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Ecografia intrapartum: perché è uno strumento utile

di Ines Delio - 10.07.2023 Scrivici

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Fonte: shutterstock
Diversi studi stanno dimostrando l'importanza dell'ecografia intrapartum, una metodica che permette di seguire il travaglio in modo più obiettivo

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Ecografia intrapartum

Sebbene la maggior parte degli esami ecografici ostetrici venga eseguita per effettuare diagnosi prenatali di anomalie fetali, l'utilizzo degli ultrasuoni in sala parto sta aumentando in seguito al moltiplicarsi delle prove della loro utilità per valutare oggettivamente l'andamento del travaglio e capire tempestivamente come intervenire. Ecco cos'è e a cosa serve l'ecogafia intrapartum.

Ecografia intrapartum: cos'è

L'ecografia intrapartum può affiancare la visita ostetrica, consentendo di valutare la posizione, la stazione, la discesa e la rotazione della testa fetale nel canale del parto. Una corretta diagnosi di posizione della testa fetale è di fondamentale importanza prima di un parto operativo.

Stando ai dati di letteratura riportati da AOGOI, l'errore nella diagnosi di posizione della testa fetale con la visita manuale oscilla tra il 15-40% nelle varie casistiche. Qui sta la potenzialità della valutazione ecografica, che può invece ridurre significativamente questo errore. "Molti studi hanno segnalato che la percentuale di errore nella diagnosi di posizione della testa fetale mediante ecografia transaddominale, anche da parte di operatori non esperti, è decisamente bassa, con tassi di insuccesso tra il 6,80% e il 7,9% con un 15% di casi in cui non è stato possibile determinare la posizione dell'occipite", spiega l'Associazione dei Ginecologi Italiani.

I timori riguardo all'ecografia intrapartum

Come detto, l'ecografia intrapartum non va a sostituire la pratica ostetrica tradizionale, ma si affianca a quest'ultima per ottenere un quadro più chiaro del travaglio che si sta prendendo in esame. La valutazione intrapartum della posizione, della stazione e della rotazione della testa fetale gioca un ruolo fondamentale nella gestione del travaglio. Una valutazione errata di questi parametri può, infatti, aumentare il rischio di complicazioni materne e perinatali.

Stando a quanto sottolinea AOGOI, il limite maggiore che si teme con l'introduzione di questo strumento in sala parto prima di un parto operativo "è il rischio di subire un'influenza negativa dalle informazioni rilevabili con l'ecografia stessa e aumentare il numero di tagli cesarei, al contrario di quanto in realtà si vorrebbe.

Nonostante questi giustificati timori – precisa l'Associazione – in realtà l'ecografia sembrerebbe avere un effetto calmierante in sala parto, come dimostrato in un lavoro di Kalache. Il suo utilizzo al fine di aumentare le probabilità di una corretta diagnosi di livello e posizione sembrerebbe ridurre l'operatività in sala parto e il ricorso al parto operativo addominale". Detto questo, stando alla letteratura fino a oggi a disposizione, sono necessari ulteriori studi per definire il ruolo dell'ecografia in sala parto.

Ecografia intrapartum e parto distocico

"L'ecografia in sala parto" è stata al centro dell'incontro rivolto a ginecologi ed ostetriche, presso l'Eutylia Academy, che ha visto l'intervento a Napoli dei massimi esperti del campo. È emerso che tale strumento, applicato alle varie fasi del travaglio e del parto, è considerato innovativo, poiché permette di diagnosticare tempestivamente malposizioni della testa fetale, presentazioni deflesse e asinclitismi, che sono alla base del parto distocico, così che si possa prendere la scelta più opportuna in tempo utile, riducendo complicanze materno fetali.

Con distocia  si indica un parto difficile, che si allontana dalla fisiologia a causa del verificarsi di anomalie. Si parla di parto distocico ad esempio nei casi di contrazioni uterine inefficaci, travaglio protratto, arresto del travaglio o travaglio disfunzionale. La distocia incide sul 40% circa dei parti, ma ancora oggi viene diagnosticata manualmente come accadeva nel 1700, e sono poche le tecnologie messe a punto per il monitoraggio del travaglio.

Come riporta Repubblica, di recente si sta formando a livello scientifico una vera e propria scuola di "pelvimetria ecografica" che permette di valutare il bacino della donna in maniera oggettiva, al fine di diagnosticare la sproporzione feto-pelvica e consentire di adottare la migliore strategia, ad esempio scegliendo di offrire l'induzione a un timing appropriato. "L'ecografia ostetrica sovrapubica e perineale in corso di travaglio è uno strumento utile per ridurre i rischi connessi a quel complesso fenomeno che è il travaglio di parto", afferma l'AD Eutylia Vito Esposito.

FONTI

AOGOI

National Library of Medicine "Intrapartum ultrasound: A useful method for evaluating labor progress and predicting operative vaginal delivery"

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