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Prolungamento della maternità obbligatoria per neo mamme

di Penelope Greco - 28.07.2021 Scrivici

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Fonte: shutterstock
Maternità e lavoro: quali sono i diritti delle neomamme? Ecco come richiedere il prolungamento della maternità obbligatoria.

Il decreto legislativo n.151 del 26 marzo 2001 prevede regole ben precise riguardo la sicurezza e i rischi per le donne durante la gravidanzal'allattamento. Le norme vigenti prevedono che il datore di lavoro verifichi se le mansioni lavorative della neomamma possono essere dannose per l'allattamento e nel caso modificarle con altri compiti che non rechino alcun danno allo svolgimento del ruolo di madre o, se non è possibile, provvedere ad esentarla dal lavoro. Ma come richiedere il prolungamento della maternità obbligatoria?

In questo articolo

Prolungamento della maternità obbligatoria: che cos'è

La nascita di un bambino assicura per legge alla mamma lavoratrice una serie di diritti e facilitazioni. Il congedo di maternità è il periodo durante il quale la lavoratrice ha l'obbligo di astenersi dal lavoro. Oggi è possibile anche lavorare fino a tutto l'ottavo mese e restare poi a casa per quattro mesi dopo la nascita del bambino.

Il congedo parentale

Dopo aver usufruito del congedo obbligatorio, la mamma ha a disposizione un periodo di sei mesi astensione dal lavoro, che può essere utilizzato fino agli otto anni di età del figlio in modo continuativo o frazionato nel tempo.

Durante i primi tre anni del piccolo, al genitore che si congeda dal lavoro utililzzando l'astensione facoltativa, spetta un'indennità pari al 30% della retribuzione, per un periodo complessivo di sei mesi.

L'astensione prolungata fino ai 7 mesi del bambino

L'astensione obbligatoria può essere prorogata fino a sette mesi dalla nascita del bambino se si verifichino le seguenti situazioni:

  1. La lavoratrice è addetta ad un'attività "a rischio" ossia un'attività faticosa, insalubre, o che la espone ad un rischio per la salute e la sicurezza di madre e neonato (condizioni di lavoro o ambientali pregiudizievoli per la salute).
  2. La lavoratrice non può essere spostata ad altre mansioni

La normativa vigente impone al Datore di Lavoro (D. Lgs. 645/98, Legge 53/00, D. Lgs.151/2001 e D. Lgs. 81/08) di valutare i rischi anche in relazione alla gravidanza, puerperio e all'allattamento e di identificare luoghi di lavoro "sicuri" ove permettere alla donna in gravidanza di continuare a svolgere la sua attività.

  • Gli orari di lavoro prolungati
  • il lavoro su turni inducendo un affaticamento mentale o fisico che aggravano la stanchezza della lavoratrice, stanchezza correlata alla gravidanza e al periodo post natale
  • fatica dello stare in piedi

Misure di prevenzione, in tal senso, consistono nella modifica dell'organizzazione del lavoro mirata a disciplinare la frequenza delle pause, la tipologia e la durata dei turni lavorativi.

Quali sono i lavori a rischio

I lavori faticosi o inadatti sono quelli elencati nell'art. 5 del DPR 1026/76. Tale normativa specifica le attività per cui l'astensione al lavoro dovrà essere adottata fino al compimento del 3° mese di vita del neonato, e quelle per le quali l'astensione al lavoro dovrà essere prorogata fino al compimento del 7° mese di vita del neonato.

  • Agenti fisici
  1. posizione in piedi per più di metà del turno di lavoro
  2. posizione seduta fissa o postura fissa
  3. necessità di salire/scendere costantemente dal sedile/sedia del posto di lavoro
  4. lavoro svolto prevalentemente su scale o impalcature
  5. e esposizioni a radiazioni ionizzanti o anche non ionizzanti;
  6. le esposizioni a rumori superiori a 80 decibel.
  • Agenti chimici
  • Agenti biologici

Trattamento economico

Durante questo periodo di astensione dal lavoro fino al 7° mese di vita del bambino, alla lavoratrice spetta il 100% dello stipendio che le veniva conferito prima della gravidanza.

Come fare la richiesta

La richiesta deve essere effettuata inoltrando una apposita domanda indirizzata alla direzione territoriale (provinciale) del lavoro di cui al link, specificando quali fattori mettano a rischio la sua salute dopo il parto. La data a partire dalla quale sarà possibile procedere con l'inoltro di tale istanza è quella della nascita del bambino. 

La direzione territoriale valuterà la presenza o meno di effettivi rischi lavorativi, e se ci sia la possibilità di un possibile trasferimento in altra sede o mansione lavorativa che potrebbe comportare anche una temporanea assegnazione ad una mansione di livello inferiore, ma con lo stesso stipendio erogato prima della gravidanza.

In questo modo la neomamma potrà:

  • essere assegnata ad altra mansione non pericolosa
  • essere trasferita
  • maturare il diritto all'astensione dal lavoro

I documenti da consegnare

I documenti da produrre sono:

  • copia del certificato di gravidanza;
  • autocertificazione di nascita del figlio;
  • schede di rilevazione rischi per lavoratrici madri debitamente compilate;
  • fotocopia carta d'identità;
  • copia avviso di ricevimento da parte del datore di lavoro di raccomandata o notifica e-mail/posta certificata del certificato di gravidanza/autocertificazione di nascita.

Fonti articolo: lavoro.gov.it; inps

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