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Certificato telematico di gravidanza: cos’è e chi lo invia

di Elena Berti - 12.10.2021 Scrivici

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Fonte: shutterstock
Ogni donna incinta deve inviare all'INPS il certificato telematico di gravidanza per attestare la gestazione e avere diritto all'astensione dal lavoro

Certificato telematico di gravidanza: cos’è e chi lo invia

Quando una donna resta incinta deve occuparsi di diverse questioni, non soltanto di quelle relative alla sua salute - prima ecografia, analisi del sangue e molto altro - ma anche di quelle burocratiche impattano soprattutto, almeno in un primo tempo, sulla sua condizione professionale. Tra queste c'è l'invio del certificato telematico di gravidanza. In questo articolo rispondiamo a tutte le vostre domande.

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Cos’è il certificato telematico di gravidanza

Il certificato telematico di gravidanza sostituisce il vecchio certificato di gravidanza che ogni donna incinta lavoratrice era tenuta a consegnare all'INPS in prima persona affinché riconoscesse i suoi diritti. È grazie a questo documento, infatti, che lo stato riconosce alla donna incinta ciò di cui ha diritto durante i mesi di gestazione e il puerperio.

A cosa serve il certificato di gravidanza?

Il certificato di gravidanza, un tempo nella sua versione cartacea e oggi nell'unica possibile, quella telematica, serve come prova della gravidanza, affinché la donna possa usufruire in particolare del periodo di astensione da lavoro obbligatoria, della durata di cinque mesi.

Non ha a che fare con le richieste di maternità anticipata, per cui serve un certificato diverso con procedura diversa, né con la maternità facoltativa, che ha ancora un'altra procedura.

Come si invia il certificato telematico di gravidanza

Inviare il certificato telematico di gravidanza è di competenza del medico che attesta la gestazione. È quindi il medico certificatore che deve occuparsi della compilazione del modulo che si può fare esclusivamente sul sito dell'INPS e solo - come dice il nome - in via digitale. Non è accettato ormai nessuna versione cartacea, perciò il medico curante o ginecologo deve connettersi al sito della previdenza e inserire le informazioni richieste. Ecco cosa serve: 

  • le generalità della lavoratrice incinta
  • settimane di gravidanza e data della visita
  • data presunta del parto

Nel caso in cui il medico si sbagli, ha tempo fino alla mezzanotte del giorno successivo per modificare i dati. Altrimenti, dovrà richiedere un annullamento ufficiale all'ufficio territoriale dell'INPS, per esempio in caso di errore nella data presunta del parto.

Cosa deve fare la donna incinta

La diretta interessata deve richiedere al proprio medico che certifica tramite invio telematico la gravidanza il numero univoco di certificato assegnato al sistema. Questo numero servirà a lei per entrare nel proprio profilo e consultare e stampare le ricevute di trasmissione dei certificati, ma dovrà consegnarlo anche all'azienda per cui lavora perché possa consultare gli attestati. 

Il certificato di interruzione di gravidanza

Può succedere però che una donna interrompa volutamente una gravidanza o che ancora l'interruzione sia involontaria: in entrambi i casi, la legge prevede una pausa dal lavoro. Se l'aborto è avvenuto nei primi 180 giorni della gravidanza, la donna ha diritto alla malattia, ma se è successo dopo viene equiparato al parto e la donna ha diritto a un'astensione di tre mesi.

Per questo è necessario che il medico invii per via telematica il certificato di interruzione di gravidanza all'INPS, in cui si attesta la data della fine della gestazione.

Dal 2016, grazie alla riforma digitale, in Italia è obbligatorio inviare per via telematica il certificato di gravidanza. Un modo semplice e immediato per attestare il proprio stato tramite il medico, che non richiede più attese infinite negli uffici dell'INPS!

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