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Ripartire con la fase 2: le incertezze dei bambini e le proposte della Ministro dell’Istruzione Azzolina

di Chiara Mancarella - 13.05.2020 Scrivici

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Come aiutare i bambini a ripartire nella fase 2 Covid 19 e quali solo le difficoltà e i nodi ancora da sciogliere

Bambini fase 2 Covid 19

Dopo le varie restrizioni a cui ci siamo, giustamente, adeguati per il bene di tutti piano piano, un po' in tutta Italia, ci stiamo avviando alla cosiddetta “fase 2”, la fase della ripartenza dopo l'epidemia da Coronavirus. Se, infatti, in questi due mesi abbiamo trascorso le nostre giornate chiusi in casa, adesso uscire per prendere una boccata d’aria o allontanarsi dalla propria abitazione per raggiungere i parenti non è più un sogno.

In questo periodo si è parlato tanto dell’emergenza Covid-19 spiegata ai bambini, di quello che avrebbero vissuto stando a casa e approcciandosi con la nuova, seppur complessa da un punto di vista educativo-relazionale, Didattica A Distanza.

Il momento che stiamo vivendo, è stato ripetuto più volte, non è un “libera tutti”, abbiamo l’obbligo di continuare a rispettare le regole che ci vengono chieste e questo vale anche per i bambini.

Già, ma cosa ne pensano loro al riguardo?

Possiamo dire che sicuramente sarebbe come vivere in un film di fantascienza. Andare in giro sì, ma con la mascherina. Sotto i sei anni non è obbligatoria, ma è necessario che seppur così piccoli stiano attenti ad alcuni accorgimenti. Se l’uscita al parco è prevista, non lo è l’uso alle giostrine; scivoli e altalene  sono chiusi da nastri e questo potrebbe far pensare i bambini e porre domande.

Diciamolo apertamente, in tutta questa storia sono stati propri loro ad essere i più danneggiati perché da un giorno all’altro e in maniera brusca hanno visto perdere le loro abitudini e chissà quando potranno riacquisire la libertà di essere bambino.

Ovviamente a noi spetta il compito di dare le giuste risposte per evitare che la loro mente viaggi ad una velocità così forte da pensare qualsiasi cosa e preoccuparli.

Se durante la “fase 1” sono stati educati e informati all’emergenza coronavirus altrettanto andrà fatto per la “fase 2”. Per alcuni bambini potrebbe essere normale vedere in giro persone con la mascherina perché abituati con i loro genitori che prima di uscire dovevano indossarla insieme ai guanti. Ma per altri bambini non è così scontato. Sappiamo che ogni bambino è diverso dall’altro, pertanto ci potrebbero essere quelli facilmente impressionabili ed emotivi nel vedere tante persone con la mascherina attente a mantenere le giuste distanze.

Come parlarne con i bambini

È sempre stato ribadito che con i figli bisogna essere sinceri e in questa fase bisogna esserlo ancora di più. Pertanto, è fondamentale non dare false speranze perché non è un ritorno alla normalità, ma siamo ancora in piena emergenza, un passo falso e si ritorna indietro. Quello che i genitori in primis, e poi le altre figure che si occupano del bambino, dai parenti più stretti agli insegnanti, dovrebbero fare è affrontare l’argomento, ma soprattutto capire lo stato d’animo del figlio ponendogli delle domande se ha ben compreso cosa sta succedendo in questo momento, per quale motivo adesso possiamo uscire o  perché dobbiamo indossare la mascherina quando siamo in mezzo alle altre persone. È importante tirar fuori ogni tipo di dubbio e perplessità del bambino per evitare che si dia le sue risposte che potrebbero non combaciare con quelle vere.

Altro suggerimento è quello di non mostrarci preoccupati davanti a loro, con il pensiero sempre fisso al coronavirus o guardando trasmissioni che affrontino il tema. Se siamo giunti a questa fase è perché qualcosa di positivo c’è, perciò, rispetto a due mesi fa in cui siamo stati travolti e sconvolti da queste notizie, adesso è nostro dovere per il bene di tutta la famiglia affrontare il problema senza caricare i bambini con la nostra ansia e agitazione.

Inoltre, dopo due mesi di isolamento forzato la casa può essere vista dal bambino come una fortezza che tiene lontano il pericolo che invece sta fuori. Parliamo con i figli di questo, rassicuriamoli dicendo loro che fuori dalla porta di casa non c’è nessun “mostriciattolo”, ma che è necessario rispettare alcuni accorgimenti per il bene di tutti. Potreste improvvisare una sorta di gioco. Ai bambini piacciono molto i supereroi e questi indossano sempre una maschera. Proponete ai bambini di essere una famiglia speciale che per il bene dell’umanità è doveroso indossare la speciale mascherina che tiene lontano il fastidioso virus.

Rendere piacevole e stimolante la passeggiata osservando la natura che in questi due mesi è cambiata, per esempio. Anche per noi è una sorta di rinascita primaverile, siamo usciti dal nostro letargo speciale e quello a cui dobbiamo pensare è accogliere e vivere nella serenità possibile (non è semplice, ma bisogna provarci!) questa nuova vita e lo dobbiamo fare soprattutto per i bambini che meritano di sentire la nostra tranquillità.
Una volta rientrati in casa provate a chiedere ai bambini come si sono sentiti, cos’hanno provato, il tipo di emozioni che gli ha suscitato stare finalmente all’aria aperta. Esprimetelo con un disegno, a parole, per iscritto, ma chiedetelo e dedicate il giusto tempo.

Il ritorno a scuola

Vorrei spendere anche qualche parola circa il tanto desiderato ritorno a scuola voluto non solo dai bambini e ragazzi, dai genitori ma anche dagli insegnanti, insomma…da tutti!

Ancora non sono ben chiare le proposte della Ministra Azzolina, di voci ne corrono tante e in giro c’è altrettanta confusione. Di certo possiamo dire che sono stati pubblicati i bandi per i concorsi docenti che dovrebbero mettere in cattedra migliaia di aspiranti, ma sul come si svolgerà questo concorso ahimè non ci sono informazioni definitive perché viene definito anche che “nessuno sarebbe assunto a settembre perché i tempi non ce lo permettono”.

Pare che la Didattica A Distanza sarà presente anche con l’inizio del nuovo anno scolastico attirando pareri contrari da parte di un numero spropositato di esperti dell’educazione perché ha dimostrato che non si può chiamare questa modalità “fare scuola”, ma tenere impegnati gli studenti e le famiglie oltre a mettere in evidenza il disagio economico e l’"ignoranza informatica” della singola famiglia che non ha potuto permettersi un pc o una connessione internet. C’è da dire che le scuole da subito si sono mobilitate per non creare proprio questa discrepanza, ma il disagio comunque rimane.

L’ipotesi avanzata della Ministra per la ripartenza sarebbe bene o male la seguente: “Metà studenti per metà settimana a scuola, l’altra metà collegata da casa” e anche qui si alzerebbe un polverone.

Se così fosse non è bene chiaro per quanto tempo lo studente che rimane quei giorni a casa dovrebbe stare collegato perché c’è chi ha fratelli o sorelle impegnati a loro  volta con la classe. Certamente bisogna pur dire che nessuno si sarebbe mai aspettato una tragedia del genere e dover gestire una simile emergenza in tempi brevissimi non è semplice. Non ci resta che aspettare e vedere come evolve la situazione. Fare progetti a lunga scadenza, a mio parere, al momento ha poca importanza.

Colgo, infine, l’occasione per augurare in bocca al lupo ai maturandi che si sono visti stravolgere il loro ultimo anno di scuola, con la speranza che il loro debutto nel mondo dei grandi sia decisamente più roseo.

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