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A cosa serve il tampone rettale in gravidanza e quando si fa

di Elena Berti - 31.08.2022 Scrivici

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Fonte: shutterstock
Tampone rettale in gravidanza: a cosa serve, quando si fa, come ci si prepara e cosa succede quando si è positive allo Streptococco B

Tampone rettale in gravidanza

Si dice che la gravidanza sia una condizione fisiologica, ma di certo i controlli a cui sono sottoposti mamma e feto sono tantissimi. Per verificare che vada tutto bene e che il bambino cresca e il parto possa avvenire senza intoppi, non si lascia niente al caso. Ecco perché si viene sottoposte anche al tampone rettale in gravidanza.

In questo articolo

Perché si fa il tampone rettale in gravidanza

Il tampone rettale in gravidanza, cioè l'analisi dei batteri presenti nel retto, si effettua prima del parto e ha come scopo l'individuazione di eventuali infezioni. Solitamente viene effettuato all'inizio del nono mese, quando cioè il parto si avvicina e può avvenire da un momento all'altro (tra la trentaseiesima e la trentasettesima settimana). 

Il batterio che si ricerca attraverso questo esame è principalmente lo Streptococco B, causa di infezioni che potrebbero creare problemi seri al bebè al momento della nascita. 

Infezioni da Streptococco B e neonati

Lo Streptococco B può annidarsi nell'intestino della mamma senza conseguenze, tanto da non presentare alcun sintomo. Ma questo entra in contatto col neonato al momento della nascita, le conseguenze possono essere gravissime. Si stima infatti che la maggior parte delle sepsi che colpiscono i neonati dopo la nascita (fino all'80%) sia provocata proprio da Streptococco B. Le sepsi, lo ricordiamo, possono portare al collasso degli organi e addirittura al decesso. 

Il tampone rettale in gravidanza fa male?

Abbiamo quindi detto che il tampone rettale è un normale esame che si effettua all'inizio del nono mese. Ma come funziona? Alcune mamme potranno essere spaventate dall'idea di doversi fare analizzare il contenuto del retto, ma niente paura: si inserisce un semplice cotton fioc! La futura mamma si corica su un fianco e il cotton fioc viene inserito nell'ano per pochi cm, ruotandolo per alcuni secondi.

Come prepararsi all’esame rettale in gravidanza

Non serve alcuna preparazione per effettuare il tampone rettale in gravidanza, anzi: è assolutamente sconsigliato effettuare clisteri o altro per svuotare l'intestino o pulire il retto, dato che il tampone serve proprio a recuperare materiale biologico (feci) per poterlo analizzare. Un'eventuale pulizia potrebbe inficiare il risultato. 

Cosa succede se il tampone rettale in gravidanza è positivo

Ma cosa succede se dopo il tampone il risultato è positivo e l'intestino è abitato da Streptococco di tipo B? La futura mamma viene sottoposta a una cura antibiotica per evitare che il bambino venga esposto al batterio. Questa somministrazione avviene solitamente durante il travaglio, già all'inizio, per via endovenosa. Quando il parto è cesareo in genere non è prevista la terapia antibiotica, ma anche se si tratta di un cesareo programmato è consigliabile sottoporsi al tampone rettale come a quello vaginale. 

Il tampone rettale in gravidanza è un esame diagnostico di routine che viene effettuato all'inizio del nono mese per verificare la presenza di batteri nell'intestino della mamma, in particolare di Streptococco B, che può rappresentare un problema al momento del parto infettando il bebè e causandogli sepsi. Nel caso il tampone sia positivo, infatti, la mamma dovrà ricevere una terapia antibiotica durante il travaglio per scongiurare il passaggio di infezione. 

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