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Liberi di esplorare: intervista a Cecilia D'Elia

di Barbara Leone - 20.12.2012 Scrivici

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Per aiutare i bambini a esplorare liberamente i propri talenti è importante anche conoscere la storia del passato: Cecilia D'Elia ci consiglia di parlare della storia dei diritti delle donne

a cura di Parlare con i bambini

Abbiamo intitolato questa nostra rassegna '

Liberi Esploratori

' per cercare con altre mamme e papà quali giochi, attività e letture possono permettere ai nostri figli e alle nostre figlie di

esplorare liberamente le loro propensioni

e scoprire e coltivare i propri talenti. Liberamente, cioè

superando pregiudizi e stereotipi

.

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L'intervista di oggi ci dà una proposta molto importante, da portare anche nelle scuole, quella di

riscoprire con i nostri figli e figlie la storie dei diritti delle donne

nel nostro Paese. Vi lascio alle intense parole di

Cecilia D'Elia

, mamma, assessore alle Politiche Culturali della provincia di Roma

e autrice del libro "

Nina e i diritti delle donne

" (

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) vincitore del premio Elsa Morante (

LEGGI

) con la

Sinnos editore

.

Nel libro, la mamma di Nina racconta ai suoi figli, un maschio e una femmina, la storia delle donne fino ai nostri giorni. E' un invito per parlare di questo aspetto della nostra storia recente con i ragazzi e le ragazze di oggi: perché?

Credo sia importante raccontare la storia e le storie di quelli che ci hanno preceduto, per non smarrire il senso di un percorso. Soprattutto la storia della libertà femminile è poco indagata, o perché è data per acquisita, oppure perché non viene riconosciuto il debito che abbiamo verso le scelte, spesso anche difficili, compiute dalle donne vissute prima di noi. Volevo offrire con questo libro l’idea di una genealogia di donne, non per forza di eroine, donne normali. Per questo il libro parte dalla domanda sul cognome - come sappiamo ai figli si trasmette solo quello dei padri - e si chiude con una considerazione di Nina sempre sul cognome.

Questa mancata trasmissione del cognome della madre è la spia della difficoltà a valorizzare le generazioni femminili. Mi piace immaginare che il mio libro venga letto insieme e sia anche l’occasione per parlare della storia della propria famiglia. La storia delle donne della nostra famiglia o del nostro paese è una parte essenziale della storia di noi tutti, uomini e donne. Volevo trasmettere la gioia di farne parte, non a caso alla fine Nina si dice contenta di essere femmina. Questa semplice frase non era scontata 100 anni fa. E’ la grande conquista che il novecento ci ha lasciato.

Quali sono state le conquiste più importanti secondo lei?

Prima ancora che le leggi ottenute, credo che la più grande conquista sia proprio questo senso nuovo dell’essere donna, che non corrisponde più a un destino segnato. Certo è possibile perché ci sono leggi che hanno riconosciuto i nostri diritti, ma la prima rivoluzione è stata proprio nella testa! Importantissimo il diritto di voto, per quel che significa come riconoscimento di cittadinanza. Poi le leggi sull’uguaglianza e sul diritto alla maternità. Infine ci sono le leggi che riguardano l’inviolabilità del corpo femminile (quella contro la violenza) e l’autodeterminazione (la 194).

Ma penso che una grande rivoluzione è stato il nuovo diritto di famiglia che ha messo fine, almeno sul piano giuridico, alla famiglia patriarcale. In fondo solo nel 2012 abbiamo finalmente compiuto questo processo uguagliando i diritti dei figli cosiddetti naturali ai diritti dei figli nati all’interno del matrimonio.

Oggi ci sono alcune mobilitazioni internazionali importanti in difesa dei diritti delle bambine: ne segnalo tre, per chiederle: come si colloca l'Italia rispetto ai diritti di donne e bambine e quali conquiste sarebbero più necessarie nel nostro Paese?

Credo che nel nostro paese in questo momento ci sia una grande priorità che è la battaglia contro l'omicidio di genere. Il numero dei femminicidi è intollerabile. Servono politiche più efficaci, dal sostegno ai centri antiviolenza alla formazione del personale, ma soprattutto una grande offensiva culturale sulla natura di questa violenza, sulla sua radice maschile. Come ha denunciato nel giugno 2012 la Relatrice Speciale delle Nazioni Unite sulla violenza contro le donne, denunciando l’allarmante numero di casi di femminicidio, in Italia continua ad esserci un contesto maschilista, che giustifica la violenza e l’attitudine a rappresentare donne e uomini in maniera stereotipata e sessista. Questo è un grande problema. Ho scritto Nina e i diritti delle donne anche per offrire alle scuole e ai genitori un manuale di cittadinanza che affrontasse questi stereotipi e aiutasse i più giovani a parlare della relazione tra i sessi. Penso ce ne sia un grande bisogno.

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Alla fine del libro, Nina non è soddisfatta di portare solo il cognome del papà e non entrambi. Quali sono secondo lei le richieste dei ragazzi e delle ragazze, oggi? Sono consapevoli di quali diritti avranno (o meno) come lavoratori e lavoratrici, come padri e come madri?

Viviamo in un momento di grande crisi e di grandi disuguaglianze. I ragazzi hanno molte incertezze sul loro futuro, che si aggiungono a quelle della loro ricerca d’identità. Anche i più piccoli assorbono questo clima. Negli incontri con le scuole ho avuto tante domande sul presente e sul futuro di questi diritti. Direi che si sentono liberi, ma sono anche preoccupati di possibili ritorni indietro. 

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