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Fata dei Denti, storia e curiosità

di Francesca Capriati - 19.12.2022 Scrivici

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Fonte: shutterstock
Fata dei Denti: la vera storia della fatina dei denti e del topolino. Dove abita, cosa porta ai bambini in cambio del dentino, la filastrocca della fata dei denti

In questo articolo

Fata dei Denti

Sin da piccoli viene raccontato ai bambini che, quando cade un dentino, se lo si mette sotto al cuscino, di notte arriverà la Fata dei Denti che prenderà il dentino e lascerà in cambio un soldino. Ma qual è la vera storia della Fata dei Denti? Dove nasce questa tradizione?

Dove abita la fatina dei denti

La fata dei denti vive in una casa fatta con dentini che raccoglie in giro per il mondo. È un enorme castello bianco con torri e un fossato scintillante. La fatina dei denti è molto attenta ai denti che raccoglie e che usa per il suo castello, preferisce solo i dentini belli biancho, quindi se il dente ha una carie o una macchietta scura, lo getterà in una grande caverna dove verrà macinato in polvere di fata.

Si narra anche che con i dentini raccolti la fata crei delle collanine, bracciali ed altri monili.

Cosa porta la fatina dei denti

La fata dei denti porta un soldino, ma quanti soldi mette la fatina dei denti? In media 4 o 5 euro per ogni dentino, ma dipende dalla grandezza e anche dalla qualità del dente. Se il bimbo non si lava bene i denti mattina e sera probabilmente i suoi dentini saranno ingialliti e non belli bianchi come vuole lei. In cambio lascerà una sola monetina.

La vera storia della fatina dei denti

La storia della Fatina dei Denti ha radici molto antiche. Si tratta di una figura molto popolare nel folclore del mondo occidentale. Le sue sembianze sono quelle tipiche di una fatina, con le ali che brillano e il corpo minuto, al collo ha una collana bianca splendente fatta con i denti più belli che raccolto negli ultimi tempi.

La prima citazione della fatina dei denti si deve ad una fiaba del XVIII secolo intitolata La Bonne Petite Souris. Nella storia, una regina, imprigionata da un malvagio re, viene salvata da un topo che in realtà è una fata.

Il topo fatato fa saltare i denti del re e li nasconde sotto il suo cuscino.

La storia venne poi ripresa da Esther Watkins Arnold che nel 1927 pubblicò un libro illustrato per bambini dal titolo The Tooth Fairy.

Bisogna però aspettare dopo la seconda guerra mondiale per arrivare alla versione moderna della fatina dei denti quando Lee Rogow scrisse il racconto "La fatina dei denti", pubblicato su Collier's Weekly.

In Lombardia e Veneto a ritirare i dentini dei bambini non è la fata bensì sant'Apollonia.

3 curiosità sulla Fatina del denti

  1. La fatina dei denti è molto piccola e molto silenziosa. Può fluttuare attraverso finestre e muri chiusi grazie ai suoi poteri magici. Se un bambino comincia a muoversi o sta per svegliarsi, mentre lei sta prendendo il dentino, lo fa riaddormentare con la spolverata della sua polvere di fata.
  2. La fatina dei denti lavora a stretto contatto con le fate dei sogni, che tengono lontani gli incubi e si assicurano che tutti i bambini facciano sogni d'oro.
  3. La fatina dei denti costruire le monetine con la sua bacchetta magica, quindi non c'è da sorprendersi se un po' di polvere glitterata fatata resterà sotto il cuscino o sui soldini.

Filastrocca della fatina dei denti

Metti il tuo dente sul comodino,

nella ciabatta o sotto il cuscino,

che nella notte di certo verrà

Sant'Apollonia oppure, chissà…

Forse un topino, oppure una fata

con la bacchetta d'argento o dorata.

Lascerà un dono, un dolcetto o un soldino

prima che arrivi il nuovo mattino.

Topolino dei denti

In alcuni Paesi non è la fatina a ritirare i denti caduti, bensì un topolino.

Nel 1697, nella fiaba francese La Bonne Petite Souris (o The Good Little Mouse ) di Madame d'Aulnoy, un topo si intrufola sotto i cuscini per scambiare i denti perduti dei bambini con denaro.

Molti Paesi di lingua spagnola condividono una tradizione simile: El Ratoncito Pérez è un topo che scambia i denti caduti dei bambini con dei regali. La tradizione ebbe origine a Madrid quando Luis Coloma scrisse un libro sul topo per l'allora re spagnolo di 8 anni Alfonso VIII.

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