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L'acne, problema numero uno degli adolescenti, si può curare

di In collaborazione con Adnkronos Salute - 22.11.2019 Scrivici

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Fonte: Shutterstock
L'acne è una malattia molto complessa dal punto di vista patogenetico, che va assolutamente curata in ogni sua forma perché impatta marcatamente sulla tenuta psicologica di chi ne è affetto.

L'acne si può curare

‘I brufoli’ - come i ragazzi chiamano l'acne - rappresentano il più fastidioso problema estetico per la maggior parte dei giovani italiani ma, nonostante ciò, questa patologia viene poco curata a causa della persistenza del problema che spesso necessita di lunghi trattamenti per essere risolta. E' quanto emerge da un'indagine conoscitiva sulle abitudini e sugli stili di vita degli adolescenti 'Adolescenti e stili di vita' realizzata nell'anno scolastico 2018-19 dall'Associazione Laboratorio Adolescenza e dall'Istituto di ricerca Iard, su un campione nazionale rappresentativo di 2019 studenti frequentati la classe terza della scuola secondaria di primo grado (1027 maschi e 992 femmine): l'82,4% delle femmine e il 63,2% dei maschi afferma di avere problemi estetici legati ai 'brufoli'.

L'acne è una malattia cronica che interessa principalmente, ma non esclusivamente, gli adolescenti - spiega Giuseppe Monfrecola, docente di Dermatologia Università Federico II, Napoli - diciamo innanzitutto, per rassicurare i ragazzi, che l’acne non è una malattia infettiva e non è dovuta a una alterazione dei livelli ormonali, ma è una malattia infiammatoria della pelle legata a una predisposizione genetica in cui giocano un ruolo importante fattori ambientali e anche la normale flora microbica cutanea

Ciò che purtroppo viene spesso trascurato è che l’acne grave, ma anche quella lieve se non opportunamente curata, può generare cicatrici permanenti che possono lasciare sulla pelle: depressioni crateriformi (cicatrici artrofiche) di variabile profondità e, soprattutto sul tronco, rilievi (cicatrici ipertrofiche) di diversa forma e dimensione. Curare l’acne e prevenire la comparsa di cicatrici è possibile e questo è l’obiettivo di una iniziativa di sensibilizzazione Galderma 'Hai mai pensato che l’acne possa lasciare il segno?'.

"Il volto è il tratto corporeo che meglio riassume la nostra identità", chiarisce la psicoterapeuta Katia Vignoli. "Lo è al massimo grado nell’adolescenza, la tappa evolutiva in cui l’identificazione col corpo è più forte. Soprattutto nel volto l’adolescente rappresenta sé stesso e l’immagine che di sé vuole dare al mondo. Basti pensare, per esempio, alla cura e alla foggia dei capelli, al trucco, all’utilizzo oggi così diffuso di piercing e tattoo.

I ragazzi, spesso così parchi di parole, comunicano attraverso il corpo, in primis la faccia, il loro stato. E’ comprensibile quindi che una cicatrice sul volto possa diventare un vero disagio: se ogni altro corredo (trucco, tattoo, piercing) è un atto volontario e libero, un’espressione creativa o un simbolo di appartenenza, la cicatrice, al contrario, è un segno 'subito', è ciò che resta di una ferita, una traccia del passato che non si può cancellare. Se poi la cicatrice è il residuo dell’acne, problema cutaneo già vissuto come deturpante e punitivo, va da sé che il disagio che porta si potenzia".

La comparsa delle cicatrici da acne è un fenomeno diffuso, come dimostrato da uno studio Usa pubblicato sul 'Journal of Drugs in Dermatology': il 43% dei partecipanti presentava cicatrici atrofiche da acne, tra cui le cosiddette 'cicatrici a colpi di punteruolo'. Secondo i dati raccolti, le persone con acne grave avevano una maggiore probabilità di sviluppare cicatrici, tanto che sono state riscontrate nel 77% dei casi di acne grave, confermando una forte correlazione tra la gravità dell'acne e la comparsa delle cicatrici. Le cicatrici da acne sono state però rilevate anche nel 51% dei casi di acne moderata e nel 28% di acne lieve o molto lieve.

L’acne viene spesso considerata come un transitorio e trascurabile problema estetico sia dai medici ma soprattutto dalle persone, che, come rilevato anche in questo studio, non ricorrono in maniera tempestiva a trattamenti efficaci, probabilmente in parte per l’ampia disponibilità di prodotti coadiuvanti dermocosmetici, ma anche per la credenza diffusa che l’acne sia una fase normale dell’età della crescita -  continua Monfrecola. Al contrario - prosegue - si tratta di una malattia molto complessa dal punto di vista patogenetico, che va assolutamente curata in ogni sua forma perché impatta marcatamente sulla tenuta psicologica di chi ne è affetto. Il primo motivo è che l’acne 'si vede', dato che colpisce con papule, pustole, noduli arrossati viso/scollatura e spalle di persone in fase adolescenziale/giovanile. Ma l’acne può interessare anche il tronco, sia petto che schiena, localizzazioni spesso trascurate dal medico dove i segni cicatriziali sono molto frequenti e marcati. L’acne deve essere curata con costanza e pazienza per lunghi anni tuttavia, anche sotto trattamento, tende ad avere recrudescenze che provocano frustrazione e scarsa aderenza ai consigli terapeutici. Infine, anche in fase di remissione le macchie rossastre o brune delle precedenti lesioni risultano ancora visibili. Solo trattamenti adatti e validati scientificamente, precoci e costanti possono evitare o limitare l’insorgenza di cicatrici deturpanti di viso e tronco

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