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Piccole donne ha 150 anni: perchè leggerlo da bambine e ri-leggerlo da grandi!

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Il capolavoro di Louisa May Alcott compie centocinquant'anni. Ecco perché dovremmo far leggere Piccole Donne alle bambine, e anche ai maschietti

Perché far leggere Piccole Donne alle bambine

Piccole Donne ha compiuto 150 anni, ma non li dimostra. Anzi, si rivela un libro ancora attuale, capace di conquistare le nostre figlie come ha fatto con noi. Un romanzo avvincente che val la pena rileggere anche se sono passati 30 anni anni dalla prima volta in cui lo abbiamo tenuto in mano, per accorgerci di come la nostra prospettiva è cambiata e per apprezzare appieno tutte le sfumature che solo l'età adulta e l'esperienza ci permettono ora di cogliere. Ed è assolutamente un testo da proporre anche ai maschietti, perchè insegna molto sull'empowerment femminile, sull'amicizia, sulla gratitudine e tanto altro ancora.

Piccole Donne: le origini di un capolavoro

"Ce lo leggemmo per mesi, così tante volte che il libro diventò sudicio, sbrindellato, perse il dorso, cominciò a cacciare fili, a sgangherare i quinterni. Ma era il nostro libro, lo amammo molto" così Elena Ferrante ne "L'amica geniale" descrive l'adorazione delle due piccole protagoniste per Piccole Donne, un vero cult dell'epoca in cui è ambientato il romanzo. Le bambine, peraltro, decidono poi di iniziare a scrivere un libro a loro volta, dopo aver scoperto che: "l'autrice di Piccole Donne aveva fatto così tanti soldi che aveva dato un po' delle sue ricchezze alla famiglia". E in effetti, il romanzo, scritto in sole 10 settimane, divenne in breve tempo un best seller e rese Louisa May Alcott ricca e famosa.

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Ma forse non tutti sanno che l'idea di scrivere Piccole Donne non è stata di Louisa, impegnata in quegli anni in romanzi di tutt'altro genere, come "Passione e punizione di Pauline". La richiesta è partita direttamente dal suo editore che le commissionò un "romanzo per ragazze": la Alcott gli rispose che non era molto interessata, ma "avrebbe provato". Il risultato combina in modo geniale elementi di narrativa per bambini a temi propri del romanzo sentimentale, tanto che secondo alcuni critici, Piccole Donne ha dato vita ad un nuovo genere letterario.

Le quattro protagoniste di Piccole Donne: una storia autobiografica

È noto che, nel tratteggiare alcuni eventi e soprattutto le 4 protagoniste, Louisa si sia ispirata a sé stessa e alle sue sorelle. Il personaggio principale, Jo, è basato sulla stessa Louisa. Meg era ispirata alla sorella Anna, che si innamorò di suo marito John Bridge Pratt mentre si esibiva di fronte a lui in una commedia. La descrizione del matrimonio di Meg nel romanzo è presumibilmente tratta dal vero matrimonio di Anna. Beth era basata su Lizzie, che morì di scarlattina all'età di 23 anni. Come Beth, Lizzie aveva preso la malattia da una famiglia povera che la madre stava aiutando. Amy era basata su May, un'artista che andò a vivere in Europa e che fu la prima donna ad esporre dipinti al Salon di Parigi. Ci sono moltissime teorie su chi abbia ispirato, invece, il personaggio di Laurie: la più accreditata parla di un musicista polacco che l'autrice conobbe durante un viaggio in Europa, e con cui ebbe un flirt. Misteri a parte, l'autrice ha raccontato che, durante la stesura della seconda parte di Piccole Donne (in origine il romanzo uscì infatti in due volumi) ricevette un sacco di lettere da ragazze che chiedevano un'evoluzione della vita sentimentale delle protagoniste e in particolare invocavano il matrimonio tra Jo e Laurie. Ma Alcott non era decisamente di questa opinione. Scrisse nel suo diario: "le ragazze mi scrivono per chiedere chi sposeranno le piccole donne, come se fosse l'unico scopo e fine della vita di una donna. Non farò sposare Jo e Laurie solo per accontentare qualcuno". Non è chiaro se, nel far sposare Jo con il meno affascinante professor Bhaer, Louisa cercasse un compromesso o una sfida nei confronti dei suoi fan.

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È probabilmente leggendo il romanzo da adulte che si riesce, forse, a rispondere in via definitiva alla domanda che tutte ci siamo fatte da piccole! Tutte noi, infatti, ci siamo identificate in questa o quella delle quattro protagoniste, ritratte nel passaggio dall'infanzia all'età adulta.

  • Meg è la sorella maggiore, sedicenne all'inizio della storia, e per gli ideali dell'epoca appare quasi come la donna perfetta: bellissima, gentile e completamente devota al focolare domestico. Non per nulla è forse il personaggio più vituperato dalla critica (pur restando amatissima dalle lettrici!): è stata spesso ritratta come una figura debole, completamente dipendente dal marito e sostanzialmente priva di personalità. Voi cosa ne pensate?
  • Jo, la protagonista indiscussa, è il "tom-boy" della situazione: una donna emancipata, forte, schietta e focosa. Assume, di fatto, il ruolo di protettrice della famiglia, e fatica ad adattarsi ai dogmi patriarcali della società vittoriana. È stata, probabilmente, la "piccola donna" preferita di moltissime di noi, ed è uno dei personaggi più memorabili e famosi della letteratura.
  • Beth è forse la sorella più vicina a Jo; la sua morte è probabilmente l'evento più significativo del romanzo, nonché il più tragico. Saggia, timida e gentile, Beth è una pianista e anche la grande pacificatrice delle liti tra le sorelle.
  • Infine Amy, la piccola di casa, ha 12 anni all'inizio del romanzo. È considerata da molti come la più antipatica tra le quattro sorelle, per il suo carattere spesso egoista e capriccioso, e l'attaccamento alle cose materiali. È un'artista ed è lei, alla fine, ad "aggiudicarsi" l'ambito Laurie.

Le lezioni di vita che si imparano da Piccole Donne

Pare che Piccole Donne, fin dalla sua prima pubblicazione, abbia avuto l'effetto di creare, agli occhi delle ragazze di quel tempo, una sorta di alternativa ai ruoli di genere. Ha influenzato positivamente quella generazione, senza peraltro mettere realmente in discussione il valore della vita domestica, ma semplicemente legittimando anche altri tipi di sogni e ambizioni. Piccole Donne ripudia la visione del matrimonio come unico possibile compimento della femminilità. Ben vengano le nozze, ma solo se portano alla felicità, all'amore e alla crescita spirituale. La mamma, Marmee, afferma chiaramente che "Essere amata e scelta da un uomo buono è la cosa migliore e più dolce che possa accadere ad una donna, e spero sinceramente che le mie ragazze possano conoscere questa bellissima esperienza" ma "Meglio essere vecchie zitelle felici che mogli infelici, o ragazze che corrono dietro agli uomini per trovare marito".

Marmee insegna insomma alle sue figlie che una donna può essere perfettamente felice e realizzata anche senza avere un uomo accanto, purché rimanga fedele a sé stessa; e le invita a sfruttare il delicato passaggio tra infanzia ed età adulta per auto-migliorarsi e scoprire sé stesse piuttosto che per attirare potenziali mariti: l'unico modo per diventare "mogli migliori", infatti, è diventare prima persone migliori. Ed è questa forse la lezione di vita che più ci fa amare Piccole Donne: la capacità delle quattro sorelle di seguire i propri sogni e la propria felicità sempre, anche quando sembra impossibile, anche quando costa fatica.

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