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Cosa succede se un bambino si ammala di pertosse

di Elena Berti - 16.09.2022 Scrivici

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Fonte: shutterstock
Pertosse nei bambini: sintomi, contagio, complicazioni, quanto dura e come si cura, quando fare il vaccino e rischi per i neonati

Pertosse nei bambini

Per molte malattie esistono dei vaccini, molti dei quali obbligatori, per esempio, per frequentare la scuola. La pertosse nei bambini è rara proprio perché coperta, solitamente, dalla vaccinazione. Ma vediamo cosa succede se un bambino la prende.

In questo articolo

Che cos’è la pertosse

La pertosse è una malattia molto contagiosa di origine batterica. A causarla è infatti il batterio chiamato Bordetella pertussis, ed è caratterizzata da una tosse insistente. Per i neonati e al di sotto dell'anno di vita è molto pericolosa e il contagio è diffusissimo: un bambino malato riesce a contagiare la quasi totalità dei bambini che frequenta, se non sono vaccinati. Per questo non bisogna sottostimare la gravità della pertosse nei bambini ed effettuare la vaccinazione. 

Sintomi della pertosse nei bambini

Come si manifesta la pertosse nei bambini? I primi sintomi si manifestano una decina di giorno dopo il contagio, e di solito compaiono con una tosse leggera e qualche linea di febbre, nonché raffreddore. Questa fase, anche chiamata catarrale, dura in genere un paio di settimane. Alla tosse grassa e al naso che cola si sostituiscono una tosse persistente e violenta e il cosiddetto urlo inspiratorio, ma anche apnea e cianosi. Questa fase può durare anche due mesi, e i colpi di tosse possono essere così violenti da procurare danni come emorragie congiuntivali. Spesso si presenta anche vomito. 

Da questi sintomi, capirete il perché della sua gravità e in particolare per i neonati. Nei più piccoli, tra le complicanze più gravi e non così rare ci sono polmoniti, otiti, bronchiti ed encefaliti.

Come si cura la pertosse

La pertosse nei bambini come negli adulti può essere curata tramite la somministrazione di una terapia antibiotica, dato che è causata da un batterio. È però importante intervenire nella fase iniziale per distruggere subito la Bordetella e non entrare nella fase successiva, quella più grave.

Una volta iniziata la fase parossistica, infatti, gli antibiotici non fanno più effetto sulla malattia. 

Proprio perché i sintomi iniziali sono simili a quelli di un'influenza, è piuttosto comune che la pertosse venga ignorata e considerata come poca cosa. Quando inizia la fase due ovviamente è già tardi per intervenire e i rischi per i bambini più piccoli in particolare sono molto alti. Per questo è necessario vaccinare fin da piccolissimi i neonati ma soprattutto, oggi le istituzioni raccomandano un richiamo del vaccino (o un primo vaccino) per le donne incinte: grazie a questa dose durante il terzo trimestre di gravidanza, la protezione arriva al nascituro, che sarà coperto e non esposto al contagio per i primi mesi di vita e finché a sua volta non potrà farsi vaccinare. Il vaccino contro la pertosse è obbligatorio ed è solitamente somministrato nel terzo mese di vita, in genere nel cosiddetto "vaccino esavalente" che contiene anche la protezione contro difterite, tetano, poliomielite, epatite B e haemophilus influenza di tipo B. 

L'influenza della pertosse nei bambini in Italia è limitata grazie alla vaccinazione ma è decisamente in salita: dai circa 463 casi del 2010 si è passati ai 962 del 2018. Anche la tendenza europea è in crescita e questo significa che spostandosi chi non è vaccinato si espone al rischio: dai 16.133 casi del 2010 ai 35.627 del 2018.

Per quanto molti credano che si tratti soltanto di una "tosse cattiva" la pertosse nei bambini molto piccoli può essere anche fatale. La copertura vaccinale durante la gravidanza e poi al terzo mese di vita (con richiamo a 6 anni) è sufficiente per proteggersi dal contagio.

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