la vaccinazione simula un'infezione naturale, proseguono i medici, "esistono alcuni rari casi specifici in cui la preoccupazione che un vaccino potesse scatenare una reazione autoimmune si è rivelata fondata. In seguito alla somministrazione di un particolare vaccino contro la pandemia influenzale del 2009, in alcune zone del nord Europa si è per esempio registrato un aumento dei casi di narcolessia, una condizione neurologica probabilmente autoimmune, che può diventare invalidante perché comporta una sonnolenza eccessiva durante il giorno, accompagnata da improvvisi addormentamenti".

Esistevano ed esistono migliaia di pazienti in cui questo disturbo si sviluppa indipendentemente dalla vaccinazione, anche su base familiare, "ma dopo la somministrazione di quel vaccino (Pandemrix) il numero delle diagnosi in alcuni Paesi è aumentato in maniera incontrovertibile. Il vaccino non è più in commercio, e con nessun altro si è ripetuto il fenomeno, ma questo episodio continua a essere studiato dai ricercatori, alla caccia di possibili sostanze o meccanismi con cui l’effetto indesiderato potrebbe ripresentarsi in futuro". I casi di allergia e di malattie autoimmuni negli ultimi decenni sono andati aumentando, così come è cresciuto il numero di vaccinazioni somministrate ai bambini. Attraverso l'anello comune dell'immunità è facile quindi associare istintivamente i due fenomeni. "La nostra mente è programmata per fare caso alle correlazioni tra fatti diversi, ed è anche attraverso osservazioni di questo tipo che si è costruita e si costruisce la conoscenza - osservano i dottori anti-fake news - Il fatto che due fenomeni si verifichino nello stesso periodo, o uno dopo l'altro, non significa tuttavia che uno provochi l'altro. Possono coincidere casualmente, oppure essere entrambi legati a un terzo elemento comune, per esempio l'età".

Proprio perché i timori di reazioni autoimmuni o di un aumentato rischio di allergie potevano avere una plausibilità biologica, "sono stati condotti numerosi studi per verificare se in effetti le vaccinazioni, o qualcuna in particolare, potessero favorirle, magari in soggetti a rischio, per esempio per casi di malattia in famiglia. La ricerca di decenni ci ha tranquillizzato su entrambi i fronti. Per quanto riguarda le allergie, le prove raccolte nel corso di molte ricerche sulle allergie in generale, e sull'asma in particolare, hanno piuttosto dimostrato il contrario, cioè che i bambini vaccinati rischiano meno allergie nei loro primi anni di vita rispetto ai bambini non vaccinati".

Anche l'associazione della vaccinazione con altre malattie autoimmuni è stata esclusa da parecchi studi, per esempio con riferimento a malattie infiammatorie intestinali e diabete di tipo 1. Un lavoro condotto negli Stati Uniti sui dati di un milione e mezzo di bambini ha anzi ipotizzato una possibile correlazione tra la vaccinazione contro il rotavirus nei bambini e una minore incidenza diabete di tipo 1, concludono gli esperti.

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