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Casi di sindrome di Down già nel neolitico, ed era una società inclusiva

di Francesca Capriati - 23.02.2024 Scrivici

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Sindrome di Down nel neolitico: uno studio scopre che già in epoca neolitica c'erano persone con sindrome di Down ed erano considerate speciali

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Sindrome di Down nel neolitico

Un nuovo studio pubblicato su Nature Communications e condotto dall'Istituto Max Planck di Antropologia Evolutiva a Lipsia, in Germania, ha scoperto la presenza di casi di sindrome di Down sin dal Neolitico. E ha anche osservato come le persone con la sindrome di Down venissero considerate speciali e sepolte con tutti gli onori alla loro morte.

Lo studio

Questa ricerca coordinata da Adam Rohrlach, ha analizzato quasi 10.000 genomi di resti scheletrici umani antichi, rivelando sei casi di trisomia 21 (la sindrome di Down) e un caso di trisomia 18 (la sindrome di Edwards) - 2 femmine e 4 maschi - tutti i casi sono presenti in sepolture infantili o perinatali.

I casi di trisomia risalgono a periodi compresi tra 5.000 e 2.500 anni fa, spaziando dall'Età del bronzo in Grecia e Bulgaria fino all'Età del ferro in Spagna. Dei sei casi di sindrome di Down identificati, infatti, cinque risalgono a un periodo compreso tra 5000 e 2400 anni fa ed erano sepolture intramurali (sepolture all'interno di insediamenti e non in necropoli dedicate). Un altro caso risale al XVIII secolo d.C. ed è stato trovato all'interno del cimitero di una chiesa finlandese.

Durante lo studio è stato identificato anche un caso di trisomia 18, la sindrome di Edwards, in un sito spagnolo dell'Età del ferro. Questo individuo potrebbe rappresentare il più antico caso di sindrome di Edwards scoperto finora.

Di sicuro la ricerca è interessante perché dimostra che la sindrome di Down e altre condizioni genetiche non sono affatto un fenomeno moderno, ma hanno radici profonde che risalgono ai tempi antichi.

Una società inclusiva

Secondo quanto osservato dai ricercatori, le antiche società, apparentemente, non solo accettavano, ma anche valorizzavano e curavano i loro membri più vulnerabili.

Le sepolture preistoriche, infatti, si trovavano tutte all'interno di insediamenti e in alcuni casi erano presenti corredi funerari e oggetti particolari come collane con perle colorate, anelli e spille di bronzo o conchiglie.


Il professor Rohrlach spiega:

Sebbene non sia chiaro se questi individui siano stati identificati come diversi dalle loro comunità di accoglienza, non vi è chiaramente alcuna prova che siano stati stigmatizzati dalle loro comunità. Queste sepolture sembrano mostrarci che questi individui erano accuditi e riconosciuti come parte delle loro società

Queste parole risuonano come un potente richiamo alla nostra umanità e alla nostra capacità di prendere cura gli uni degli altri, di comprendere le differenze ed accettarle, in alcuni casi addirittura valorizzarle. Come concludono gli scienziati scoperte come questa ci costringono a riconsiderare la nostra percezione del passato e dell'inclusione sociale.

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