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Neonati affetti da cardiopatie congenite in epoca Covid

di Penelope Greco - 10.02.2021 Scrivici

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Fonte: shutterstock
Quali sono le cardiopatie congenite più frequenti nei neonati e come gestirle? Andiamo a scoprire cosa sono e la loro causa

Il 14 febbraio è la Giornata Mondiale delle Cardiopatie Congenite. Le cardiopatie congenite sono malformazioni del cuore e dei grossi vasi spesso incompatibili con la vita, ma la Società Italiana di Neonatologia lancia un messaggio positivo ai genitori. Oggi infatti possono essere tutte curate con molte probabilità di successo. Vediamo insieme quali sono le più comuni malattie cardiache

Le cardiopatie congenite si dividono in semplici e complesse e presentano quindi una grande variabilità clinica, andando da patologie minori, che spesso si risolvono spontaneamente, fino a problemi più complessi. Si dicono semplici quando la malformazione riguarda un difetto dei setti o una malformazione valvolare; complesse quando si presentano più difetti.

Vediamo insieme quali sono le più importanti.

In questo articolo

Le cause delle cardiopatie congenite

Non si conoscono le cause che portano alle cardiopatie congenite. Si chiamano "congenite" non perché ci sia un passaggio dai genitori al bambino ma perché sono già presenti nel feto. L'origine di tutte le cardiopatie è un'anomalia nella formazione e nello sviluppo del cuore tra la seconda e la nona settimana di gestazione. La prevenzione prima di partorire è quindi fondamentale per cercare di ridurre la possibilità di cardiopatie congenite. È importante quindi rivolgersi al proprio medico prima di pianificare una gravidanza, per iniziare così uno stile di vita appropriato con l'aggiunta di tutte le misure preventive possibili come l'acido folico, da iniziare almeno 3 mesi prima del concepimento e la sospensione del fumo e alcool. Queste malformazioni infatti, cominciano a provocare problemi dopo la nascita. 

Trasposizione delle grandi arterie

Questa anomolia è diagnosticata attraverso l'ecocardiogramma ed è curata con un intervento definitivo. L'aorta e l'arteria polmonare sono invertite: la prima nasce dal ventricolo destro e la seconda dal ventricolo sinistro, quindi al contrario del normale. La diagnosi è possibile già nella vita fetale e il bambino viene operato nella prima o seconda settimana di vita.

 

Artresia polmonare

In questo caso il bambino nasce con una valvola polmonare difettosa o assente. Viene diagnosticato prima della nascita e viene corretto con una serie di interventi chirurgici. Alcuni vengono eseguiti nei primi giorni o settimane di vita del bambino e altri in seguito.

Coartazione aortica

Questa cardiopatia consiste in un restringimento o costrizione dell'aorta e viene diagnosticata generalmente a partire dalla seconda settimana di vita del bambino. Alla nascita il bambino non manifesta alcun sintomo. Successivamente i genitori riscontrano: irritabilità, aumento della frequenza respiratoria e respirazione faticosa, difficoltà nell'alimentazione, scarso accrescimento e cute pallida o grigiastra. Si cura chirurgicamente con rischi bassi e risultati soddisfacenti

Stenosi valvolare aortica

La stenosi valvolare aortica è una riduzione della capacità di apertura della valvola aortica e viene diagnosticata con un soffio cardiaco con ecocardiogramma. Se lieve o moderata il bambino non dovrà sottoporsi ad un trattamento immediato e potrà condurre una vita normale per lungo tempo. Essendo una condizione che si aggrava nel tempo è necessario però il controllo delle condizioni cardiovascolari.

Il ritorno venoso polmonare anomalo totale

Il ritorno venoso polmonare anomalo totale rappresenta l'1%-2% dei difetti cardiaci congeniti. In questo caso le vene polmonari si collegano all'atrio destro invece dell'atrio sinistro. A causa del sangue aggiuntivo il cuore deve lavorare più del normale. I neonati hanno difficoltà di respirazione e colorazione bluastra della pelle. La diagnosi avviene con ecocardiogramma e viene curato chirurgicamente

In epoca Covid

Le mamme e neo-mamme che allattano possono effettuare il vaccino per Covid-19, che è risultato compatibile infatti con l'allattamento al seno, per tutelare la propria salute e quella del neonato. 

Fonti articolo: Società Italiana di Neonatologia e Ospedale Bambino Gesu

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