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Come aiutare i bambini con ADHD ad apprendere in modo efficace?

di Redazione PianetaMamma - 27.10.2022 Scrivici

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Fonte: shutterstock
Quali strategie pedagogico-didattiche possono aiutare i bambini e gli adolescenti con ADHD ad apprendere in modo efficace? Ce ne parla Carlotta De Chirico, psicologa specializzata in DSA

ADHD: strategie pedagogico-didattiche per l'apprendimento

Carlotta De Chirico, psicologa specializzata in DSA (Disturbi specifici dell'apprendimento), esperta di tecniche di apprendimento efficace e tutor della piattaforma di e-learning e ripetizioni online GoStudent, ha stilato una lista di consigli per aiutare gli studenti con disturbo da deficit dell'attenzione e iperattività a concentrarsi e a far sì che lo studio risulti più piacevole ed efficace.

Cos'è il disturbo da deficit di attenzione e iperattività (DDAI)?

ADHD in inglese, acronimo di Attention Deficit Hyperactivity Disorder, un disturbo ancora sotto-diagnosticato e non sempre adeguatamente trattato. E' uno dei disturbi neuropsichiatrici dell'età evolutiva più diffusi. Secondo studi recenti si stima, infatti, che siano circa 6 milioni i bambini e ragazzi nel mondo (9.8%) ad aver ricevuto una diagnosi di ADHD.

Questo disordine insorge nell'infanzia, soprattutto nei bambini di sesso maschile (rapporto 2 a 1 rispetto alle bambine) ed è caratterizzato principalmente da tre sintomi:

Pur presentando solitamente un livello intellettivo e cognitivo normale o superiore alla media, i soggetti affetti da ADHD hanno spesso difficoltà a svolgere attività sedentarie e che richiedono un'attenzione costante e prolungata nel tempo, come partecipare ad una lezione a scuola oppure studiare e svolgere i compiti a casa.

Come aiutare, quindi, i bambini e gli adolescenti con ADHD ad apprendere in modo efficace e senza eccessivi sforzi? Quali strategie pedagogico-didattiche possono contribuire a coinvolgerli e motivarli?

In questo articolo

Predisporre uno spazio dedicato allo studio

Predisporre uno spazio dedicato allo studio è la prima cosa su cui riflettere. Questa pratica in generale dovrebbe essere applicata per tutti gli studenti ma nel caso di soggetti con ADHD è imprescindibile per poter dare dei riferimenti spaziali. Deve trattarsi di un luogo che abbia determinate caratteristiche: 

  • un ambiente tranquillo che aiuti la concentrazione,
  • una stanza luminosa, con luci calde, muri bianchi e con pochi elementi che facciano distrarre,
  • sulla scrivania è importante che ci sia solo il materiale necessario per il compito da svolgere.

Creare una routine di studio con tempistiche ben definite

Bambini e adulti hanno una diversa percezione dello scorrere del tempo. I bambini, infatti, non avendo ancora del tutto sviluppato la capacità di astrazione, fanno fatica a visualizzare come concreto e tangibile il concetto astratto di tempo. 

Creare una routine di studio con tempistiche ben definite è molto importante quando si ha a che fare con bambini e ragazzi affetti da ADHD i quali hanno una percezione fallace del tempo e non percepiscono la durata di un compito o un'attesa: dieci minuti equivalgono a venti e, quando svolgono un compito, non si rendono conto di quanto tempo occorra per portarlo a termine.

In questi casi, l'utilizzo di un timer è un valido supporto: la rappresentazione visiva dello scorrere del tempo può aiutare il bambino ad acquisirne una corretta percezione. Per i ragazzi piú grandi o gli adulti il timer può, invece, essere uno strumento molto efficace per combattere la noia e mantenere alti il livello di attenzione e la motivazione.

Creare uno schema di lavoro o uno 'storyboard'

I bambini con ADHD faticano più degli altri ad organizzarsi autonomamente nella gestione dello studio e dei compiti pomeridiani. Un aiuto concreto è sicuramente quello di andare a creare uno schema di lavoro o uno 'storyboard': 

  1. da quale materia iniziamo,
  2. con quale continueremo,
  3. con quale termineremo.

Utilizzare degli schemi di lavoro permette al bambino di visualizzare i compiti da svolgere, stimarne il tempo richiesto e identificare i passi necessari per procedere e portare a termine ciascuna attività. Inoltre, la rappresentazione grafica degli obiettivi da raggiungere aiuta a sentirsi più motivati senza essere scoraggiati dal guardare i compiti da fare come ad una quantità vaga e indefinita.

È, inoltre, fondamentale inserire sempre un'attività piacevole tra un compito e l'altro dello schema di lavoro, così facendo lo studente si sentirà più incentivato a completare ciascuna mansione per poter ricevere la "ricompensa" che gli spetta.

Utilizzare la 'Tecnica del Pomodoro'

Deve il suo nome ai tipici timer da cucina a forma di pomodoro che si trovavano in molte case italiane negli anni '80 ed è un sistema che fissa brevi tempi di lavoro, seguiti da piccole pause. Quella del 'Pomodoro' è una tecnica molto utilizzata sia in ambito professionale che nello studio.

Questa tecnica prevede generalmente 25 minuti di lavoro intervallati da pause di 5 minuti. Con i bambini che presentano ADHD è consigliato, almeno all'inizio, di ridurre il tempo dedicato allo studio ad un massimo di 15-20 minuti e, in alcuni casi, anche di aumentare le pause fino ad una durata di 10 minuti.

Il timer sarà impostato dopo aver preparato uno schema di lavoro con l'elenco delle attività con le tempistiche con cui andranno ad alternarsi i momenti di lavoro e quelli di svago. 

Nei momenti di lavoro il bambino sarà concentrato sui compiti perchè avrà modo di concettualizzare e quantificare il tempo che dedicherà allo studio, che non sarà indefinito. 

Inoltre, l'alternanza studio-svago, fa sì che i momenti dedicati allo studio, seppur brevi, risultino più efficaci e che le pause vengano percepite dal bambino non solo come attimi in cui riposarsi e ricaricare le batterie, ma anche come gratificazioni per essersi applicato e aver dimostrato concentrazione e impegno.

Rendere il momento di studio dinamico e coinvolgente

La noia è il principale nemico degli studenti affetti da ADHD. E' fondamentale che sia gli insegnanti che i genitori si ingegnino per rendere il momento dello studio quanto più dinamico e coinvolgente possibile. In questo senso può rivelarsi molto utile fare ricorso ad elementi visivi, come immagini, filmati e mappe colorate, oppure ad attività interattive e giochi.

Il classico "leggi e ripeti" risulta poco stimolante e inefficace con loro.

Le nuove tecnologie o le app educative e di gamification possono rendere l'apprendimento

più interessante, stimolante ed efficace. Se si utilizza un computer o un tablet, si consiglia di inserire la modalità aerea eliminando le notifiche che possono diventare fonte di distrazione, invece che un utile alleato all'apprendimento.

Infine, è bene ricordare che studiare in modo serio non implica necessariamente l'utilizzo di una metodologia "seriosa". Si possono, infatti, apprendere temi seri, impegnativi e importanti anche in modo piacevole e divertente.

Ricorrere ad un sostegno esterno ad hoc

Spesso la scuola tradizionale non è strutturata per poter garantire ad ogni studente un approccio adattivo e personalizzato,la scuola non riesce a rispondere adeguatamente alle esigenze di ciascun alunno in maniera differenziata e individuale e gli studenti più fragili o con difficoltà di apprendimento, risentono maggiormente di questa mancanza di personalizzazione nella scuola, provando frustrazione e a lungo andare abbandonando gli studi.

Una soluzione a questo problema è affidarsi ad un supporto esterno.

Ricorrere ad un tutor privato nel doposcuola - di persona o online - è sicuramente un ottimo modo per permettere agli studenti, anche e soprattutto a quelli con esigenze particolari, di apprendere in modo più efficace, flessibile e stimolante. Il fatto che le lezioni siano individuali consente, infatti, a studente e tutor di instaurare una relazione più solida ed entrare maggiormente in sintonia

Grazie ad una conoscenza più approfondita del bambino o ragazzo, dei suoi ritmi di apprendimento e delle sue esigenze, l'insegnante avrà tutti gli strumenti necessari per poter creare lezioni e piani didattici "su misura", aiutare lo studente ad acquisire un metodo di studio efficace e aumentarne, di conseguenza, il coinvolgimento e la motivazione.

Premiare i comportamenti positivi

Una buona pratica quando ci si relaziona con i bambini e in particolare con i bambini affetti da ADHD è rinforzare e premiare il comportamento adeguato, affinché questo possa ripetersi con più frequenza, fornendogli un feedback non generico ( ad esempio non basta dirgli - bravo, molto bene!) ma spiegandogli

il motivo per cui lo si sta premiando.

E' bene che il genitore o l'educatore espliciti le azioni positive che il bambino ha compiuto, così che questi possa associare una certa azione al gesto di approvazione da parte dell'adulto. Oltre ad incentivare il bambino a ripetere nel tempo i comportamenti che hanno portato ad una risposta positiva o ad un premio, questa pratica ha anche ripercussioni molto positive sulle capacità di autocontrollo–autoregolazione.

Lavorare sulla motivazione e l’autostima

Con i bambini affetti da ADHD è fondamentale mostrarsi sempre empatici e non minimizzarne mai gli sforzi: quella che per altri potrebbe essere un'azione banale, per i soggetti con ADHD può essere una conquista e implicare grande fatica e impegno.

Per questo è importante gratificarli e celebrarne ogni successo, nella quotidianità così come nella vita scolastica. Ad esempio, essendo impulsivi, disordinati e poco organizzati, i bambini con ADHD hanno spesso difficoltà con la preparazione della cartella e del materiale didattico.

Stilare una "check-list", avvalendosi anche di immagini, può aiutare il bambino a ricordare i vari passaggi e ad imparare a svolgere questa mansione in completa autonomia. È importante partire sempre da azioni semplici e dare ai bambini obiettivi ben definiti e raggiungibili. Riuscire a completare un'azione in modo efficace e senza l'aiuto di un adulto farà sentire il bambino soddisfatto di sé, con effetti positivi sulla motivazione e l'autostima.

 

"Durante la mia esperienza come psicologa e tutor specializzata in DSA, ho avuto modo di mettere in pratica questi accorgimenti con numerosi soggetti affetti da ADHD e di riscontrarne l'efficacia", ha commentato Carlotta De Chirico. "Oltre a condividere questi consigli pedagogico-didattici, vorrei, prima di tutto, contribuire a ridurre lo stigma che circonda questo disturbo e incoraggiare i genitori a rivolgersi prontamente ad uno specialista in caso di sospetto di ADHD. Il primo passo è, infatti, quello di affidarsi ad un professionista, cioè ad un neuropsichiatra o ad uno psicologo specializzato in neuropsicologia o in disturbi dell'età evolutiva, e richiedere una valutazione. È importantissimo ricevere una diagnosi di ADHD tra l'età prescolare (3-6 anni) e l'età scolare (6-12 anni), così da poter intervenire per tempo e in maniera efficace e duratura. In assenza di una valutazione e di interventi precoci e mirati, l'ADHD può, infatti, andare a minare seriamente il percorso di crescita del bambino e avere effetti negativi per tutto il corso della sua vita, quali un rischio più elevato di abbandono scolastico, una compromissione della salute mentale e difficoltà professionali"

 

Per saperne di più:

www.gostudent.org/it

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