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Tv, tecnologie e bambini: come e quanto

di Redazione PianetaMamma - 10.12.2008 Scrivici

Molto genitori sono preoccupati dall’eccessivo tempo che i loro figli trascorrono davanti al televisore o con le nuove tecnologie, come videogames su consolle, internet, ed altri passatempi affini. Gli esperti hanno addirittura coniato un nuovo termine, tecnodipendenza

Molto genitori sono preoccupati dall’eccessivo tempo che i loro figli

trascorrono davanti al televisore

o utilizzando le nuove tecnologie, come videogames su consolle, internet, ed altri passatempi affini.

Gli esperti hanno addirittura coniato un nuovo termine,

tecnodipendenza

, che starebbe ad indicare una modalità di utilizzo patologica di queste tecnologie.

Il termine è senza dubbio suggestivo, ma in realtà non si può parlare di una dipendenza allo stesso modo di come è lecito fare per l’uso-abuso di sostanze: infatti l

e caratteristiche essenziali per definire una dipendenza sono i fenomeni di astinenza e di tolleranza.

Il primo aspetto può forse essere riscontrabile nell’ansia che l’allontanamento da queste tecnologie può eventualmente indurre, ad esempio nel caso in cui si decida di partire per un viaggio.

Non si verifica però il secondo aspetto, centrale in tutte le dipendenze patologiche, che è il fenomeno della tolleranza, ossia la necessità di aumentare il consumo dell’oggetto di abuso nel tempo per ottenere l’effetto desiderato.

In effetti nel caso delle tecnodipendenze non si assiste a questo fenomeno, però si riscontra un fattore altrettanto inquietante: il fatto che un uso eccessivo di queste tecnologie possa determinare un progressivo

allontanamento dalla realtà esterna

e un sempre maggiore isolamento dell’individuo che preferisce compiere esperienze, incarnare ruoli e intrecciare relazioni sempre più in un universo irreale, astratto e disincarnato.

Alcuni

bambini ad esempio in vacanza preferiscono restare in camera a giocare con i videogiochi

piuttosto che compiere attività all’aria aperta insieme agli altri coetanei.

Un simile segnale è molto allarmante

.

Videogiochi e realtà virtuale possono essere potenzialmente degli strumenti utili per sviluppare un diverso tipo di apprendimento, che deriva dall’utilizzo della simulazione. Simulare una situazione e decidere strategie risolutive di un problema, con il vantaggio di non dover affrontare direttamente la situazione, ma di potersi sperimentare in contesto virtuale, può accrescere le capacità cognitive e di problem solving dell’individuo.

Però rifugiarsi costantemente in un mondo fittizio non favorisce lo sperimentarsi nel mondo reale. E’ infatti certamente più facile e più gratificante una realtà parallela, dove si rimane attori senza volto o spettatori passivi.

Spetta pertanto ai genitori limitare l’abuso delle tecnologie

concordando con i figli delle regole chiare

rispetto al loro utilizzo. Ad esempio

evitando di mettere il televisore nella stanza dei bambini

e stabilendo un tempo massimo di fruizione della televisione e delle tecnologie che non dovrebbe superare le tre ore al giorno. Inoltre in possibilità di trascorrere del tempo in compagnia, di fare attività fisica o di uscire all’aperto queste alternative dovrebbero sempre ottenere la precedenza.

L’utilizzo della televisione e dei videogiochi

dovrebbe essere limitato alle giornate di freddo e di pioggia

. Ovviamente occorrerebbe anche trascorrere più tempo con i propri figli, facendo se necessario, anche delle rinunce personali. E’ infatti compito del genitore quello di proporre al figlio delle alternative valide per trascorrere insieme il tempo libero piuttosto che in solitudine davanti al televisore o al videogioco.

Inoltre è utile sapere che

certi bambini particolarmente iperattivi, vivaci o agitati non dovrebbero giocare a lungo con videogames improntati alla velocità

e che hanno musiche, luci e stimoli particolarmente attivanti. Infatti essi hanno un effetto attivante anche a livello encefalico ed è pertanto molto difficile dopo una lunga esposizione ad essi richiedere al bambino di concentrarsi o di fissare l’attenzione su un compito da svolgere per la scuola

Isabella Ricci
Psicologa

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